Stati Generali del Cinema, 2a Giornata: la rivoluzione digitale arriva nelle sale. Sfide e opportunità

di Flavio Fabbri |

I dubbi dell’Europa tra nuove soluzioni tecnologiche e misure a sostegno del mercato.

Italia


Stai Generali del Cinema Italiano 2009

Seconda giornata degli Stati Generali del Cinema al Festival Internazionale del Film di Roma, dedicata alla ‘Rivoluzione del cinema digitale in sala‘ e in cui si sono ritrovati assieme istituzioni, produttori, esercenti, fornitori di tecnologia e i diversi segmenti della catena del valore. Un incontro, quello del 21 ottobre, voluto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) e dalla Comunità Europea. Come ha ricordato in apertura Gian Luigi Rondi, presidente della Fondazione Cinema per Roma: “La direzione generale del cinema del MiBAC ha dimostrato ancora una volta il suo forte impegno per il Festival e per il cinema italiano tutto“. Un riconoscimento che si aggiunge a quello dichiarato dal Commissario UE per la concorrenza, Neelie Kroes, che vede nel ministero e nella DG Cinema un valido sostegno istituzionale nel processo di digitalizzazione del cinema e dell’audiovisivo in generale. Gaetano Blandini, Direttore Generale per il Cinema-MiBAC, prendendo atto dei riconoscimenti, ha ribadito l’importanza di un “dibattito aperto” interno a tutta la filiera dell’industria dell’audiovisivo, con particolare riferimento a quella cinematografica: “La necessità, ora, è quella di sviluppare, in seno alle istituzioni europee e con la partecipazione di tutti i protagonisti del comparto cinema, le linee guida da cui far partire un processo virtuoso di digitalizzazione del cinema in tutti i Paesi membri“.

 

Un processo, ha ricordato il moderatore degli interventi Raffaele Barberio di Key4biz, “Che va ad investire tutta la catena del valore e che necessità di una governance e di un quadro normativo che ne determini tempi e strumenti di attuazione“. Una specie di switch-off del cinema digitale, valido per tutta Europa, in cui le sale cinematografiche ne costituiscono il cuore pulsante, rappresentandone l’identità culturale della transizione, in cui anche il consumatore si possa riconoscere come fruitore di contenuti di qualità, dalle caratteristiche culturali e sociali ben riconoscibili.

 

Lo scorso 22 settembre è stata ufficialmente aperta una consultazione pubblica dalla Comunità Europea, per cercare di decidere in tempi rapidi se e in che modo procedere nel riconoscimento degli incentivi pubblici proposto dall’Italia nel processo di digitalizzazione delle sale cinematografiche. Per Roberto Lo Surdo, DG Cinema-MiBAC, l’incontro odierno non ha rappresentato solo un momento di confronto tecnico: “Ma la possibilità di discutere seriamente sul come procedere nella digitalizzazione del comparto, coinvolgendo tutte le figure chiave della filiera, fino alle imprese esterne al sistema, per assicurare la nascita di una rete estesa di sale digitalizzate e di alta qualità“. In Italia tali strutture sono già 300, con proiettori 2K, su un totale di 3.900 sale.

 

In che modo allora procedere alla distribuzione degli aiuti? In che misura? Con quali strumenti e in quali tempi?

 

La consultazione – ha affermato Obhi Chatterjee, DG UE Concorrenza – ha proprio questo obiettivo, cercare cioè di comprendere l’entità di tali incentivi, i destinatari e i tempi, e per questo entro fine ottobre si potrà accedere al sito dedicato per esprimere la propria opinione“. L’Italia, ha ricordato Chatterjee, è il paese che insieme a Francia, Germania, GB e Spagna ha il maggior numero di schermi, mentre la maggioranza delle sale in Europa sono ancora per il 58% mono-schermo. Come queste ultime potranno sostenere il cambiamento da sole? Come evitare che ne rimangano fuori? C’è da riflettere sul fatto che la tecnologia digitale e il suo fattore guida in quasi tutta Europa, il 3D, dovrebbero garantire a tutti un maggior guadagno, grazie alla diversità e varietà di contenuti sul mercato e alla spettacolarità del tridimensionale che le major USA si sono impegnate a fornire in gran numero di titoli nei prossimi anni. Ma si domanda Mario La Torre, Università Sapienza, su quali basi si sceglieranno gli standard tecnologici validi per tutti? Bisogna ricordare che i finanziamenti per la digitalizzazione delle sale sono legati alla valenza culturale del mezzo e alle ricadute sociali della loro diffusione: “Bisogna in questo senso assicurare una programmazione di qualità, coinvolgendo nel processo digitale i produttori, gli esercenti e i distributori di cinema, di modo che sia assicurata anche una parità sostanziale nei ritorni economici, da scongiurare così ogni dubbio sulla salvaguardia dei livelli di libera concorrenza sul mercato comunitario“.

