XX Seminario Bordoni: in quanti modi vedremo la televisione? Evoluzioni e prospettive di IPTV, Web Tv e net-television

di Flavio Fabbri |

Italia


Jacques Le-Mancq

Si è tenuto a Roma il XX appuntamento del ciclo dei Seminari Bordoni, dedicato a “La televisione su Internet: WebTV, IPTV e scenari evolutivi“, organizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni (FUB). Una giornata di dibattiti e confronto che hanno avuto come oggetto la televisione su Internet nelle sue declinazioni tecnologiche, cercando di comprendere le evoluzioni e le prospettive di mercato dell’IPTv e della WebTv, anche alla luce dello switch-over digitale in atto in Italia. Eminenti studiosi, docenti universitari, operatori di telecomunicazioni, broadcaster, ricercatori, addetti ai lavori e associazioni di categoria, hanno tutti insieme mostrato lo stato dell’arte della televisione web based e su protocollo Internet, nelle tre principali declinazioni tecnologiche: WebTv sulla Internet pubblica, IPTv su rete IP di operatore di rete e IPTv su reti di nuova generazione.

 

A differenza di quanto affermato negli ultimi anni sull’imminente ‘fine’ della televisione generalista, o tradizionale, il Presidente della FUB Enrico Manca ha voluto in apertura di Seminario fare chiarezza su alcuni luoghi comuni del digitale: “ La Tv generalista rimane ancora oggi di gran lunga il principale strumento dell’informazione di massa. Invero, la Tv si sta disseminando nei nuovi mezzi di comunicazione e moltiplicando le occasioni e le modalità di fruizione del mezzo: Tv sul cellulare, Tv su Internet tramite il computer, Tv su internet direttamente sul televisore di casa“. Un processo di “integrazione dei mezzi di comunicazione digitale” che procede su diversi percorsi paralleli, tutti altrettanto validi, che certamente permetteranno altre importanti valutazioni sullo sviluppo del digitale in Italia. “ La TV su Internet, nelle sue diverse modalità, tra IPTV attuale, IPTV futura e WebTV, presenta una caratteristica innovativa fondamentale che è l’interattività – ha affermato Manca – in grado di sviluppare un rapporto comunicativo che consenta al telespettatore, ora non più passivo, di personalizzare il proprio palinsesto, al broadcaster di individuare i comportamenti di consumo e le caratteristiche socioeconomiche salienti dei propri clienti“.

 

Un potenziale tecnologico che è già realtà, ma che economicamente non riesce a dare i frutti che da anni si attendono, perché tra i modelli di business più efficaci non si è riuscito ancora a determinarne quello più certo in termini di ritorni economici. Ecco perché la Tv generalista, probabilmente, è ancora in piedi. Socialmente l’interattività con le piattaforme digitali potrebbe apportare un notevole cambiamento nel modo in cui gli utenti si informano, si relazionano, condividono contenuti e giocano con la cross-medialità, ma c’è da attendere che Internet trovi il modo, o i modi, di finanziarsi attraverso modelli di business maturi e per diverse ragioni: “La tv su Internet – ha spiegato Manca – è una piattaforma che presenta non più solo due, ma una molteplicità di lati, con telespettatori che la utilizzano gratis, telespettatori disposti a pagare per usufruire di contenuti premium, telespettatori che intervengono sui contenuti proponendone di propri, inserzionisti pubblicitari che usano una pluralità di modalità di accesso dagli spot ai banner al product placement, imprese che vendono direttamente prodotti ai margini o addirittura all’interno di programmi”.

 

