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Web e Tasse, nuovi obblighi Ue di trasparenza per le multinazionali

Più trasparenza per combattere l’elusione fiscale delle multinazionali che ogni anno costa ai Paesi Ue, in termini di perdite di gettito, tra i 50 e i 70 miliardi di euro.

E’ questo il senso di fondo della proposta presenta dalla Commissione Ue che va a integrare quella già prevista su scambio delle informazioni tra autorità fiscali, introducendo l’obbligo per le multinazionali con un reddito globale superiore a 750 milioni di euro l’anno che operano nell’Ue (comprese quelle non europee) di dichiarare dove generano i profitti e dove pagano le tasse sul territorio dell’Ue, pubblicando i dati essenziali secondo una ripartizione paese per paese.

Le società dovranno pubblicare dati aggregati relativi al totale delle imposte versate fuori dall’Ue (Video)

La proposta, informa la Commissione Ue in una nota, prevede inoltre obblighi di trasparenza più rigidi per le società con attività in paesi che non rispettano le norme internazionali di buona governance fiscale. Partendo dalla strategia esterna in materia fiscale, la Commissione punta a stilare quanto prima il primo elenco comune dell’UE di queste giurisdizioni.

Una nuovo giro di vite della Ue, quindi, che nei giorni scorsi ha annunciato di aver bisogno di più tempo per chiudere le indagini a carico di Apple e Google.

Il gruppo di Cupertino è finito sotto la lente per gli accordi fiscali stretti con il governo irlandese e la società di Mountain View per l’intesa raggiunta con le autorità britanniche per regolare la propria posizione contributiva.

Apple rischia una multa che potrebbe arrivare a 19 miliardi di euro e lo scorso gennaio il Ceo Tim Cook è volato a Bruxelles per incontrare Vestager e forse illustrarle le conseguenze pesanti che avrebbe un simile provvedimento sulle casse dell’azienda.

Nel 2014 l’Antitrust Ue ha accusato Dublino di aggirare le regole fiscali internazionali, consentendo ad Apple di trasferire in Irlanda decine di miliardi di euro di profitti realizzati all’estero, per avvantaggiarsi di una tassazione più favorevole in cambio della creazione di posti di lavoro nel Paese.

Riguardo a Google, invece, la Ue ha chiesto ulteriori dettagli sull’accordo UK dopo che il Partito indipendentista scozzese ha denunciato la ‘mancanza di trasparenza’ di questa intesa, asserendo che la compagnia americana è stata avvantaggiata e ha accettato di buon grado evitando di passare sotto le Forche Caudine della tassa sull’evasione – Diverted Profits Tax – entrata in vigore dal 1° aprile 2015.

Negli ultimi mesi si è stretto il cerchio intorno alle web company che bypassano il fisco. A dare il calcio d’avvio è stata l’Italia: il nuovo anno è cominciato con l’accordo da 318 milioni di euro tra Apple e l’Erario; subito dopo, a febbraio, la Guardia di Finanza ha notificato a Google un verbale di accertamento per una presunta evasione da 227 milioni di euro, e subito dopo la Procura di Milano ha chiuso le indagini sulla compagnia americana con il possibile rinvio a giudizio dei manager indagati per frode fiscale; ora, secondo indiscrezioni, nel mirino della Procura milanese sarebbe finita anche Amazon dopo una verifica fiscale condotta dalla GdF.

Ma nel mirino della Ue non ci sono solo Apple e Google ma tutte le multinazionali che grazie a sistemi di profit-shifting riescono a eludere le tasse.

“La lotta all’elusione fiscale è una priorità fondamentale di questa Commissione. Con l’adozione di questa proposta, l’Europa dimostra la sua leadership nella lotta all’elusione fiscale”, ha dichiarato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l’euro e il dialogo sociale.

Nel pieno rispetto dei segreti azienda, ha aggiunto, “oggi abbiamo la possibilità di rendere le informazioni sulle imposte sul reddito versate dai gruppi multinazionali veramente accessibili al pubblico”.

Il Commissario Jonathan Hill ha sottolineato che oggi, “grazie a complessi accordi fiscali, alcune multinazionali riescono a pagare fino a un terzo meno tasse delle imprese che operano in un solo paese. L’obiettivo della nostra proposta è quello di aumentare la trasparenza per aumentare la responsabilità delle imprese, favorendo una concorrenza più leale tra le imprese di qualsiasi dimensione.”

La proposta presentata oggi modifica la direttiva “contabile” (2013/34/UE) imponendo ai grandi gruppi l’obbligo di pubblicare ogni anno una relazione in cui dichiarano gli utili e le imposte maturate e versate in ogni Stato membro, con una ripartizione per paese. L’informazione resterà disponibile per cinque anni.

L’obbligo di divulgazione riguarda anche informazioni contestuali utili ai fini di un’analisi esaustiva (quali fatturato, numero di effettivi e natura delle attività) per ogni paese Ue in cui la società è attiva e per i paradisi fiscali. Le società saranno inoltre tenute a produrre dati riguardanti le loro attività in altre giurisdizioni fiscali nel resto del mondo.

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