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Asta 5G. Le reazioni di Wind Tre, Iliad, Vodafone e Tim

La industry chiede al Governo di prevedere misure che sostengano gli investimenti in nuove reti, dopo la cifra record di 6,55 miliardi di euro spesa per le frequenze. Tutti parlano con tutti, consolidamenti in vista?

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

L’asta 5G pesa sulle casse degli operatori italiani, che hanno pagato a caro prezzo le frequenze che aprono la strada alla nuova era dell’Iot e dei nuovi servizi del futuro, che sono però ancora tutti da costruire e da verificare su un campo di gioco che ancora non esiste. Tim e Vodafone hanno speso più degli altri, 2,4 miliardi a testa, impegnandosi fino in fondo nella guerra di rilanci per lo spettro più pregiato (80 Mhz in banda 3700 Mhz e due lotti 2×5 Mhz in banda 700); a seguire, il nuovo entrante Iliad ha sborsato bel 1,2 miliardi di euro per un lotto 2×5 Mhz in banda 700 e un lotto da 20 Mhz in banda 3700. Meno dispendiosa, e più oculata dal punto di vista finanziario, la partecipazione all’asta di Wind Tre, che ha acquistato per 517 milioni di euro 20 MHz nella banda 3,6-3,8 GHz e 200 MHz in quella 26,5-27,5 GHz, dopo essere arrivata a puntare più di 1,5 miliardi di euro sul lotto da 80 Mhz in banda 3700 Mhz prima di fermarsi nel tredicesimo giorno di rilanci. Fastweb ha investito 32 milioni per le frequenze millimetriche 26.5-27.5 Ghz, forte del tesoretto in banda 3.5 Ghz acquisito da Tiscali a luglio.

Le cifre spese per l’asta nel nostro paese sono state ampiamente superiori agli altri paesi Ue, dettate da una febbre di rilanci, peraltro prevedibile alla vigilia, vista la configurazione dei lotti messi a gara in banda 3700 Mhz (80-80-20-20) secondo lo schema dell’Agcom, con quattro player in lizza (Tim, Vodafone, Wind Tre e Iliad), che hanno spinto la gara al rialzo sull’unica banda che sarà disponibile dal primo gennaio 2019.

 

Jeffrey Hedberg (Wind Tre) ‘Lanceremo i nuovi servizi 5G su 50 Mhz’

“Saremo in grado di lanciare i nuovi servizi 5G su 50 MHz, attraverso l’integrazione dei nostri attuali, e non ancora utilizzati, 30 MHz nello spettro di frequenze ‘5G ready’ a 2,6 GHz con le nuove risorse che ci siamo aggiudicati nell’asta odierna (chiusa ieri ndr) – ha detto Jeffrey Hedberg, Ceo di Wind – Siamo fortemente impegnati sul futuro del 5G e abbiamo le risorse finanziarie e una struttura di costi snella, per continuare a innovare e a fornire ai nostri clienti in tutto il Paese servizi broadband di alta qualità e a prezzi vantaggiosi”.

 

Il mercato del 5G è del tutto nuovo rispetto al 4G, i business case sono ancora allo studio e l’atteggiamento di Wind Tre è stato quello di avviare il lancio del servizio con i 50MHz a disposizione e poi valutare l’evoluzione del nuovo mercato. Un mondo, quello delle tlc nazionali che, come è noto, è da sempre caratterizzato da processi di consolidamento e da nuove alleanze. Meglio attendere un paio d’anni per vedere come evolverà il business, tanto più che nell’attuale situazione del mercato Tlc non sono esclusi movimenti di consolidamento e nuove alleanze che potrebbero coinvolgere ad esempio Linkem, l’operatore Fixed Wireless Access che dispone di un tesoretto di 40 Mhz in banda 3.4-3.6 Ghz (gemella dei 3700 Mhz) e di un bacino di 530mila clienti. Vedremo, se son rose fioriranno.

In questo momento tutti parlano con tutti.

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Iliad, non sarà una passeggiata pagare lo spettro 5G

Iliad, dal canto suo, non ha badato a spese per l’asta 5G e di fatto ha contribuito attivamente a far schizzare verso l’alto l’importo totale della gara, in particolare partecipando ai rilanci per i due lotti minori a 3700 Mhz e ribaltando le previsioni pre-gara, che davano invece Wind Tre come favorita per l’assegnazione di entrambi i lotti a 20 Mhz in questa banda (scarica qui il comunicato in PDF).

