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Media, Michele Marrone (Accenture) ‘Tecnologia e contenuto nuovo business model del settore’

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Negli ultimi anni il settore dei media si è profondamente evoluto verso un mercato unico in cui convergono telecomunicazioni, editori e broadcaster guidato da due fattori di cruciale importanza: la tecnologia e il contenuto.

Si è appena concluso il Festival della TV e dei nuovi media a Dogliani, andato in scena dal 3 al 6 Maggio, l’evento che ha delineato i trend evolutivi del mercato dei media in Italia.

Come messo in luce da Accenture, la convergenza tra telecomunicazioni, broacaster e publisher, di cui si parla da anni, sta ora diventando realtà, grazie alle tecnologie dirompenti quali Intelligenza artificiale e big data. Un’evoluzione che avviene sempre più nella direzione della “Content Economy,” dove la creazione di contenuti originali, premium e forniti tempestivamente, diventa primaria per ingaggiare il consumatore e dove analizzare i dati raccolti diventa fondamentale per conoscere a fondo i consumatori e capire ciò che realmente vogliono.

In questo scenario in forte evoluzione, crediamo che i grandi broadcaster abbiano le potenzialità per avere successo e vincere le sfide globali che pone il mondo dei media. La loro capacità di creare e produrre contenuti originali su larga scala è sicuramente un grande vantaggio competitivo, ma devono essere in grado di continuare il proprio percorso di innovazione per alimentare nuova crescita e competitività e fronteggiare al meglio i nuovi player. Le tecnologie emergenti forniscono l’opportunità alle aziende del settore di rivedere il business model fornendo alla creazione del contenuto un ruolo maggiormente strategico e favorendo un modello organizzativo fluido, in grado di valorizzare ulteriormente le capacità dei singoli.” ha commentato Michele Marrone, responsabile Communications, Media & Technology di Accenture.

Negli ultimi anni il settore dei media si è profondamente evoluto verso un mercato unico –  in cui convergono telecomunicazioni, editori e broadcaster – guidato da due fattori di cruciale importanza: la tecnologia e il contenuto.

Le innovazioni digitali hanno cambiato profondamente sia le abitudini dei consumatori, plasmate dai grandi player disruptive come Netflix o Apple, sia i modelli di business dei player del mercato, che stanno sempre più facendo leva sulle tecnologie digitali, come big data e Intelligenza Artificiale, per offrire ai consumatori esperienze personalizzate e di qualità.

Si tratta di una “disruption” digitale, che trasforma profondamente le attività dei media, mettendo in discussione catene del valore consolidate, riscrivendo le regole della concorrenza e ricalibrando i parametri tradizionali di successo. Al centro di questo cambiamento sono i contenuti, vero punto d’incontro tra i consumatori, da un lato, e gli editori e i broadcaster dall’altro.

Nel nuovo scenario media il valore ora è determinato da chi è in grado di sfruttare al meglio i contenuti per attirare e monetizzare il pubblico, in un’arena competitiva sempre più affollata che comprende, oltre ai player tradizionali, numerosi nuovi attori che si affacciano sul mercato, provenienti da altri settori quali le telecomunicazioni o l’arena digitale.

Nella nuova “content economy” i confini tradizionali tra le diverse categorie di player diventano sempre più sfumati, aprendo la strada a forti riassetti strutturali e facendo emergere grandi opportunità da cogliere.

La Tv e la Radio

Dal punto di vista dei consumatori, la TV in tutte le sue forme di trasmissione e fruizione occupa ancora il primo posto nella classifica dei media più utilizzati dagli italiani, con il 95,5% di spettatori rispetto al totale della popolazione. La tv tradizionale (digitale terrestre) cede qualche telespettatore (-3.3%), confermando però un seguito elevatissimo (il 92,2% di utenza complessiva). La tv satellitare sembra ormai essersi stabilizzata intorno a quote di utenza che si avvicinano alla metà degli italiani (il 43,5% nel 2017), mentre è cresciuta la tv via Internet (web tv e smart tv hanno il 26,8% di utenza, +2,4% in un anno) ed è decollata la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori (passati dall’11,2% al 22,1%), segno dell’uso sempre più diffuso degli smartphone.

La radio tradizionale è il secondo media più fruito dagli italiani, sebbene perda 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1%. La flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radio via Internet attraverso il pc (utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). Complessivamente, comunque, la radio si conferma ancora ai vertici delle preferenze degli italiani, con un’utenza complessiva dell’82,6% considerando tutti i vettori dei programmi radiofonici.

I quotidiani, invece, continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale. Oggi, solo il 35,8% degli italiani legge i giornali cartacei. E negli ultimi dieci anni, mentre i quotidiani a stampa perdevano il 25,6% di utenza, i quotidiani online ne acquistavano solo il 4,1% (oggi hanno una utenza pari al 25,2%). Nel campo dei periodici, però, nell’ultimo anno si è registrata una piccola ripresa sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%).

L’utilizzo delle piattaforme che diffondono servizi digitali video e audio (come ad esempio Netflix o Spotify) sono la grande novità degli ultimi anni: oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio.

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