 

In questo nuovo processo, comunque in atto e da saper gestire, ciò che emerge chiaro è l’impegno delle istituzioni nel non far rimanere indietro nessuno. Irina Orssich, DG Information Society EU Media program, ha sostenuto a riguardo che: “C’è spazio fino a dicembre per cercare una strada il più possibile condivisa, mettendo in primo piano tutti gli obiettivi da perseguire. Il tempo stringe però, il processo di digitalizzazione continua a progredire e noi dobbiamo comprendere in che modo sostenerlo, tenendo unita la filiera e rimanendo agganciati al mercato“. Un mercato europeo che in termini di sale è anche più grande di quello americano, secondo Ad Weststrate dell’UNIC (Esercenti Cinematografici Europei), ma ad elevato rischio di esclusione per molte delle strutture ancora in funzione: “Il problema più grande è nel portare tutti allo stesso livello. Oggi quasi il 30% delle sale è a rischio chiusura, per il processo di digitalizzazione in atto“. Rischio che ha evidenziato anche Mario Lorini della FICE: “Il cinema d’essai vanta oggi in Italia almeno 400 sale, dalla forte connotazione culturale e valenza sociale, ma nonostante il digitale rappresenti una grande occasione di crescita, esso nasconde contemporaneamente anche un serio problema di adeguamento tecnologico e di costi che non tutti possono permettersi di sostenere“. “Tramite questa rete sommersa di sale d’essai – ha affermato Lorini – il pubblico trova ancora nel cinema un fattore di crescita culturale e per questo servono una legge di sistema e un’Agenzia del cinema che a livello nazionale guidino la transizione al digitale e l’accesso ai mercati internazionali dei nostri prodotti“. Per fare in modo che tutto questo continui ad esistere e che la coda del cinema e dei suoi prodotti si allunghi c’è bisogno di saper gestire la transazione con cautela, ma anche decisione, portando avanti programmi e piani di sviluppo concertati in sede istituzionale. “Il 2010 sarà l’anno del cinema digitale, ma bisogna fare in modo che lo sia per tutti, grandi e piccoli“, ha sottolineato Carlo Bernaschi di ANEM, che vede nel 3D una tecnologia guida, un fattore di catalizzazione dell’intero comparto verso il digitale e le sue prerogative di valore aggiunto al prodotto, con servizi di intrattenimento di alta qualità e la possibilità di offrire una visione multipiattaforma, tra satellite, digitale terrestre, iptv e cavo.

 

Una possibilità in più per il cinema di realizzare library aperte e archivi liberi, da cui offrire un palinsesto cinematografico inedito nella storia, per qualità e valenza culturale di assoluto rilievo. Cosa che in parte già accade in Italia, come ha spiegato Dario Viganò dell’ACEC: “Le nostre 1000 sale sul territorio si vanno a radicare proprio in quei contesti più piccoli di provincia, nei paesi al di sotto dei 10mila abitanti, dove il pubblico soffre di forti limitazioni nell’accedere ad un’offerta di qualità nel cinema, nelle performance live musicali, nel teatro o in qualsiasi altra forma di entertainment e spettacolo. Qui il satellite può fornire le risposte tecnologiche che il pubblico cerca e la tecnologia digitale sembra promettere in diverse forme“. Ovviamente non è solamente un problema di accesso ai contenuti, ma anche di tecnologia e di costi. Elisabetta Brunella di Media Salles, in un contributo video per gli Stati Generali del Cinema, ha diffuso i dati di un’indagine europea sulla diffusione del cinema digitale verificando che gli schermi digitali sono aumentati del 68% dal 2008 a oggi, di quasi 100u unità in un anno, andando a modificare definitivamente la geografia delle sale nel continente: “Al primo posto c’è la Francia con 600 schermi, poi la Gran Bretagna con 400, la Germania con 190 e poi Italia, con Spagna e Russia a seguire, mentre il 3D si trova a far da gancio per tutto il settore del digitale, tanto che il 54% delle sale ne è provvista già adesso con proiettori 2K“.

