Il caso

La Germania vuole che gli OTT siano regolati come le telco

L’Autorità tedesca delle comunicazioni spinge per introdurre un level play field fra tlc tradizionali e OTT che forniscono servizi analoghi. L’ultima parola alla Corte di Giustizia sul caso Gmail.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

L’Autorità tedesca delle comunicazioni (Bundesnetzagentur) vuole che le piattaforme mobili OTT di messaggistica istantanea e i service provider di posta elettronica, come Gmail e WhatsApp, siano regolati allo stesso modo delle telco classiche. Troppo sottile è diventato il limite fra i servizi di comunicazione OTT e quelli tradizionali (voce, mail ed sms) per non creare un level play field che imponga agli OTT gli stessi obblighi in vigore per le telco.

Tanto che ormai i consumatori non hanno nemmeno più la percezione delle differenze che ci sono fra i diversi tipi di servizio. Ed è per questo che la Bundesnetzagentur ha girato il caso alla Corte di Giustizia Europea, avviando di fatto una battaglia legale con Gmail, sostenendo che il servizio di posta di Google dovrebbe essere registrato e valutato come un servizio Tlc tradizionale. Il che si tradurrebbe in nuovi obblighi per il provider, come ad esempio l’obbligo di garantire l’accesso ai dati dei clienti alle autorità per ragioni di sicurezza e la registrazione al Roc (Registro operatori di comunicazione) sotto l’egida dell’Autorità tedesca.

Il caso, al vaglio della Corte di Giustizia Ue, potrebbe provocare un terremoto per gli OTT in Germania, ma potrebbe rappresentare un precedente per tutta l’Europa nei rapporti con le grandi web company made in Usa. Se la Corte avallerà le posizioni dell’Autorità tedesca, secondo quanto dichiarato dal presidente dell’agenzia Jochen Homann al Financial Times, le cose cambieranno repentinamente. Secondo Homann non è equo che gli operatori Tlc siano obbligati a sottostare a stringenti obblighi, ad esempio in materia di data protection, sicurezza del trattamento dei dati e obblighi di registrazione, mentre servizi comparabili come quelli degli OTT che viaggiano sul web siano invece esenti.

Una posizione che suonerà come musica per le orecchie delle telco e dei fornitori a banda larga europei, che da anni protestano contro l’invasione di campo da parte di soggetti come Skype e WhatsApp (controllata da Facebook), che offrono servizi di comunicazione ma non devono sottostare agli stessi obblighi che valgono per le Tlc classiche.

Un trattamento iniquo che pesa sulle casse delle telco e sul progressivo tramonto di sms e chiamate vocali. Ma anche sugli investimenti in nuove reti cui sono chiamati gli operatori.

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