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La Casa Bianca di Trump emette linee guida federali contro l’AI “woke”

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Una direttiva dell’Office of Management and Budget impone alle agenzie USA di adottare sistemi di AI orientati alla “ricerca della verità” e alla neutralità ideologica. I fornitori dovranno dimostrare la conformità ai nuovi criteri per accedere ai contratti governativi.

La nuova amministrazione Trump ha messo nero su bianco la propria linea sull’adozione dell’AI nella pubblica amministrazione federale. Con un memorandum diffuso dall’Office of Management and Budget (OMB), la Casa Bianca ha introdotto una serie di criteri vincolanti che le agenzie federali dovranno applicare nella selezione di sistemi di AI, imponendo ai fornitori requisiti stringenti in termini di contenuti e impostazione dei modelli.

Il documento stabilisce due principi fondamentali: la “ricerca della verità” e la “neutralità ideologica”. In base alla direttiva, i sistemi di AI adottati dal governo non dovranno generare output percepiti come ideologicamente orientati o riconducibili a una visione “woke”, termine che compare esplicitamente solo nel titolo dell’ordine esecutivo da cui il memorandum deriva: “Prevenire l’AI woke nel governo federale”.

Richieste di neutralità ideologica

Sul piano operativo, il principio di verità impone che i modelli diano priorità all’accuratezza storica, alla verifica dei fatti, all’indagine scientifica e all’obiettività. È previsto anche che i sistemi siano in grado di dichiarare esplicitamente l’incertezza quando operano su informazioni incomplete o controverse, evitando affermazioni categoriche non supportate da evidenze solide.

La neutralità ideologica, invece, richiede che l’AI non favorisca o promuova dottrine politiche, ideologiche o culturali specifiche, salvo nei casi in cui tali valutazioni siano espressamente richieste dall’utente. Un criterio che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe ridurre il rischio che i modelli influenzino il dibattito pubblico o le decisioni amministrative attraverso bias impliciti.

Il memorandum chiarisce inoltre che le nuove regole non si applicano esclusivamente ai Large Language Model, ma a tutte le principali forme di AI generativa, incluse quelle per la produzione di immagini, audio e contenuti vocali. Restano formalmente esclusi i sistemi utilizzati in ambito di sicurezza nazionale, anche se la Casa Bianca incoraggia l’adozione volontaria delle stesse linee guida anche in quei contesti.

La silicon valley fa pressioni per regolamentare l’AI

In parallelo, la strategia dell’amministrazione si inserisce in un confronto politico più ampio che coinvolge direttamente la Silicon Valley. Alcuni dei principali leader tecnologici stanno infatti cercando di influenzare Donald Trump affinché limiti l’autonomia normativa dei singoli stati in materia di AI, spingendo verso una centralizzazione della regolazione a livello federale.

Durante un incontro alla Casa Bianca, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha avvertito che una frammentazione normativa, come quella che si sta delineando in California, rischia di compromettere la leadership tecnologica degli Stati Uniti. Secondo questa linea, un mosaico di regole statali divergenti potrebbe rallentare l’innovazione e penalizzare le aziende americane nella competizione globale sull’AI.

A sostenere questa posizione ci sono anche figure di primo piano dell’ecosistema tecnologico californiano, come David Sacks e Sriram Krishnan, che starebbero lavorando per favorire un ordine esecutivo federale in grado di impedire agli stati di legiferare autonomamente sull’AI. Trump, rispondendo a queste pressioni, ha lasciato intendere di essere pronto a firmare a breve un provvedimento in questa direzione.

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