Mobile web: meno regole per stimolare investimenti e concorrenza. Il modello USA

di Alessandra Talarico |

Stati Uniti


Mobile Broadcasting

La Federal Communications Commission ha allentato le regolamentazioni relative ai servizi internet wireless forniti dalle compagnie telefoniche, che non dovranno osservare le leggi relative ai servizi radiomobili commerciali.

 

La decisione di considerare l’accesso a internet wireless come un ‘servizio di informazione’ parifica di fatto i servizi internet mobili ai servizi a banda larga fissi offerti dalle compagnie telefoniche e dai provider via cavo, con una misura che intende incoraggiare gli investimenti nella banda larga mobile, permettendo ai fornitori del servizio di competere ad armi pari con gli altri fornitori di servizi a banda larga.

 

Un passo, ha spiegato la FCC, che “libera i servizi di accesso a internet a banda larga wireless da inutili fardelli regolatori e permetterà ai consumatori di beneficiare di servizi migliori a prezzi più bassi”.

 

Secondo una recente ricerca di Media-Screen, solo il 5% degli utenti americani sfrutterebbe le capacità di connessione a internet del proprio cellulare, anche se quasi il 60% di essi possiede dispositivi abilitati a collegarsi in rete.

Secondo gli analisti gli ostacoli maggiori sono proprio le tariffe extra di accesso la cattiva qualità di connessione. 

 

In base alla definizione attuale, i servizi di accesso a internet mobile a banda larga, sono quei servizi che “utilizzano spettro, strutture e tecnologie wireless per offrire ai consumatori capacità di accesso a internet ad alta velocità”.

Il servizio può essere fornito attraverso tecnologie “mobili, portatili o fisse in grado di trasmettere dati su corte, medie o lunghe distanze”.

 

Nello specifico, chiarisce ancora la FCC, il Regolamento prevede che la componente trasmissiva sottostante l’accesso a internet in modalità wireless broadband sia da considerarsi “telecomunicazione” e che la fornitura di questa componente trasmissiva di telecomunicazioni “come parte di un servizio di accesso a internet funzionalmente integrato sia un servizio di informazione”.

 

I fornitori di servizi di telecomunicazione hanno l’obbligo di fornire alla FCC informazioni dettagliate sulle tariffe praticate e di sottostare ad altre regole specifiche quali quella di contribuire allo Universal Service Fund, un fondo multimiliardario che finanzia i servizi telefonici nelle aree rurali e disagiate.

 

Appesantire il nascente settore internet wireless con inutili barriere regolamentari vorrebbe dire imbrigliare sul nascere un importante stimolo per la concorrenza.

 

La decisione, ha spiegato infatti il presidente della FCC Kevin J. Martin, “sottolinea come oggi il mercato della banda larga sia caratterizzato da piattaforme multiple che competono energicamente per conquistare i clienti” e come l’obiettivo della Commissione debba essere quello di “creare un ambiente regolatorio che promuova gli investimenti e la competizione minimizzando la regolamentazione economica”.

 

Tutti devono poter competere sullo stesso livello, per cui – conclude Martin – “tutti i fornitori dello stesso servizio devono essere trattati allo stesso modo, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata”.

 

La FCC ha classificato come servizio di informazione anche la banda larga via cavo, dopo un lungo dibattito nel quale anche gli operatori telefonici americani hanno sostenuto la battaglia dei colleghi del cavo, sperando che anche le offerte DSL venissero riclassificate come “servizi di informazione” e quindi escluse dalle regole della FCC.

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