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Seminari FUB. Blockchain, l’Italia fa sul serio. Aderisce al progetto Ue e lancia il ‘Blockchain District’

Il 25 settembre a Roma il primo di una serie di Seminari di approfondimento tecnologico organizzati dalla Fondazione Ugo Bordoni dal titolo 'Blockchain e servizi: quale ruolo in Italia per le PA e le imprese?'. Il resoconto.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

L’Italia non vuole fare da comprimario nello sviluppo globale della blockchain, la tecnologia più calda del momento che oggi, insieme a Intelligenza Artificiale e 5G, compone il podio dei sistemi hitech più promettenti. Per non perdere il treno con il futuro, il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, come preannunciato prima dell’estate in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, firmerà fra due giorni a Bruxelles l’adesione del nostro paese alla partnership europea per lo sviluppo di nuovi progetti blockchain, cosicché anche le nostre imprese potranno partecipare al fondo di 300 milioni di euro messi sul piatto dalla Commissione Ue. Il titolare del Mise ha poi intenzione di lanciare in tempi stretti un “Blockchain district” per sostenere   le startup italiane e le PA che vogliono sviluppare i loro progetti. Queste le due novità emerse il 25 settembre al primo (di una lunga serie) di Seminari di approfondimento tecnologico della Fondazione BordoniBlockchain e servizi: quale ruolo in Italia per le PA e le imprese?” che si è tenuto all’Oratorio del Gonfalone a Roma. Hanno partecipato Antonio Sassano, Presidente della Fondazione Ugo Bordoni; Mario Frullone, Direttore Scientifico della FUB; Roberto Viola, Direttore Generale DG CONNECT Commissione Europea; Antonio Nicita, Commissario AGCOM; Yann Maigron, Direttore Gestione delle frequenze, ANFR; Marcella Atzori, University College of London; Stefano Pileri, CEO, Italtel; Guglielmo Morgari, Responsabile Ricerca, Telsy; Massimo Morbiato, CEO, EZlab; Adriana Agrimi, Dirigente Area Trasformazione Digitale, AgID; Mario Nobile, Direttore generale per i sistemi informativi e statistici, MIT; Roberta Lotti, Direzione dei sistemi informativi e dell’innovazione, MEF; Deborah Bergamini, Vicepresidente Commissione Trasporti e Tlc; Mirella Liuzzi, Segretario di Presidenza della Camera; Massimiliano Capitanio, Commissione Trasporti e Tlc; Marco Bellezza, Consigliere giuridico del vicepremier Luigi Di Maio.

 

Antonio Sassano (FUB) ‘5G, AI e blockchain: le tre ‘cross roads’ della FUB’

Sono tre le cross roads, i tre bivi fondamentali per il futuro prossimo della FUB. “5G, Intelligenza Artificiale e blockchain – dice il presidente della Fondazione Bordoni Antonio Sassanoil 5G è un cambiamento epocale, è la rete delle reti; l’AI apre la strada agli smart contracts, contratti che lavorano tramite algoritmi intelligenti. Infine, la blockchain cambia il modo di concepire Internet e ne fa un protocollo ‘grasso’ per tutti, non solo per gli OTT”.

 

Cos’è la blockchain pubblica
La relazione del presidente della FUB Antonio Sassano (‘Which blockchain? The future ata a crossroad’), illustrata da Mario Frullone, Direttore scientifico della Fondazione, definisce il perimetro di gioco. La blockchain (The distributed ledger), nata come piattaforma per pagamenti in criptovalute, è una catena di transazioni fra diversi soggetti in rete, con caratteristiche ben definite di trasparenza, immutabilità tracciabilità, che presuppone un elemento fondamentale fra i diversi partecipanti, vale a dire la fiducia. “Transazioni riconoscibili da tutti, fra uomini o macchine – dice Frullone – che consente di verse attività. Dagli smart contracts al trasferimento di valuta passando per il commercio di beni immateriali”. Più transazioni costituiscono il “blocco”, che garantisce la corrispondenza fra mittente e destinatario in maniera immutabile. Sono i cosiddetti “miners” i membri della catena che hanno il compito di validare il blocco tramite regole crittografiche che ne confermano l’affidabilità.