E qui emerge anche un problema di ordine normativo e giuridico, perché ad un panorama delle tecnologie digitali molto flessibile, deve corrispondere una pari flessibilità normativa, per un quadro normativo in grado di regolare la fruizione dei contenuti. Ecco il senso della Direttiva Europea “Media senza frontiere” che, nella distinzione tra servizi audiovisivi lineari e non lineari, allarga di fatto le maglie per attirare e convogliare i nuovi contenuti trasmessi sul web nell’ambito della normativa televisiva. Altro discorso sarà fatto per le NGN, o reti di nuova generazione, per le quali la regolazione richiede obiettivi di politica industriale e di competizione. Temi che poi sono stati affrontati nel Seminario Bordoni con gli interventi dell’Associazione IPTv, ma soprattutto dal professor Jacques Le Manq, con uno sguardo sulla vision degli organismi internazionali. Francesco Nonno dell’Associazione IPTv, ha infatti sostenuto che: “L’IPTV sta dimostrando in questi mesi di essere a pieno titolo una delle opzioni più efficaci per realizzare lo switch off digitale, incontrando un crescente apprezzamento da parte dei cittadini, che nelle regioni di switchate stanno sottoscrivendo il servizio in quantità superiori a tutte le altre realtà territoriali“. “Grazie all’IPTV – ha continuato Nonno – i cittadini possono fare una scelta a prova di futuro, che consente loro di accedere a tutta l’offerta free e di abbonarsi a qualsiasi offerta pay sia di loro interesse, senza dovere cambiare né decoder, né antenna. Per questa ragione noi sosteniamo che l’IPTV semplifica il digitale, in quanto consente di fare una scelta di tecnologia che lascia aperte tutte le scelte sul piano dei contenuti e, in più, da accesso a nuove modalità di fruizione di contenuti televisivi, come il Video On Demand, che consentono la fruizione in time shifting dei contenuti audiovisivi“. Ovviamente per favorire tale evoluzione è sempre necessario cooperare con le Istituzioni e con il mercato, per meglio permettere alla tecnologia IPTv di crescere e svilupparsi progressivamente, con la banda larga a fare da guida all’ammodernamento delle dotazioni infrastrutturali delle famiglie e alla riduzione del gap tecnologico e culturale ad oggi riscontrabile in molte zone del paese.

 

Su video on demand, modelli di business, contenuti inseriti in rete, banda larga e servizi fruibili, è intervenuto Jacques Le Mancq, responsabile marketing della piattaforma di servizio e dei video server “SmartVision” presso la Thomson , che ha portato il suo punto di vista sulle diverse possibilità di consumo del video su una piattaforma televisiva IP: “Gli operatori possono mettere in comune i propri contenuti, come nel caso dell’iPhone, con Tv e Tlc che hanno utilizzato la piattaforma mobile per offrire video content, ma la stessa cosa può accadere sulla tv come strategia multipla“. “Milioni di persone in Gran Bretagna utilizzano la rete per consumare contenuti in rete, come nel caso della BBC con Channel 4 per il progetto ‘Canvas’, ovvero decoder ibridi finalizzati all’accesso ai contenuti on demand, sia free che pay, esempio di alleanza per la distribuzione di content“. Ovviamente non mancano le preoccupazioni dell’Ofcom. L’autorità competente e regolatrice per le società di Tlc in Gran Bretagna ritiene che la nuova IPTV standard potrebbe incontrare problemi di concorrenza simili a quelli riscontrati nel progetto Kangaroo, il progetto di video-on-demand commerciale sviluppato da BBC Worldwide, ITV e Channel 4, bloccato a febbraio. Il progetto Canvas, messo a punto congiuntamente sempre dalla BBC, dal rivale commerciale ITV e dall’operatore telefonico BT, sembrerebbe destinato a cambiare il corso del mercato della TV gratuita in Gran Bretagna. Un progetto di cui si è parlato molto già nella scorsa primavera e che permetterebbe: “In sostanza – ha dichiarato Le Mancq – di far arrivare sui televisori degli utenti, via banda larga, contenuti on demand o di cosiddetta ‘Catch-up-Tv’ , ossia programmi dei palinsesti lineari che i broadcaster si impegnano a lasciare a disposizione per un dato periodo di tempo“. Un’IPTv un po’ sui generis, perché basata su un rapporto diretto tra l’ utente e il portale dell’ aggregatore di contenuti. Una fornitura orizzontale di tecnologia e servizi sul mercato di altà qualità e che la joint venture nata attorno a Canvas garantirà nel funzionamento e nella qualità dell’offerta al cliente finale. Un’istallazione ibrida molto interessante, sperimentazione tra tv e rete, per reti gestite tra broadcaster e broadbander, dove la banda larga della fibra ottica rende l’utente più libero di muoversi e di poter scegliere. Una novità su cui in molti scommettono un po’ in tutta Europa, ma che solo il tempo e l’evoluzione di altri progetti ancora nell’ombra determinerà se è, o non è, uno standard di successo.

