Banda larga: Galateri, ‘Fatto grave il congelamento dei fondi’. Dure critiche anche dalle associazioni di settore

di Alessandra Talarico |

Italia


Franco Bernabe' Gabriele Galateri

Il congelamento dei fondi stanziati dal Governo per lo sviluppo della banda larga è “un fatto molto grave per il progetto di sviluppo della competitività del Paese”.

Anche il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galateri ha criticato la decisione del Governo di posticipare lo sblocco degli 800 milioni di euro previsti dal cosiddetto Piano Romani a dopo la crisi, auspicando che si tratti solo di “un ritardo” e non di un dietro front.

 

L’Italia ha un tasso di diffusione e crescita della banda larga tra i più bassi in Europa e non si è dotata negli anni scorsi di significativi programmi di investimento nelle NGN come invece hanno fatto altri Paesi.

Il digital divide penalizza 7,5 milioni di cittadini, pari al 12% della popolazione e la banda larga mobile presenta ad oggi una limitata complementarietà con la rete fissa, coprendo solo l’1% della popolazione non raggiunta dalla rete fissa.  

 

“Noi come Confindustria – ha dichiarato Galateri – abbiamo illustrato in tutte le sedi l’essenzialità di questi investimenti per eliminare il digital divide del Paese.Continueremo a batterci perché ci siano questi investimenti, oltre che come Confindustria anche come Telecom Italia”.

 

Galateri, nel suo ruolo di delegato di Confindustria per le Comunicazioni e Sviluppo Banda Larga aveva sottolineato già nei giorni scorsi, in occasione della presentazione del documento strategico di Confindustria `Servizi e Infrastrutture per l’Innovazione digitale del Paese’, l’importanza strategica delle infrastrutture di nuova generazione “per il rilancio dell’economia digitale”: la banda larga, ha affermato è in grado di “generare efficienza e competitività attraverso l’utilizzo dei servizi digitali che su essa transitano” ed è necessario agire subito.

Gli investimenti nella banda larga, secondo Galateri, devono infatti essere considerati come funzionali al raggiungimento di un obiettivo economico concreto: quando si parla di digital prosperity, infatti, oltre ai vantaggi per i consumatori in termini di possibilità di scegliere tra più servizi e di risparmiare, bisogna ricordare anche che “per ogni euro investito nel settore Ict si sviluppa 1,45 euro di Pil”.

 

In questo contesto, un intervento di finanza pubblica è indispensabile per estendere la rete in aree in cui la bassa densità non giustifica l’investimento dei gestori.

Il governo, che aveva commissionato a Francesco Caio la stesura di un Rapporto per la banda larga, ha messo sul piatto 1,4 miliardi di euro (di cui appunto 800 milioni da reperire dai fondi Fas 2007-2013) per garantire a tutti la possibilità di connettersi a internet a una velocità tra i 2 e i 20 megabit entro la fine del 2012.

Fino a pochi giorni fa, il ministro per l’Innovazione, Renato Brunetta era addirittura convinto che il digital divide si potesse chiudere anche prima e assicurava che i fondi stanziati dal Governo sarebbero stati sbloccati dal Cipe entro novembre.

 

Così, evidentemente, non sarà e pochi giorni fa era stato lo stesso viceministro dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, a preannunciare che se il governo avesse fatto marcia indietro i soldi si sarebbero trovati andando sul mercato.

 

Le critiche di Galateri non sono le sole giunte all’indirizzo del governo dopo le dichiarazioni del sottosegretario Gianni Letta.

 

Esponenti politici dell’opposizione, sindacati e associazioni di settore hanno fatto sentire la loro voce: Paolo Gentiloni, responsabile del settore Comunicazione del Partito democratico, annuncia una mozione bipartisan in Parlamento per sbloccare i fondi, il cui congelamento rappresenta “una grave ipoteca sul futuro”.

Per Paolo Pirani (segretario confederale Uil), le precauzioni relative al debito pubblico “…rischiano di travolgerci se non vengono affrontate anche in una logica di crescita”, mentre secondo l’Ugl, lo stop ai fondi “…pregiudica la competitività e la capacità di ammodernare il sistema produttivo italiano”.

 

Molto netta anche la posizione di Assintel: per Giorgio Rapari, presidente Assintel e della Commissione Innovazione tecnologica e Sviluppo d`Impresa di Confcommercio, “…il taglio dei fondi alla banda larga, che segue di una settimana la notizia del mancato sostegno all`investimento in PC e software nella Tremonti Ter, è solo il sintomo di una mancanza di visione strategica del nostro sistema politico, che sembra vivere alla giornata”.

La lotta al digital divide – ha aggiunto – deve restare una priorità dell’esecutivo, “perché un Paese arretrato tecnologicamente è irrimediabilmente penalizzato nello scenario competitivo globale”.

 

L’Istituto per la Competitività (I-Com) sottolinea quindi che il forte ritardo che già caratterizza lo sviluppo della banda larga in Italia, è “destinato ad aggravarsi con la decisione di congelare gli investimenti”, mentre invece dovrebbe essere “…uno degli obiettivi cardine che un’economia moderna dovrebbe incentivare e realizzare”.

 

Fimi, la federazione dell’industria musicale italiana, sottolinea infine lo scollamento tra le politiche italiane e quelle attuate nel resto del mondo, dove i governi – come ad esempio quello finlandese – mettono la banda larga tra i diritti imprescindibili dei cittadini: “…mentre la maggior parte dei Paesi industrializzati mette al centro della propria strategia le reti e di conseguenza l’offerta di contenuti, l’Italia si ferma, lasciando così scappare il treno più importante per il futuro dell’economia digitale”, ha affermato Enzo Mazza, il Presidente di Fimi-Confindustria, aggiungendo che “…bloccare i fondi significa uccidere nella culla le potenzialità di sviluppo anche dei contenuti che nelle reti di nuova generazione saranno fondamentali”.

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