 

Disintermediazione

Si tratta di “una decentralizzazione del blocco in una catena di blocchi condivisa da tutti i nodi della rete”, che non prevede la certificazione dei blocchi da parte di un’autorità, perché sono tutti i membri del blocco che certificano l’autenticità in ottica di sicurezza by design.

I principali vantaggi della blockchain sono l’assenza di un’autorità centrale (ad esempio di una banca ndr) perché la fiducia è il presupposto fondante della catena ed è distribuita lungo tutta la catena, che non può essere manipolata. Tutti gli stakeholder sono alla pari, mentre gli algoritmi di consenso garantiscono la fiducia reciproca dei partecipanti. Non serve un’autorità super partes per certificare l’autenticità delle transazioni che compongono i blocchi.

 

Problema energetico

Il sistema di validazione della blockchain è complesso e implica che tanti server in tutto il mondo procedano alla risoluzione del quiz crittografico. I server consumano energia, molta energia, talmente tanta energia che il problema del fabbisogno energetico è certamente un nodo da affrontare in futuro.

 

Cos’è la blockchain privata

Un secondo tipo di blockchain oltre a quella pubblica (pura) è la blockchain privata, all’interno della quale non tutti gli stakeholder hanno il privilegio di decidere e validare le transazioni. Alcuni grandi player tecnologici fra cui IBM (Hyperledger), Amazon (la cui piattaforma Cloud si chiama Corda) e molti altri hanno realizzato delle blockchain “chiuse” in silos tecnologici che, secondo la relazione di sassano, rischiano di replicare sulla blockchain una sorta di primato degli OTT che controllano e svolgono il ruolo di certificatori delle transazioni. Blockchain diverse per ogni settore (banche ecc) fatte di silos interconnessi che, come nel caso di Ethereum, “non garantiscono la privacy”.

Vale la pena barattare il potere dirompente della blockchian pura (pubblica) con la maggiore efficienza garantita da sistemi tecnologici chiusi?

Questa, in sintesi, la domanda che pone la FUB e che di fatto apre il dibattito fra blockchain pubblica e privata, due direttrici fra loro ben diverse del futuro sviluppo della tecnologia.


Roberto Viola: La Ue vuole diventare la patria della blockchain pubblica

“La blockchain cambierà la nostra vita”. Ne è convinto Roberto Viola, Direttore Generale DG CONNECT Commissione Europea, che nel suo intervento mette in evidenza i vantaggi in termini di trasparenza e affidabilità della tecnologia che fra le altre cose potrà consentire, ad esempio, di tracciare la provenienza della merce negli scaffali del supermarket con la semplice visualizzazione via smartphone dei prodotti oppure di concludere, tramite smart contracts, procedure complesse per la compravendita di una casa grazie all’accesso diretto tramite blockchain a mappe catastali, registri e documenti che oggi non sono ancora a portata di smartphone. La blockchain fornisce una “fotografia di relazioni economiche, sociali e giuridiche del nostro mondo”, aggiunge Viola, sottolineando il vantaggio dell’immodificabilità dei blocchi in relazione a transazioni passate, presenti e future. In altre parole, con la blockchain il “libro mastro” contabile diventa immodificabile.

L’Europa, questa l’ambizione di Viola e della Commissione Ue, vuole diventare “la patria della blockchain pubblica”, grazie ad alcuni capisaldi come il suo primato in materia di normativa privacy (GDPR), una forte tutela della vita privata dei cittadini e “un’interoperabilità bancaria unica”. Senza dimenticare “la nuova era dell’identità digitale con il regolamento Eidas che entra in vigore il 29 settembre”.