 

Quali sono i nodi che rendono possibile o meno la televisione su Internet? Quali le piattaforme su cui operare? Alberto Morello del CRIT Rai, ha quindi spiegato quelle che sono le possibili specifiche per un ricevitore ibrido, in grado di permettere all’utente di accedere ai servizi televisivi via etere (siano essi terrestri o satellitari) e a quelli via Internet Protocol. “I broadcaster – ha affermato Morello – hanno un grosso interesse per la banda larga, dove l’over the top non crea intermediazione tra fornitore e utente, tranne che per la capacità, su cui è necessario uno sviluppo delle reti broadband senza mezze misure con la partecipazione degli ISP“. “Se non c’è l’accesso agli slum con i contenuti televisivi – ha continuato Morello – non nascerà mai un modello di business valido e profittevole e le piattaforme, sempre più convergenti, hanno bisogno di tecnologie standard diffuse in tutta Europa, altrimenti non ci sarà sostegno adeguato“. Piattaforme su cui ha chiuso la prima sessione Paolo Talone, ricercatore della Fondazione Bordoni e coautore del volume “La televisione su Internet: architetture e tecnologie“, presentato e distribuito proprio in occasione del seminario, mostrando quindi in rassegna un’ampia lista delle attività della Fondazione, sul campo della tv fruita attraverso la banda larga e la rete.

 

La Tavola Rotonda pomeridiana, introdotta e moderata da Mario Frullone della Fondazione Ugo Bordoni, “Evoluzioni e prospettive di mercato della Televisione su Internet“, ha poi fatto il punto sulle varie offerte disponibili e su quelle a venire, dibattendo sugli aspetti di natura regolamentare, economica e tecnologica relativi allo sviluppo di questo nuovo mercato. Il punto di vista della Rai è stato mostrato da Piero Gaffuri, per il quale: “ La Rai crede nel web come sistema aperto e gratuito in quanto media nuovo che non può essere affrontato, editorialmente e commercialmente, come quelli che lo hanno preceduto. Il coinvolgimento degli utenti nella realizzazione e distribuzione di contenuti è una tendenza irreversibile. La scelta di non puntare su contenuti a pagamento è basata anche sull’attuale limitato bacino di utenza potenziale; da indagini ISTAT, le famiglie con un potenziale di spesa per tv e Internet sono solo 6,8 milioni su un totale di 24,3 milioni di famiglie italiane. L’offerta su Internet viene quindi finanziata con la pubblicità, scelta confortata recentemente da quanto avviene in altri mercati e paesi come la Gran Bretagna “. Tra gli obiettivi della televisione pubblica sicuramente c’è la volontà di fornire e sfruttare strumenti che favoriscano l’interazione con gli utenti, permettere al pubblico di partecipare al processo di creazione del contenuto, consentire e promuovere il mashup, creare e mantenere interconnessioni continue ed in tempo reale tra persone, luoghi e contenuti, fornire contenuti e strumenti personalizzabili in base ai bisogni e ai gusti degli utenti. Prova ne sono i risultati ottenuto col lancio del nuovo video-portale Rai.tv, che ha determinato un boom di traffico arrivando a 2.250.000 di pagine viste/mese e un aumento costante dei video erogati che ha raggiunto i 102milioni di unità. Per il futuro, ha annunciato Gaffuri: “C’è la partnership con You Tube per la diffusione molecolare e la monetizzazione dei contenuti e, insieme al MIT di Boston, lo sviluppo del progetto ‘Locast: Rethinking the Tourism Experience’, con l’obiettivo di favorire l’interazione tra videocontenuti, territorio e utenti“.

 

I produttori e fornitori di tecnologia si immaginano spesso consumatori molto più reattivi e disposti verso nuovi bisogni ed esigenze di ‘mercato’, quando questo in realtà ancora non è in grado di sviluppare una vera domanda: “A differenza della Rai – ha dichiarato Yves Confalonieri – non possiamo investire su servizi online e contenuti per piattaforma web, perché la domanda non è abbastanza remunerativa e la stessa pubblicità, che di suo non brilla al momento, non trova interesse ad investire su tali reti“. “I contenuti di YouTube – ha continuato Confalonieri – il tanto popolare sito per fruizione di video, spesso di natura User Generated Contet, non sono poi di così alta qualità e per il resto si nutre e si alimenta dei contenuti della tv generalista, ricevendone grandi remunerazioni, e questo la dice lunga sul rapporto di forza tra le due piattaforme“. L’IPTv, per Mediaset, è ancora una dimensione troppo piccola per ottenere risultati concreti in termini di profittabilità: “La produzione dei contenuti sarà sempre più pensata per una piattaforma di distribuzione ampia e di tipo cross-mediale, tra Web TV, IPTv, Tv, Mobile Tv, ma dove sia sempre possibile vendere pubblicità“.

