Il modello

Smart working, Italtel aderisce alla Settimana del lavoro agile

Quarta edizione della Settimana dedicata allo smart working. Italtel tra le prime aziende in Italia a sperimentare continuativamente il modello di “lavoro agile”: obiettivo arrivare al 30% del personale coinvolto. In Europa la media è del 17%. Al top Usa e Danimarca.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Lavorare da casa significa favorire la conciliazione tra qualità della vita e buon lavoro, risparmiare tempo negli spostamenti, meno stress, limitare traffico e inquinamento atmosferico; significa immaginare e sperimentare nuovi modi per essere al lavoro e per lavorare meglio.

 

Se poi c’è il supporto tecnico e tecnologico dell’organizzazione in cui si lavora la trasformazione del concetto di lavoro potrebbe davvero essere più semplice e rapida, mantenendo gli attuali livelli produttivi se non aumentandoli.

 

È il caso di Italtel, che proprio in questi giorni ha aderito alla Settimana del lavoro agile, dal 22 al 26 maggio 2017, promossa dal Comune di Milano e giunta alla sua quarta edizione. L’azienda, nelle settimane passate, ha annunciato la continuazione del progetto smart working, giù sperimentato su 150 persone per sei mesi, con l’obiettivo di estenderlo (su base volontaria) al 30% dei dipendenti entro la fine dell’anno.

A tale scopo, è stato firmato un accordo con le Rappresentanze sindacali unitarie (RSU) di FIM-FIOM-UILM per inserire il lavoro agile all’interno del contratto aziendale.

In base a tali accordi, il personale delle tre sedi di Settimo Milanese, Roma e Carini, potrà lavorare fuori dall’azienda per un giorno alla settimana, per un totale di 4 giorni al mese.

 

A proposito di supporto tecnico e tecnologico, Italtel ha messo a disposizione dei lavoratori strumenti di smart working che comprendono l’uso della piattaforma di Communication & Collaboration “Embrace”, sviluppata da Italtel, e di altre piattaforme utili per la comunicazione audio, video e il desktop sharing. Inoltre, le persone che scelgono di lavorare a distanza vengono adeguatamente formate sugli aspetti di salute e sicurezza sul lavoro, nonché di riservatezza sulle informazioni aziendali.

 

L’obiettivo del progetto di smart working è aumentare la responsabilizzazione delle persone al risultato, facilitare la conciliazione tra lavoro e vita privata e rispettare l’ambientale riducendo l’uso dei veicoli”, ha commentato Maurizio Sacchi, responsabile HR di Italtel. “La sperimentazione condotta nei mesi scorsi ha mostrato che questo modello è possibile: lo smart working è compatibile con la maggior parte delle attività aziendali, ha migliorato l’efficacia del lavoro dei singoli e ha incontrato il pieno gradimento di chi ha partecipato”.

 

Le persone, è spiegato in una nota Italtel, “dovranno garantire la propria rintracciabilità in una fascia oraria ampia, considerato che il contratto Italtel già contempla una flessibilità giornaliera di tre ore in ingresso e in uscita”.

 

La domanda di lavoro agile sta aumentando su tutto il territorio nazionale e all’estero è già una realtà da tempo. In Italia, nel 2016, secondo uno studio dell’Osservatorio dedicato del Politecnico di Milano, il 30% delle grandi imprese italiane ha pianificato progetti strutturati sullo smart working (il 17% nel 2015).

Non a caso Italtel ha sviluppato un portafoglio di offerte, ha spiegato Sacchi, “che contiene diverse soluzioni che proponiamo alle imprese per affrontare la trasformazione digitale”.

 

Un’indagine Vodafone dell’anno scorso evidenziava che il 75% delle aziende (Pmi, organizzazioni pubbliche e multinazionali), a livello globale, ha introdotto politiche di lavoro flessibile per consentire ai loro dipendenti di organizzare in modo più autonomo la propria giornata di lavoro, utilizzando le tecnologie più avanzate per lavorare da casa o in mobilità.

 

Secondo un altro studio di Eurofound e dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, lo smart working nei Paesi europei ha raggiunto una diffusione media del 17% e a quanto pare l’Italia è preceduta in questa classifica da Grecia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Portogallo e Germainia.

In testa invece troviamo Danimarca (intorno al 37%), Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo e Francia.

 

Negli Stati Uniti la percentuale di telelavoro e smartworking è arrivata al 37%, in Giappone al 30% (ma qui si lavora spesso 6 giorni a settimana). In Francia l’84% dei telelavoratori ha dichiarato di avere maggiore libertà nella gestione del proprio orario di lavoro e l’88% nota un miglioramento nel bilanciamento tra vita privata e professionale.

 

Infografica con i risultati della sperimentazione del modello smart working di Italtel
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