L’Ue ha già creato un Osservatorio della blockchain, per spingere e monitorare le startup attive in questo ambito, lanciando una cooperazione fra Stati membri alla quale l’Italia (che era rimasta fuori) aderirà fra un paio di giorni.

 

Le sfide principali per la blockchain

In sintesi, alcune delle principali sfide tecnologiche per lo sviluppo e la diffusione di un modello europeo condiviso di blockchain.

  • Garantire l’identità digitale, un prerequisito fondamentale per creare fiducia e affidabilità della catena di transazioni.
  • Sganciare la blockchain dalle criptovalute.
  • Distinguere la blockchain pubblica da quella privata.
  • Standardizzare il “time stamp” che fissa il momento esatto di registrazione di una transazione sul libro mastro.
  • Creare catene molto lunghe, in grado di sostenere enormi quantitativi di dati come ad esempio quelli che comporranno le blockchain sanitarie. La blockchain di Ethereum, ad esempio, garantisce due o tre transazioni al secondo mentre i sistemi delle transazioni finanziarie sono già in grado di gestirne fino a 40mila.
  • Cementare le vulnerabilità della catena per prevenire problemi di cybersicurezza.

 

Antonio Nicita (Agcom): La fiducia elemento intrinseco della blockchain

Il trust, ovvero la fiducia, è uno degli elementi più importanti della blockchain. “La fiducia esiste quando le informazioni vengono condivise – dice il commissario Agcom Antonio Nicita – la circolazione delle informazioni è mutualmente vantaggiosa, perché il mercato funzioni ci vuole fiducia”. Nicita ricorda le parole di Adam Smith (“una stretta di mano è una stretta di mano”) per dire cosa significhi la fiducia in ogni rapporto di tipo economico, che con la blockchain cambia. “La novità con la blockchain è le informazioni sono registrate, diventano pubbliche e sono decentralizzate – dice – L’accesso pubblico alle transazioni rende improvvisamente accessibili a tutti le informazioni. In questo modo, si permette di frazionare il diritto di proprietà attraverso smart contracts capaci di auto eseguirsi” con costi ridotti di transazione.

 

Blockchain pubblica vs blockchain privata

Ma se le piattaforme OTT, titolari della blockchain privata, in qualità di intermediari riducono i costi di transazione attraverso il controllo dei dati che aggregano dalle transazioni che avvengono sulle piattaforme stesse, la blockchain pubblica “resta pubblica” e restituisce le informazioni e i dati delle transazioni alla blockchain.  “Di fatto, nel caso delle blockchain private, “c’è una rendita informativa per gli OTT, che detengono in modo proprietario ed esclusivo i dati all’opposto di quanto avviene nella blockchain pubblica”, chiarisce Nicita.

 

Il caso francese: la blockchain per gestire lo spettro radio

La Francia punta sulla blockchain per lo spectrum management, un progetto pilota avviato lo scorso mese di marzo dall’ANFR (Agence Nationale des frequences), Agenzia nazionale per la gestione dello spettro radio, che considera la blockchain come la terza rivoluzone di Internet (Web 3.0). “La blockchain è perfetta per lo spectrum management – racconta Yann Maigron, Direttore Gestione delle frequenze, ANFR – perché consente transazioni fra utenti che non si conoscono fra loro e ancora permette all’Arcep (l’Autorità delle Comunicazioni francese ndr) di gestire e semplificare l’allocazione delle frequenze”. Altre funzioni gestite dalla blockchain (ANFR si affida alla blockchain di Ethereum ndr) delle frequenze è la gestione dei siti, per evitare interferenze, la cosiddetta frequency reservation, il self management dello spettro e l’applicazione i smart contracts in ambito di frequenze.