Iliad, ha ottenuto le seguenti frequenze:

  • 10 MHz nella banda di frequenza 700 MHz (per 676 milioni di euro, base d’asta riservata ai nuovi entranti);
  • 20 MHz nella banda di frequenza 3,6-3,8 GHz (per 489 milioni di euro);
  • 200 MHz nella banda di frequenza 26,5-27,5 GHz (per 32,9 milioni di euro)

L’importo totale speso da Iliad per l’acquisizione di questo portafoglio di frequenze è di 1,193 milioni di euro. Secondo le regole previste per l’asta e stando alla legge finanziaria, gli importanti saranno rilasciati da Iliad tra il 2018 e il 2022, secondo il seguente schema:

Schema delle scadenze di pagamento delle frequenze, da parte di Iliad Italia.

La maggior parte del pagamento verrà quindi effettuato da Iliad, nel 2022, anno in cui la commercializzazione di dispositivi 5G dovrebbe essere già molto diffusa.

Detto questo, il nuovo entrante francese a questo punto, dovrà fatturare a spron battuto per pagare le frequenze 5G (1,2 miliardi entro il 2022) in un mercato assai competitivo come l’arena del mobile, dove impazza la guerra dei prezzi innescata dallo sbarco della low cost nel nostro paese.  Senza dimenticare il costo per l’accordo dell’accordo di roaming con Wind Tre. Sarà interessante verificare come intende muoversi ora l’operatore transalpino, visto che al costo per le frequenze si dovranno aggiungere gli investimenti per la realizzazione delle nuove reti nel nostro paese. Quanto dovrà guadagnare Iliad per sostenere il nuovo business?

 

Vodafone ‘chiama’ il Governo

L’amministratore delegato di Vodafone Italia Aldo Bisio (vedi l’articolo a parte), dal canto suo, sottolinea da subito che conclusa l’asta 5G, su cui ha investito 2,4 miliardi, “sarà essenziale l’adozione di tutte le misure, a partire dalla semplificazione delle procedure autorizzative, volte a garantire la sostenibilità di tali investimenti”.

Un appello al Governo, che sarà certamente condiviso da tutta la industry, che dovrà comunque mettere ancora mano al portafoglio per realizzare le nuove reti del futuro. Industry delle Tlc alla quale, non più tardi di venerdì scorso, il ministro allo Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha teso la mano, aprendo alla revisione di limiti di emissione elettromagnetica, che nel nostro paese sono le più severe della Ue. Vedremo, di certo un innalzamento dei limiti (in Italia sono pari a 6 v/m a fronte di una media Ue di 40 v/m) permetterebbe alle telco di dover installare un numero minore di ripetitori con minori costi per le nuove reti 5G.

Altre misure a favore delle telco potrebbero riguardare forme di defiscalizzazione e un fondo comune per gli investimenti delle Tlc, da finanziare con l’extra gettito dell’asta chiusa a 6,55 miliardi di euro, quattro miliardi in più di quanto previsto nella legge di bilancio.

 

Amos Genish (Tim) ‘Frequenze asset fondamentale’. Impatto finanziario di 480 milioni nel 2018

Nemmeno Tim, dal canto suo, si è risparmiata all’asta 5G, aggiudicandosi un blocco a 3700 MHz per 80 MHz totali (con 1.694 milioni di euro) e un blocco a 26 GHz per 200 MHz totali (con 33 milioni di euro), che vanno ad aggiungersi ai due blocchi a 700 MHz già vinti e per i quali ha speso 680.200.000 euro.

Alcuni analisti, fra cui Barclays, considerano eccessivo il prezzo pagato per le frequenze e in questi giorni il titolo in Borsa sta scontando il prezzo dell’asta. D’altra parte, l’azienda, in linea con il piano industriale DigiTim, non poteva certo permettersi di rinunciare alle nuove frequenze, anche se “i rilanci irrazionali” della gara non sono piaciuti ai sindacati, che hanno lanciato un allarme occupazionale in relazione ai livelli dell’asta.

