L'indagine

Roma capitale dei negozi online, ma l’eCommerce in Italia è una goccia nel mare

Più che raddoppiate in sei anni le aziende che vendono online nel nostro paese, che a fine 2015 raggiungono quota 15 mila. Una goccia nel mare rispetto al milione e mezzo di imprese attive in Italia.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Roma capitale italiana dell’eCommerce per numero di negozi al dettaglio che vendono prodotti online, ma è ancora lunga la strada da fare per portare in rete tutte le imprese italiane (anche le microimprese). Sono 1.384 i negozi virtuali nella Capitale, a fronte dei 1.260 di Milano per un totale complessivo di quasi 15 mila esercizi che effettuano vendite via web nel nostro paese. E’ vero, più che raddoppiati in sei anni ma pur sempre una goccia nel mare rispetto al milione e mezzo di imprese del commercio operanti nel nostro paese (compresi i commercianti all’ingrosso).

E’ questa la fotografia che emerge dai dati elaborati da Infocamere per Unioncamere, secondo cui a fine 2015 erano complessivamente 15mila le aziende operanti nel settore del commercio al dettaglio via Internet in Italia, fra quelle iscritte al registro delle imprese delle Camere di Commercio, con un incremento del 151% fra il 2009 e il 2015, pari ad un aumento medio annuo del 25,3% nel periodo.

 

eCommerce, trend da valutare per i ballottaggi a Roma e Milano

 

Un trend in crescita, sul quale i candidati sindaci al ballottaggio nelle grandi città – Raggi e Giachetti a Roma e Parisi e Sala a Milano – faranno bene a riflettere per capire come sta cambiando il panorama del commercio cittadino. Negozi di vicinato sempre più in crisi, stretti nella morsa dei centri commerciali, fra calo dei consumi e affitti stellari soprattutto in centro. Ed è anche per questo, in ottica difensiva, che sempre più commercianti scelgono di aprire un negozio via web piuttosto che alzare una saracinesca, allo scopo di tagliare i costi e cavalcare l’onda digitale. Un’onda che anche l’Unione Europea vuole potenziare, intervenendo con misure specifiche per limitare il geoblocking, il blocco geografico delle vendite via web, e favorire la diffusione del commercio elettronico transfrontaliero.

Un’onda che le nostre microimprese dovranno in qualche modo affrontare, ad esempio portando la banda larga nei negozi per essere connessi e rispettando l’obbligo di POS stabilito per legge. Due misure “digitali” che potrebbero certamente aiutare i commercianti tradizionali restare al passo con la trasformazione digitale delle abitudini di acquisto dei consumatori, che altrimenti rischia di spazzarli via.

Certo, i candidati sindaci al ballottaggio a Roma e Milano avranno pensato a come potenziare l’eCommerce dei tanti prodotti del nostro Made in Italy e delle nostre eccellenze locali. E, perché no, a misure incentivanti per promuovere la banda larga non solo nei centri commerciali ma anche nei negozi di vicinato e nelle botteghe artigiane.

 

IMPRESE DEL COMMERCIO

Distribuzione delle imprese registrate per tipologia delle attività al 31 dicembre 2015 e confronti con il 2009

Valori assoluti e percentuali

Settore Registrate 2015 Registrate 2009 Saldo var.%
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet 14.927 5.933 8.994 151,59%
Totale commercio al dettaglio (escluso quello di autoveicoli) 873.944 866.774 7.170 0,83%

 

Totale commercio (ingrosso+dettaglio) 1.551.851 1.549.975 1.876 0,12%

Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

 

I dati

 

Ma la buona performance dell’eCommerce in Italia non deve ingannare, perché il saldo complessivo dei negozi che vendono merci online rispetto al totale del comparto del commercio al dettaglio – poco più di 870mila imprese aziende in Italia – e soprattutto rispetto al totale dell’intero comparto del commercio – costituito da 1,5 milioni di imprese – è ancora troppo basso.

Detto questo, nel periodo fra il 2009 e il 2016 sono certamente aumentate le vendite online di borse, cosmetici, accessori, gadget, abbigliamento, articoli per bambini e per la pesca. Ma anche auto e moto, casalinghi, vino, scarpe, biciclette, parquet, prodotti elettronici e farmaceutici, libri, occhiali, giocattoli fino alle “piante di acqua dolce”, ai sistemi di allarme e ai servizi di pompe funebri.

C’è da dire che in questi lunghi anni di crisi l’aumento dei negozi online è in proporzione molto superiore alle nuove aperture di negozi fisici: nel periodo 2009 – 2015 sono stati appena 7.170, pari ad una misera crescita dello 0,83% nell’arco dei sei anni.

Considerando anche chi vende all’ingrosso, l’intero comparto del commercio – costituito da 1,5 milioni di imprese – ha fatto un passo praticamente impercettibile: 1.876 aziende in più, lo 0,12%. Come dire che l’intera crescita – in termini di operatori – del commercio, si rispecchia nel saldo di quelli che hanno scelto il web.

 

Abruzzo, Puglia e Campania le regioni virtuose

 

A guidare la corsa del commercio virtuale sono gli imprenditori abruzzesi (+260% le imprese con sede nella regione adriatica, nel periodo considerato), seguiti da quelli pugliesi (+218%) e da quelli campani (+202%). In termini assoluti, la crescita più consistente si registra invece in Lombardia (1.694 imprese in più nei sei anni), in Campania (+1.069) e nel Lazio (+983). La classifica delle prime tre regioni si rimescola, infine, guardando alle province: prima è Roma (1.384 le imprese con sede in provincia alla fine del 2015), seconda è Milano (1.260) e terza Napoli (897).

 

COMMERCIO AL DETTAGLIO DI QUALSIASI TIPO DI PRODOTTO EFFETTUATO VIA INTERNET

Distribuzione regionale delle imprese registrate al 31 dicembre 2015 e confronti con il 2009

Valori assoluti e percentuali

Regione ANNO

2015

ANNO

2009

SALDI

2015-2009

Var. % 2009-2015
ABRUZZO 402 112 290 258,9%
BASILICATA 97 33 64 193,9%
CALABRIA 302 102 200 196,1%
CAMPANIA 1.598 529 1.069 202,1%
EMILIA ROMAGNA 1.178 469 709 151,2%
FRIULI-VENEZIA GIULIA 256 151 105 69,5%
LAZIO 1.744 761 983 129,2%
LIGURIA 275 137 138 100,7%
LOMBARDIA 2.787 1.093 1.694 155,0%
MARCHE 463 180 283 157,2%
MOLISE 49 25 24 96,0%
PIEMONTE 1.143 497 646 130,0%
PUGLIA 911 286 625 218,5%
SARDEGNA 236 132 104 78,8%
SICILIA 876 335 541 161,5%
TOSCANA 1.060 440 620 140,9%
TRENTINO – ALTO ADIGE 240 116 124 106,9%
UMBRIA 212 99 113 114,1%
VALLE D’AOSTA 17 17 0 0,0%
VENETO 1.081 419 662 158,0%
ITALIA 14.927 5.933 8.994 151,6%

Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

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