 

Blockchain nella PA: dati sensibili, la fiducia dev’essere sistemica

L’intervento di Marcella Atzori, University College of London, si è incentrato sulla governance della blockchain nei servizi della PA, partendo da un assunto: “Se vogliamo che istituzioni e imprese adottino la tecnologia blockchain, bisogna garantire un’elevata affidabilità sistemica delle piattaforme. Questo è fondamentale soprattutto per gestire i dati della PA in quanto altamente sensibili”. Sono 5 secondo Atzori i requisiti della blockchain nella PA.

 

  • La PA ha bisogno di alta performance tecnica, che garantisca sicurezza e accessibilità della piattaforma.
  • Deve garantire continuità del servizio e cancellazione dei dati se vecchi o errati.
  • Deve garantire la conservazione dei nostri dati per diversi anni.
  • Privacy e confidenzialità sono fondamentali.
  • Deve garantire conformità giuridica a GDPR, Eidas e responsabilità.

 

“Decentralizzazione non significa caos e deresponsabilizzazione – ha aggiunto – per questo serve una governance robusta”. Secondo Atzori, in ambito PA sono più indicati dei network chiusi perché li considera più affidabili a fronte della proliferazione di blockchain aperte soprattutto in ambito finanziario. Un esempio concreto di blockchain in ambito PA italiana è quello dei Conservatori accreditati AGID, che hanno creato una rete privata o permissioned (TrustedChain).

 

Stefano Pileri (Italtel) ‘La blockchain contro gli sprechi nella sanità’

L’applicazione della blockchain al mondo della sanità è uno dei casi più promettenti in un’era pre-blockchain che vede il nostro paese impegnato nello sforzo di portare il digitale a maturazione per risolvere problemi concreti come il controllo della spesa sanitaria, la gestione digitale dei rapporti con il cittadino, la digitalizzazione delle Asl, degli ambulatori, dei laboratori di analisi, la digitalizzazione delle analisi, le prescrizioni digitali, il fascicolo sanitario elettronico, la cartella clinica, la telemedicina.

“La blockchain sarà preziosa per abbattere gli sprechi del sistema sanitario, quantificati in 21 miliardi di euro – dice Stefano Pileri, Ceo di Italtel – il registro distribuito è candidato per raccogliere i dati delle visite, le misurazioni periodiche e le diagnosi dei pazienti”.

Fascicolo sanitario elettronico e prescrizione di farmaci, attraverso la tracciabilità della supply chain del farmaco, sono due esempi di applicazione potenziale della blockchain in sanità, che vede fra i suoi partecipanti i cittadini, i medici di medicina generale, gli ospedali, le Regioni e le compagnie assicurative regolati da un rapporto di fiducia e reciproco consenso al trattamento dei dati che, sia ben chiaro, “restano di proprietà dei cittadini”.

 

Gdpr, Come funziona il diritto all’oblio con la blockchain?

Stefano Pileri pone poi un quesito molto pertinente, che riguarda l’applicazione del Gdpr alla blockchain (come funziona?) e in particolare il diritto all’oblio: “come applicarlo alla blockchain?” visto che le transazioni registrate sono immodificabili.

 

Miners cinesi

Un altro problema, legato alla sicurezza della blockchain, riguarda i pool di miners impegnati nella validazione delle transazioni a livello globale, due dei quali si trovano in Cina. “C’è ancora molta ricerca da fare – dice Guglielmo Morgari, Responsabile Ricerca, Telsy – tanto più che i dati individuali sono di per sé sensibili” e vanno aggregati sempre nel rispetto della privacy. Ma di certo la tecnologia è indicata per creare matching fra domanda e offerta, ad esempio fra chi cerca lavoro e le aziende che cercano personale.

 

La blockchain del vino e quella dei titoli accademici

Dall’uva alla bottiglia di vino, questa la blockchain in campo agroalimentare sviluppata da EZ Lab la startup padovana che ha realizzato un sistema di tracciamento completo del ciclo di produzione che dal vitigno accompagna tutta la filiera del vino comprese le fasi di packaging ed etichettatura. Ne ha parlato il Ceo di EZ Lab Massimo Morbiato, raccontando che l’idea ha avuto un buon riscontro e che ora lo stesso principio sarà usato per “la certificazione dello champagne, la tracciabilità nell’agroalimentare è un valore importante per il made in Italy” con indubbi vantaggi in termini di reputation del prodotto e tracciabilità.