 

L’IPTv non è un modello di integrazione verticale frutto di una decisione ragionata, ha spiegato Lisa Difeliciantonio di Fastweb: “Ci siamo trovati a dover offrire servizi di televisione IP perché il mercato aveva mostrato inequivocabilmente tali orientamenti, ma la domanda è poi cresciuta e oggi c’è molta richiesta per contenuti non lineari, fruibili in una modalità diversa, anche attraverso personal-decoder“. Segnali che i content provider hanno colto e che permettono ora a nuovi attori di prendere posto sulla catena del valore. “Il driver tecnologico -ha spiegato Difeliciantonio – ha tirato in modo decisivo la domanda e l’attenzione del pubblico, dando la possibilità al broadcaster di fornire contenuti di qualità online anche indipendentemente dall’immissione di tali content su una rete gestita“. Una moltitudine di contenuti in rete determina un aumento della rilevanza della connettività, tanto da rendere la rete sempre più importante e pervasiva, allungando e articolando la catena del valore, anche se: “Un vero modello di business non c’è ancora – ha continuato Difeliciantonio – e gli esempi di piattaforme come Hulu.com sono solamente presidi dei grandi studios americani per la conservazione delle rendite garantite da posizioni di vantaggio“.

 

Anche Alessandro Levazzari di Wind ha portato il caso di Infostrada Tv, piattaforma IPTv lanciata nel 2007 e che si è distinta subito per qualità dei contenuti, dei servizi interattivi e dei decoder: “In uno scenario di mercato in cui la competizione tra operatori non si gioca solo sui contenuti ma anche sui servizi, Infostrada TV integra l’offerta di contenuti, canali DTT, Video on Demand, canali SKY opzionali, con il Personal Video Recorder da 160 GB, la Time shifted TV, la Guida TV interattiva disponibile anche da web e tutti compresi nell’abbonamento“. “Per Wind – ha spiegato Levazzari – è tuttavia necessario far evolvere l’offerta IPTv secondo i  trend tecnologici e i driver di mercato che sempre più creano commistioni tra mondo WEB e TV. Infatti lo sviluppo di fruizioni TV personalizzate, l’offerta di contenuti premium sul web, così come il proliferare di nuovi device broadband in grado di portare sullo schermo TV i contenuti del web 2.0, suggeriscono ai player di valutare un modello aperto web-oriented per la distribuzione di contenuti“. Auna volta, quindi, è stato evidenziato il bisogno di una maggiore collaborazione tra gli attori della catena del valore per la definizione degli standard tecnologici, da cui è possibile derivare dei modelli di business veramente remunerativi.

 

Per definire tale passaggio al digitale c’è bisogno di fare sistema, ha affermato Marco Pellegrinato di DGTVi, all’interno di un periodo lungo il quale si riuscirà a generare una maggiore qualità dei servizi e dei contenuti: “DGTVi ha per questo motivo offerto una servizio orizzontale audiovisivo, con 18,5 milioni di famiglie che passeranno alla TDT con nuovi dispositivi e connettività broadband, ma a partire da rete DSL e questo significa che il digitale terrestre non è contro l’IPTv“. Sui contenuti, però, succede che braodcaster e braodbander devono trovare un punto di vista comune, perché le reti appartengono già ai broadcaster, che poi li vendono alle Telcos che a loro volta li distribuiscono agli utenti: “Una soluzione è il decoder integrato, all’interno del broadband addendum, per fare zapping verticale tra i palinsesti che, tramite ADSL, forniscono contenuti avanzati che permettono di navigare la rete sulla televisione“.

 

Il parlamento italiano, inoltre, deve ancora recepire la Direttiva 65 del 2007 sui servizi Media audiovisivi, che ha alla sua base due contenuti molto importanti: il primo, che l’attività radiotelevisiva è disciplinata dall’articolo 49 del trattato di Roma, con riferimento inequivocabile al servizio pubblico; il secondo, invece, che la Direttiva afferma di fatto il principio di neutralità tecnologica e l’IPTv in questo vi rientra. “C’è allora un problema di giurisdizione – ha spiegato Vincenzo Zeno Zencovich, dell’Università Roma Tre – perché data la globalità della rete, l’operatore che vuole fare IPTv tende a delocalizzarsi e quindi a svincolarsi dalle legislazioni territoriali del paese di origine, da cui comunque la pubblicità viene ancora raccolta“. “Un secondo problema è se la tv via internet sia o no un servizio media, lineare o meno – ha continuato Zencovich – punto su cui Bruxelles ha voluto semplificare la sua posizione, affermando che il programma lineare è quello che viene fruito da tutti allo stesso tempo e modo, mentre il non lineare nasce da un catalogo a richiesta. Se si da una lettura finalistica della Direttiva, l’IPTv è un servizio sicuramente non lineare e quindi assoggettato solo in parte dalla legge del 2007, senza i vincoli pubblicitari del 20%, con un finanziamento in teoria facilitato attraverso l’advertising“.