“L’investimento complessivo di TIM ammonta a 2.407 milioni di euro e costituisce il risultato migliore raggiunto da qualsiasi altra società in gara, sia per ampiezza di banda ottenuta che per impegno economico messo in campo. Tutte le frequenze hanno caratteristiche diverse e complementari in termini di copertura, penetrazione e capacità e saranno disponibili fino al 2037”, si legge nella nota dell’azienda.

In relazione al pagamento delle frequenze, “il Governo ha stabilito nella legge di bilancio del 2017 che gli incassi avverranno prioritariamente con gli introiti derivanti dalle frequenze 3.6-3.8 e 26.5-27.5. Per l’anno in corso il Governo ha identificato, in relazione all’asta 5G, un incasso da parte di tutti gli operatori di 1.250 milioni di euro, per il 2019 di 50 milioni, per il 2020 di 300 milioni, per il 2021 di 150 milioni e la restante eccedenza nel 2022. Per il Gruppo TIM, l’esborso per cassa stimato preliminarmente e, quindi, l’impatto sulla posizione finanziaria netta nel 2018 sarà di circa 480 milioni di euro”, si legge nella nota di TIM.

L’amministratore delegato di TIM, Amos Genish ha così commentato: “Grazie all’aggiudicazione di tutte e tre le frequenze in gara, TIM consolida la sua posizione di leadership in Italia. Le nuove frequenze acquisite rappresentano un asset fondamentale per lo sviluppo futuro del Gruppo e contestualmente per la crescita della digitalizzazione del Paese. Le sperimentazioni avviate in questi anni hanno portato, unico caso in Italia, già a risultati tangibili e l’antenna accesa a Bari recentemente certifica il primato tecnologico di TIM. Proseguiremo nel nostro impegno per l’innovazione e siamo convinti di poter continuare ad offrire ai nostri clienti servizi sempre all’avanguardia e la migliore esperienza digitale disponibile sul mercato”.  

“Intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, robotica sono i driver dell’innovazione del prossimo decennio, cui va aggiunta una rete di sensori, che saranno un trilione entro il 2025. Su questi pilastri si basa la trasformazione digitale che porterà alla creazione della Gigabit Society, in cui TIM continuerà a giocare un ruolo da protagonista in Italia”, ha concluso Genish.

TIM, prosegue la nota aziendale, “sfrutterà da subito i blocchi 5G a più alta frequenza (i 3700 MHz e 26 GHz), in sinergia con le frequenze già proprie e facendo leva sulle sperimentazioni già in corso a Torino, Bari e Matera e nella Repubblica di San Marino, dove TIM ha già avviato l’implementazione di servizi in ambito Smart City (pubblica sicurezza, trasporti, monitoraggio ambientale), sanità, turismo e cultura, oltre ad applicazioni nel campo dei media, dell’education e della realtà virtuale.

La banda 3700 MHz, già utilizzata per la sperimentazione avviata a inizio anno, è disponibile da subito; dal 2019 sarà disponibile la banda millimetrica 26 GHz, già “5G-ready” e utilizzata per rodare i primi servizi 5G”.

“Le frequenze a 700 MHz, disponibili a partire dal 2022, serviranno a rafforzare la copertura UBB su tutto il territorio, anche indoor, con l’implementazione della tecnologia 5G”.

 “La disponibilità delle frequenze 5G darà ulteriore impulso allo sviluppo delle reti di nuova generazione di TIM nel Paese – continua la nota – dove la copertura ultrabroadband mobile 4G di TIM raggiunge oggi oltre il 98% della popolazione e quella in banda ultralarga fissa l’80% delle abitazioni in tecnologia Fttc e Ftth”.

 “Il 5G sarà soprattutto un fattore abilitante per una serie di servizi in grado di rivoluzionare la vita dei cittadini, consumatori e imprese, proiettandoci in un ambiente in cui tutto sarà più smart e connesso – chiude la nota – Dalle auto, alle città, all’agricoltura e agli ospedali, l’Internet delle Cose e le infrastrutture connesse, decine di miliardi di device e sensori IoT con connessione cellulare, genereranno sempre più dati. Le reti 5G consentiranno di ottenere una capacità di download di circa 10-50 Gigabit con una latenza massima di 1 millisecondo per le comunicazioni mobili, assicurando pertanto un evidente miglioramento in ottica complementare e integrativa delle performance ad oggi garantite dal 4G (e sue evoluzioni come il 4.5G)”.

 

Sull’asta 5G vedi anche: 

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