Lo stesso principio è stato adottato da Cimea, una società che ha realizzato una blockchain per certificare i titoli di studio dei partecipanti. “Istituzioni accademiche e studenti possono caricare i loro titoli sulla blockchain, che li certifica – dice il direttore di Cimea Luca Lanterocerto, se il titolo è falso resta immutabilmente registrato come tale. Ma questo non può che ritorcersi contro chi ha registrato falsi titoli di studio, il sistema è un disincentivo alle falsificazioni e uno strumento per combattere la corruzione”.

 

Blockchain nella PA: Agid, Mit e Mef

Un ruolo di accompagnamento della PA nell’era della blockchain spetta di diritto all’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale che presiede al difficile processo di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche. “Il piano triennale è lo strumento propedeutico per raggiungere i requisiti di affidabilità necessari per la blockchain – dice Adriana Agrimi, Dirigente Area Innovazione dell’Agid – L’Agenzia sta lavorando per attivare casi d’uso per valutare pro e contro della blockchain. Dobbiamo ancora sperimentare. Oltre alla sanità, un’opzione può essere il rinnovamento delle modalità di acquisto”. L’obiettivo dell’Agid è infine partecipare ai tavoli europei, dove condividere le novità normative ed essere presenti ai tavoli dove si fissano gli standard tecnologici.

Due ambiti di interesse che riguardano la blockchain al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riguardano da un lato il cosiddetto “Building infrastructure model” e dall’altro un servizio integrato dei trasporti. “Sul fronte delle opere, ci sono diverse criticità per l’uso della blockchain – dice Mario Nobile, Direttore generale dei sistemi informativi e statistici del Mit – nel decreto Genova c’è una parte sulla manutenzione. Per quanto riguarda i trasporti, un caso potrebbe essere quello dei trasporti eccezionali”.  Un’altra idea potrebbe riguardare la creazione di una sorta di Trivago dedicata al viaggio, con l’inserimento sulla blockchain dei dati di diversi vettori, dagli aerei ai treni, per coprire tutte le opzioni migliori per un viaggio.

Per quanto riguarda il MEF, Roberta Lotti, Dirigente direzione servizi informativi e dell’Innovazione, ha dato conto di un progetto europeo al quale il Ministero ha partecipato per risolvere due problemi: “Da un lato, per promuovere la federazione in cloud e la razionalizzazione dei Ced, dall’altro per gestire una specifica criticità lato stipendi della PA”. Alcune categorie di poliziotti e forze armate che lavorano sotto copertura non hanno l’indirizzo di casa nei loro identificativi. Una mancanza che impediva al Mef di calcolare l’addizionale comunale in busta paga e che è stato risolto grazie al Cloud.

 

Blockchain per il codice della strada e il controllo vaccinale?

“La Lega sta seguendo con interesse lo sviluppo della blockchain”, ha detto Massimiliano Capitanio deputato del Carroccio membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera. “In Commissione stiamo discutendo la riforma del Codice della Strada e la blockchain potrebbe entrare in gioco ad esempio per il controllo delle targhe e in ambito sanità, per il controllo vaccinale”, aggiunge Capitanio, che in qualità di responsabile Innovazione di un piccolo comune della Brianza ricorda come siano numerosi i piccoli comuni dove ancora non si riesca a permettere la stampa di un certificato da casa. “Oggi ci sono soltanto 2,8 milioni di identità digitali Spid in Italia – ha detto – sono troppo pochi, bisognerebbe fornire tutti cittadini che entrano in Comune con Spid”.

