AT&T-T-Mobile: fusione sempre più a rischio. Riprende quota l’ipotesi di merger con Sprint?

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Dopo l’opposizione della FCC, AT&T ha ritirato la richiesta di trasferimento delle licenze da T-Mobile, segno della consapevolezza che l’operazione da 39 miliardi di dollari potrebbe non andare a buon fine.

Stati Uniti


AT&T.mo

Anche se non è ancora stata alzata bandiera bianca, AT&T sembra pessimista sul buon esito dell’acquisizione di T-Mobile Usa, controllata americana di Deutsche Telekom. Il merger è stato osteggiato fin dal suo annuncio dalle Autorità e dai concorrenti. Mercoledì, quindi, anche la  Federal Communications Commission (Fcc) ha annunciato l’intenzione di indire un’udienza amministrativa sull’offerta d’acquisto, passaggio foriero di sicura opposizione all’operazione.

AT&T ha quindi deciso di ritirare i documenti consegnati alla FCC per l’approvazione del trasferimento delle licenze da T-Mobile e, pur affermando di voler continuare a valutare tutte le opzioni per portare a conclusione la compravendita, ha deciso di inscrivere a bilancio oneri una tantum per 4 miliardi di dollari, ossia l’ammontare della penale che dovrebbe pagare a Deutsche Telekom in caso mancato completamento della transazione entro il prossimo 20 settembre.

 

AT&T, che è il secondo operatore tlc degli Stati Uniti, ha presentato a marzo un’offerta da 39 miliardi di dollari – dei quali 25 miliardi ‘cash’ – per acquisire T-Mobile Usa, controllato da Deutsche Telekom e quarta società mobile sul mercato.

Un’operazione che il Dipartimento di giustizia americano ha bloccato ad agosto, considerandola pericolosa per la concorrenza nel settore wireless e per i consumatori.

 

Alla causa intrapresa dal DoJ, e ai procedimenti in corso in sette procure, si aggiunge, inoltre, quella presentata il 6 settembre da Sprint Nextel, presso la Corte del Distretto di Columbia, la stessa scelta dal DoJ.

Secondo Sprint, acquisendo T-Mobile, AT&T rimuoverebbe dal mercato un antagonista altamente innovativo, il cui ingresso è stato dirompente per la concorrenza e il danno per Sprint e i concorrenti sarebbe irreparabile.

 

A nulla, per evitare lo stallo, sono valse le rassicurazioni rese da AT&T, che aveva assicurato che l’accordo non avrebbe avuto impatto sull’occupazione, anzi, avrebbe generato 5 mila nuovi posti di lavoro generati dal ritorno negli Usa delle attività legate ai call center.

 

AT&T ha fatto sapere di voler combattere la decisione del DoJ in tribunale.

Il processo inizierà a febbraio a Washington ma se anche la società dovesse ottenere il via libera, dovrebbe ancora convincere la FCC. Il regolatore potrebbe a questo punto pretendere la cessione del 25% degli asset di T-Mobile.

 

Mettendo le mani su T-Mobile, AT&T diventerebbe il primo operatore mobile statunitense con 135 milioni di clienti, contro i 95 milioni dell’attuale numero uno, Verizon Wireless.

 

Il merger, ha sottolineato la società, aiuterebbe “a risolvere la questione della scarsità dello spettro e migliorerebbe i servizi wireless per milioni di utenti; permetterebbe di estendere la banda larga mobile LTE ad altri 55 milioni di americani e garantirebbe investimenti per miliardi di dollari e decine di migliaia di posti di lavoro, in un momento in cui la nazione ne ha forte bisogno”.

 

Se la transazione non dovesse andare a buon fine, secondo Moody’s potrebbe quindi riaffacciarsi l’ipotesi di un’intesa con Sprint – terzo operatore mobile Usa – ventilata prima dell’entrata in scena di AT&T (Leggi articolo Key4biz).

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