Domani al via l’e-G8. Ma un Rapporto di COE-Rexecode denuncia i ritardi della Francia nell’economia digitale

di Raffaella Natale |

Nel 2008, l'economia digitale ha registrato il 7,3% del Pil americano, contro il 4,7% di quello francese.

Francia


Nicolas Sarkozy

Grande attesa per l’e-G8 che domani e mercoledì riunirà a Parigi i leader mondiali dell’ecosistema digitale per discutere dell’impatto economico di internet. L’appuntamento precede il G8 che invece si terrà giovedì e venerdì a Deauville.
Per l’Italia saranno presenti Franco Bernabè (Telecom Italia), Carlo De Benedetti (Gruppo L’Espresso), Enzo Mazza (FIMI) e Luca Ascani (Populis). Parteciperà anche Luigi Gambardella, presidente di ETNO.

 

Si tratta di una première che la dice lunga sul peso che ha ormai acquisito l’economia digitale e sul suo ruolo di motore di crescita.

Ma cosa ha fatto la Francia fino a oggi?

Lo svela un Report realizzato dall’istituto COE-Rexecode, che sottolinea il ritardo accumulato dalla Francia – e dall’Europa in generale – in questa battaglia economica che vede primeggiare gli Stati Uniti.

Nel 2008, l’economia digitale ha prodotto il 7,3% del Pil americano, contro il 4,7% di quello francese.

La debole integrazione delle tecnologie digitali sulla produttività delle aziende francesi spiegherebbe in buona parte il differenziale di crescita con gli Stati Uniti.

Nell’ultimo decennio, gli effetti diretti e indiretti dello sviluppo digitale avrebbero rappresentato la metà della crescita negli Usa, contro un quarto di quelli francesi ha rilevato COE-Rexecode. A inizio marzo, uno Studio di Mc Kinsey arrivava a conclusioni dello stesso tipo, fissando al 15% i guadagni di redditività delle aziende generati dall’integrazione di internet nelle loro gestioni.

 

COE-Rexecode invita la Francia a reagire ‘il più presto possibile’ visto che le prospettive sembrano negative per tutta la catena di produzione di valore. Il Report ha sottolineato che negli ultimi 10 anni, l’industria delle infrastrutture digitali s’è contratta in Europa, “in particolare in Francia dove sembra che sia sul punto di sparire“. Solo l’industria digitale tedesca sarebbe in condizione di sopravvivere alla concorrenza cinese e “l’Europa non è così innovativa da creare quei servizi intermediari che stanno invece emergendo negli Usa”.

Sette delle prime dieci società di servizi Internet e nove dei dieci principali produttori di software sono americani.

 

Secondo il Report, il governo deve sostenere maggiormente la competitività dei grandi attori francesi del digitale – in particolare in termini di R&D – e, soprattutto, metterli in condizione di investire nell’ultrabroadband.

Questo “problema che riguarda tutta l’economia” richiede investimenti enormi in infrastrutture di rete: lo sviluppo della fibra ottica costerebbe dai 20 ai 30 miliardi di euro per i prossimi 10-15 anni.

Conseguenza per cui gli operatori di rete sono riluttanti ad avviare progetti a lungo termine senza la garanzia di un sufficiente ritorno degli investimenti.

Inoltre le telcos non riescono a mettere mano sulle entrate generate dall’uso delle reti da parte degli intermediari (Google, Facebook, Twitter, Amazon, eBay, ecc.).

Su questo tema, molto delicato per i player coinvolti, WCC-Rexecode è attenta a evitare di suggerire tracce specifiche per ripristinare l’equilibrio. Ma lo studio ha evidenziato che la Francia avrebbe molto da guadagnare se riuscisse a superare l’impasse: secondo i suoi calcoli, un investimento di 2 miliardi di euro l’anno, comporterebbe un guadagno annuale dello 0,2% del PIL, vale a dire 4 miliardi di euro.

 

Gli OTT saranno quindi al centro di questo appuntamento che vedrà la presenza, tra gli altri, di Mark Zuckerberg (Facebook); Eric Schmidt (Google); Jeffrey Bezos (Amazon); Rupert Murdoch (News Corporation); Ben Verwayeen (Alcatel-Lucent); Jean-Bernard Lévy (Vivendi); Sunil Bharti Mittal (Bharti Enterprises); Geoff Ramsey (eMarketer); Stéphane Richard Orange/France Telecom); Marc Simoncini (Meetic); Nova Spivack (Live Matrix); Jimmy Wales (Wikipedia); Arthur Sulzberger (The New York Times Company); Blaise Zerega (Fora.tv.); Paul Jacobs (Qualcomm Inc); Peter Chou (HTC); Michel de Rosen (Eutelsat Communications); Xavier Niel (Iliad); Danny Hillis (Applied Minds); Hiroshi Inoue (Tokyo Broadcasting System); Sean Parker (Founders Fund); Lawrence Lessig (Università di Harvard); Hartmut Ostrowski (Bertelsmann AG); Yuri Milner (Digital Sky Technologies); Luc Besson (EuropaCorp); John Ridding (Financial Times); Rémy Pflimlin (France Télévisions); Hisashi Hieda (Fuji Television Network); Nicolas Seydoux (Gaumont); Lynn Saint-Amour (ISOC); Nicolas de Tavernost (Métropole Télévision); Mitchell Baker (Mozilla Foundation);

Pierre Kosciusko-Morizet (PriceMinister.com); Juan Luis Cebrian (Prisa); Mikael Hed (Rovio Mobile); Jim Hagemann Snabe (SAP AG); Franck Esser (SFR); Carolyn Reidy (Simon & Schuster); Klaus Schwab (World Economic Forum); Daniel Ek (Spotify); Peter Dengate Thrush (ICANN); Thomas Glocer (Thomson Reuters); Yves Guillemot (Ubisoft); Jacques-Antoine Granjon (vente-privee.com).

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