 

Per la televisione, quindi, Internet  rappresenta uno scenario di grandi cambiamenti, sia per il progresso tecnologico, sia per i contenuti e sia per le piattaforme digitali che si diffondono sempre in maggior misura. Contenuti e servizi di qualità a cui il pubblico si sta adeguando sempre più velocemente. “Satellite, Internet e digitale terrestre hanno definitivamente cambiato il vecchio paradigma della tv – ha sostenuto Luca Tommassini –  il telespettatore sempre più selettivo e più compresso nei tempi dedicati alla tv, non solo ora può scegliere meglio all’interno delle singole piattaforme di distribuzione, ma è continuamente stimolato da nuove alternative“. “I cultori di infotainment, coloro che hanno curiosità e interessi precisi, utilizzano tutti i media a loro disposizione – ha continuato Tomassini – stanno subendo sempre di più il fascino di internet e delle web tv, usano YouTube, cercano l’on-demand, vogliono la tv tematica capace di soddisfare l’interesse specifico“.

Questi  retespettatori”, come li ha definiti Tommassini,  sono diventati anche utenti: “Nel senso che producono e scelgono il proprio palinsesto attraverso più piattaforme”. Guardando ai dati Eurisko, se tutti i media hanno subito una riduzione di tempi, internet dal 2000 al 2007 ha registrato un incremento del monte ore di collegamento di circa il 600%. A fronte di questo aumento della quantità di video disponibili e della frammentazione del loro consumo, probabilmente sarà necessario creare una offerta unica di contenuti e servizi fruibili da qualsiasi device il cliente abbia a sua disposizione e per questo l’integrazione tra video su Pc e su Tv sarà strategica, come altrettanto lo è l’avvicinamento necessario tra le piattaforme e i popolo ancora ‘fuori la rete“.

 

Oggi c’è un forte interesse da parte degli imprenditori e delle istituzione nell’investire nel digitale, e lo si può riscontrare nella creazione di fondi appositi. Questo anche per la rete a banda larga e di nuova generazione, ha spiegato Giancarlo Innocenzi dell’Agcom che, a chiusura del Seminario Bordoni, ha sottolineato la misura in cui il servizio pubblico è venuto meno come proposta strategica, “troppo timido” rispetto ai tempi veloci dettati dalla tecnologia e dalla domanda dell’utenza più frammentata. “Perché non è il servizio pubblico ad aver offerto le chiavette Internet? E’ una provocazione, certo, ma la domanda è pertinente in base alla mancanza di innovazione tecnologica, nei contenuti e nei servizi offerti all’utente, come al contrario nel caso BBC in Inghilterra“. Una situazione che si ritrova anche per i contenuti, dove per il pubblico può e deve fare molto di più, grazie anche ai suoi inestimabili giacimenti video degli archivi Rai: “Il ruolo finale del servizio pubblico è quello di realizzare prodotti da veicolare con l’IPTv fuori i propri confini naturali, entrando su nuovi mercati dove può competere senza difficoltà in termini di quantità e qualità dei content“. Politici e regolatori, si è infine auspicato Innocenzi: “Oltre che prevenire e livellare le storture del mercato, dovrebbero anche anticipare tendenze e favorire innovazione, attraverso una nuova capacità di fare politica industriale, stimolando gli investimenti e creando nuova domanda“.

Leggi anche:

XX Seminario Bordoni: evoluzioni della Tv su internet. Scenari evolutivi dalla Web Tv all’IPTV

XX Seminario Bordoni. Il 20 ottobre a Roma, ‘La televisione su Internet: WebTV, IPTV e scenari evolutivi’

 

Consulta il materiale su:

Lo sviluppo dell’IPTv in Italia” di Francesco Nonno

 

La televisione su Internet nella vision degli organismi internazionali” di Jacques Le Mancq

 

La televisione su Internet: Web Tv, IPTv e scenari evolutivi” di Alberto Morello

La televisione su Internet: architetture e tecnologie” di Paolo Talone

Evoluzione e prospettive di mercato della televisione su Internet” di Alessandro Levazzari

 

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