 

Il digitale è una rivoluzione solo tecnologica o anche culturale?

 

Vedere un film è di per se un atto e un fatto culturale, mentre le sale sono da sempre un luogo di identificazione forte per il cinema, ha assicurato Mario Balsamo dei Centoautori, “che il digitale, se governato, può ulteriormente allargare ad altre categorie di contenuti e di spettacoli“. Per assicurarsi un percorso di crescita culturale parallelo a quello tecnologico in atto, secondo Paolo Protti di ANEC, serve che le sale “rimangano quei luoghi di forte identificazione sociale e culturale, che in fondo hanno sempre rappresentato per il paese profondo e che le medie e piccole imprese cinematografiche siano assistite con piani precisi dalle istituzioni nella fase di transizione“. Programmazione e dimensione delle sale sembrano quindi emergere come i fattori più caldi attorno ai quali creare consenso e convogliare energie. Claude-Eric Poiroux, di Europa Cinemas, ha ricordato che una volta affrontato i problema dell’assetto tecnologico delle sale “queste dovranno programmare film europei e ad oggi non sembra una cosa semplice, perché il 3D è un’industria nelle mani delle major americane e sono loro i film che vengono distribuiti“. Programmare film europei dunque e cominciare anche a produrli in 3D, altrimenti si corre il rischio di perdere competitività sui mercati internazionali, mentre quelli interni continuano ad essere invasi da titoli stranieri, USA in primis.  Ogni paese, è stato più volte affermato nei panel che si sono succeduti, dovrebbe muoversi verso un ammodernamento delle sale e impegnarsi nello sviluppo di strumenti a sostegno delle produzioni cinematografiche nazionali, che la stessa europarlamentare Silvia Costa ha sostenuto sottolineando in un contributo video come: “Il governo italiano, prima con Prodi e poi con l’attuale esecutivo, abbia intrapreso la strada giusta, grazie alle scelte della Tax Shelter e della Tax Credit, due riforme del comparto che sono necessarie e che l’Europa vede sicuramente nel senso di un incentivo di alto valore culturale, con ricaduta su tutta la filiera, pubblico compreso“. Muovendosi singolarmente però, secondo Poiroux, si limano meglio le rivalità tra Paesi membri dell’EU, che è inutile nascondere, perché esistono, così da non nuocere più di tanto al processo di digitalizzazione in atto. Il digitale inoltre dovrà essere anche interoperabile, ha sostenuto Antoine Virenque dell’European Digital Cinema Forum: “Mentre la transazione dovrà avvenire assolutamente in tempi brevi, altrimenti si rischia di pagare un prezzo doppio, con doppi costi per gli esercenti, con chi è rimasto col 35 millimetri e chi è passato già al digitale“. A livello normativo, ha invece spiegato Giorgio Assumma della LUMSA: “Il digitale promuove cultura in tutti i casi e un suo sostegno finanziario da parte delle Istituzioni non lede assolutamente i livelli di concorrenza sui mercati“.

 

La chiave per passare indenni nel processo di transizione al digitale sta tutta nella condivisione dei rischi e delle opportunità che esso comporta, sia per i distributori, sia per gli esercenti e i produttori, “Portando avanti – ha affermato Richard Borg della Universale Pictures – un processo retto da criteri economici forti e di operatività reale a sostegno delle piccole e medie realtà, a cui si deve aggiungere uno standard digitale condiviso da tutti e in tempi brevi“. Un vero processo di digitalizzazione del cinema, quindi, che proprio il 3D ha fatto nascere in Europa ponendosi come modello di sviluppo e di crescita. “Ma che succede – si è chiesto Lamberto Mancini dell’ANICA –  se poi la promessa di sempre maggiori titoli in 3D delle major americane non venisse rispettata?“. In realtà, ci ha spigato Mancini, ciò che serve all’Europa e all’Italia in particolare è proprio un’industria del cinema digitale e un tavolo di discussione tra esercenti e distributori sulla condivisione dei costi e dei vantaggi, tale da dar vita al più presto ad un mercato che sappia essere complementare a quello globale delle major. Oltre al 3D non bisogna comunque dimenticare il grande apporto che alla transizione digitale può dare il satellite e Giuliano Berretta di Eutelsat ha voluto mostrare quanto il ruolo della tecnologia satellitare possa contribuire allo sviluppo e all’affermazione del digitale nel cinema e nelle sale: “Il satellite garantisce costi ridotti per tutti gli esercenti, assicurando contemporaneamente qualità nei contenuti e ricchezza dell’offerta“. “Possono nascere nuove library – ha continuato Berretta – aperte e in continua crescita, fino a generare veri e propri palinsesti per ogni singola struttura ricettiva. Presto partirà un progetto pilota che ci vede assieme al MiBAC e alla sua DG Cinema, da inaugurare in occasione del prossimo Sat Expò di Roma il 2 febbraio 2010, per portare nuovi contenuti in 100 sale via satellite e in digitale, cerando in questo modo di aiutare le realtà più svantaggiate“.

