La strategia

Mediaset: torri e pay tv, la partita passa per Telecom Italia

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Vivendi conferma l’interesse per la pay tv del Biscione che intanto accelera sul dossier Inwit, tentando Telecom Italia con un’offerta interessante.

Mediaset continua a restare sotto i riflettori. L’azienda di Cologno Monzese si sta muovendo su più fronti e con una grande dinamicità strategica tiene alta la propria posizione sul mercato, non solo quello audiovisivo.

La società delle torri che fa capo a Mediaset (40%), Ei Towers, sta portando avanti un piano molto preciso per entrare in Inwit di Telecom Italia.

Il gruppo nel frattempo continua a muovere le proprie pedine sullo scacchiere italiano dell’audiovisivo.

Nei giorni scorsi ha citato in tribunale Sky per aver trasmesso i propri canali televisivi senza pagare alcun compenso, lasciando ben intuire che resta aperto scontro con la pay tv di Murdoch. E mentre secondo alcuni analisti dietro questa mossa si celerebbe il bisogno di Mediaset di fare liquidità visto l’andamento non ottimale di Premium, si riaprono le possibilità con Vivendi dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato del gruppo francese, Arnaud de Puyfontaine, in audizione al Senato.

 

Operazione torri

Per quanto riguarda Inwit, i tempi stringono. Obiettivo di Ei Towers, dopo aver tentato inutilmente la scalata a RaiWay, è di rafforzarsi nel business delle torri per i servizi broadcast e tlc. Con occhio attento anche alle nuove possibilità offerte dall’internet of Things.

Mediaset non ha mai celato il proprio interesse per la costituzione di un operatore unico delle torri in Italia che, così come già avvenuto in altri Paesi europei, possa gestire meglio il mercato e la concorrenza estera.

La partita Inwit, di cui è in vendita il 45%, dovrebbe terminare a giugno ma ci sono buone possibilità che la chiusura del dossier venga anticipata a marzo con la presentazione delle offerte vincolanti. Delle offerte preliminari si parlerà al Cda Telecom del 15 febbraio.

Adesso però Ei Towers sta tentando il colpo, cercando di sedurre Telecom Italia con una proposta diversa. Un’alternativa che potrebbe piacere all’operatore telefonico.

Ei Towers avrebbe offerto il valore per azione più elevato – 5 euro contro i 3,75 euro del prezzo d’Ipo – ma non sul 45% del capitale che Telecom ha considerato di vendere, bensì solo sul 29,9%. Non a caso, perché questo significa non superare la soglia d’Opa e quindi limitare l’esborso a circa 900 milioni di euro.

Questo per Telecom significherebbe restare in maggioranza con il 30,1% sulle torri mobili di Tim, che aveva deciso invece di cedere mantenendo solo un presidio utile per avere una presenza in consiglio.

La società di Mediaset avrebbe già trovato alcune banche disposte a finanziare l’operazione. Tempo fa l’azienda aveva anche studiato un’operazione con Wind.

In corsa anche Cellnex (Abertis) col fondo infrastrutturale F2i che però avrebbe offerto il 10% in meno rispetto a Ei Towers (prezzo per azione). L’offerta si baserebbe su una valorizzazione del 100% di Inwit.

Offerta inferiore anche da parte di American Towers, il terzo operatore in gara.

Le offerte però al momento non sono vincolanti: quelle che conteranno davvero sono quelle che arriveranno entro metà marzo dopo l’accesso alla data room.

La tower company di Telecom Italia è un ghiotto boccone per chi opera nel settore, essendo leader di mercato con 11.500 siti di gestione.

Dopo Inwit ci sono Vodafone (11.300 siti), Hutchison (7800), Galata di Cellnex (8 mila), Wind (2 mila) e infine Ei Towers (circa 1500).

Per la controllata di Mediaset non sarà facile chiudere a proprio favore l’operazione con Inwit.

Intanto perché ha davanti un competitor agguerrito come Cellnex che da mesi sta lavorando al dossier Inwit e sta andando come un treno sul mercato delle torri, tant’è che ha già rilevato quelle di Wind, confluite in Galata, e quelle di Atlantia.  Il suo obiettivo è chiaro da tempo ormai: portare sotto il proprio ombrello anche le torri di Telecom Italia, costi quel che costi. Ma Ei Towers, con l’ultima mossa, dimostra di non voler mollare la presa.

L’apertura di Vivendi

Accanto al dossier delle torri, resta ancora aperto quello di Mediaset Premium, la pay tv del Biscione per la quale Vivendi ha da sempre manifestato interesse senza però fino ad ora ufficializzare un’offerta.

Le cose però potrebbero presto cambiare.

De Puyfontaine, in audizione martedì al Senato, ha detto chiaramente che per Mediaset, “vedremo in futuro. Siamo sempre pronti a cogliere le opportunità che si creeranno”.

Vivendi, azionista di riferimento di Telecom Italia, ha progetti ambiziosi per il nostro Paese e non è escluso che dentro al piano entri pure Mediaset.

Intanto perché obiettivo dei francesi resta quello di creare un “player mondiale dei contenuti, che possa competere ad armi pari con i colossi statunitensi”.

L’Ad è stato chiaro a riguardo: la priorità della media company è di produrre i contenuti migliori e per farlo sta considerando alleanze strategiche e forti con gli operatori di tlc.

“E’ una questione strategica – ha sottolineato De Puyfontaine – e c’è una possibilità con la nostra posizione di creare un soggetto sud-europeo con una base solida e che possa competere con armi parti con i grandi soggetti americani”.

Vivendi riporta quindi la palla al centro. E in attesa che formalizzi un’offerta per Mediaset, un dato è certo: le operazioni alle quali sta lavorando il Biscione, passano tutte per Telecom Italia.