 

Uno stimolo oltre le Tlc

Il ruolo dirompente della blockchain appare chiaramente agli occhi di Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia Vicepresidente della Commissione Trasporti e Tlc alla Camera. “E’ difficile immaginare le applicazioni, certo ci sono degli aspetti da chiarire come quello del diritto all’oblio citato da Stefano Pileri Ceo di Italtel – dice Bergamini – ma quel che è ancor più sicuro è che la blockchain mette in discussione il concetto stesso di memoria, quello di fiducia. Siamo in un momento straordinario per quanto riguarda l’innovazione tecnologica, penso al salto quantico che dobbiamo fare nel digitale con tutti i vincoli che pesano sulla PA. L’introduzione della blockchain va accompagnata, siamo consapevoli che serve una visione industriale del nostro paese che manca da troppo tempo. Faccio autocritica. Ci vorrebbe una grande blockchain della politica per diventare una Smart Nation, un progetto al quale vogliamo collaborare. La blockchain è un’occasione per guardare oltre al solito dibattito delle telecomunicazioni, che ruota intorno allo scorporo della rete. Un’occasione per guardare oltre ad una concorrenza nelle Tlc, che vada oltre alla guerra delle tariffe, rinnovando i business model delle telco per offrire nuovi servizi ai cittadini”.

 

‘Blockchain district’ modello Tokio

Infine, Mirella Liuzzi, Segretario di Presidenza alla Camera del Movimento 5 Stelle, membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni ed esperta pentastellata di digitale e Tlc, rivendica la realizzazione dell’impegno preso all’inizio di questa legislatura: “Fra due giorni Di Maio sarà a Bruxelles per sottoscrivere l’ingresso dell’Italia nella partnership europea sulla blockchain – dice – L’Italia non può permettersi di restare indietro. Al 2020 sono in ballo 300 milioni di investimenti europei sulla blockchain, di cui ad oggi sono stati stanziati 80 milioni”.

Liuzzi sottolinea soprattutto l’impatto sociale che avrà la blockchain in settori come la sanità, dove la blockchain, secondo uno studio della Stamford University “potrà risolvere il doppio dei problemi rispetto a quelli risolti nel settore Finance”.

Servono esempi concreti di utilizzo, come quello della filiera del vino, per spingere sulla blockchain. Intanto, in Commissione Trasporti è stata avviata un’indagine conoscitiva sul 5G e Mirella Liuzzi non esclude un’analoga iniziativa anche per la blockchain. Nel frattempo, un prossimo step sarà la creazione di veri e propri “blockchain district”, con regolazioni basilari, per sperimentare nuove applicazioni. “A Tokio c’è un blockchain district importante, facciamo lo stesso qui”.

 

Blockchain, in arrivo la ‘call for experts’ del Mise

Insomma, la partita è soltanto all’inizio e va giocata. “Di Maio ci tiene alla blockchain, così come tiene all’Intelligenza Artificiale – dice Marco Bellezza, consigliere giuridico M5S del Vicepremier – lo aveva detto nel suo discorso programmatico in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. La FUB ci darà una mano su blockhain e AI. Vogliamo manifestare la posizione dell’Italia ai tavoli europei. Vogliamo che il Paese abbia una posizione precisa su questi temi. Sulla blockchain ad esempio pensiamo che qualsiasi strategia debba prendere le mosse dal carattere decentralizzato delle catene. Non crediamo che la blockchain vada bene per tutti i settori”. Bellezza aggiunge poi che il Mise intende lanciare a breve un call for experts, per selezionare esperti in blockchain e delineare una strategia italiana sulla blockchain, sulla falsariga di quanto recentemente fatto per l’Intelligenza Artificiale. Senza disdegnare uno sguardo all’estero, “In Francia hanno appena promulgato una legge molto interessante sulle ICO (Initial coin offering”, aggiunge Bellezza. In tema AI e blockchain, infine, il Mise vuole avviare dei progetti pilota destinati alle Pmi “magari destinati al piccolo produttore della Sicilia, per la tracciabilità degli agrumi”. 

 

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