 

Parlare di tecnologia digitale, però, non significa solo affermare il 3D o altre proprietà tecniche, perché ci ha spiegato Dave Monk della City University di Londra: “Sono tanti i fattori che incidono sulla qualità delle immagini, come l’ampiezza di banda, il colore, il contrasto, l’ottica, l’elettronica, elementi fondamentali che rientrano nell’esperienza digitale del pubblico e che incidono nel funzionamento di un proiettore e nei suoi costi“. Un concetto di qualità che il professore di Londra vincola alle specifiche tecnologiche dei mezzi e slega dalle dimensioni della struttura: “Chi ha detto che un proiettore 2K non può essere utilizzato in una struttura medio-piccola?“. Anche in questo si misura la valenza culturale di un processo, come quello di digitalizzazione delle sale, diffuso e garantito a tutti, comprese le province solitamente dimenticate. Parlando di standard, inoltre, Angelo D’Alessio del SMPTE ha sottolineato: “Quanto poco ci sia di standardizzato nella fase di produzione di un film e quanto questo effettivamente danneggia gli esercenti che si sono invece mossi in tempo per adeguare le sale alla transizione in atto“. Una problema che poi, ha osservato D’Alessio, si rispecchia anche nella distribuzione, dove contenuti di un certo livello vengono trasportati in modalità diverse, senza nessun accordo preventivo. “Standardizzare un prodotto digitale e renderlo interoperabile – ha infine sostenuto D’Angelo – significa anche pensare un film come aperto a tutte le piattaforme e tutte le categorie di pubblico, anche quelle con difetti fisici, garantendo così un alto livello di accesso alla cultura ed è grave che di questo al momento non c’è ancora traccia“.

 

Uno Switch-off europeo del digitale cinematografico è ciò che si è augurato anche Roland Husson del CNC, “Inserendo il processo in un contesto culturale più virtuoso, con l’Europa a far da garante sia a livello normativo che finanziario, che eviti un possibile cinema ‘a due velocità’, tra chi è 3D e chi è 35 millimetri “. Tra i best case portati agli Stati Generali del Cinema c’è anche la Repubblica Ceca, un piccolo paese ha spiegato Olga Raitoralova del Ministero della Cultura, mostrando una ricca fioritura di sale digitali e un fermento molto importante sul territorio: “Sono ormai 200 i nuovi film in digitale prodotti nella Repubblica Ceca e quasi 40 le sale adibite a tecnologia digitale con proiettori 2 e 3K, più altri 21 in via di costruzione per il 2009 . “Realtà importanti per il nostro paese – ha spiegato Raitoralova – e che il ministero segue da vicino avendo stanziato ben 10 milioni di euro in 5 anni, assicurandosi che siano distribuite sale e strutture in modo omogeneo in tutto il territorio, senza che nessuna località ne sia sprovvista e nessun pubblico possa esser definito di serie B“.

 

In conclusione della seconda giornata degli Stati Generali del Cinema italiano, Gaetano Blandini ha voluto ancora sottolineare il carattere di collettività e di collegialità dell’incontro: “Con la speranza di aver dato l’avvio ad una più ampia consultazione tra istituzioni e segmenti della catena del valore del cinema, aiutando in qualche modo nella composizione del mosaico per la definizione delle linee guida, tese a definire quelle soluzioni più equilibrate nello sviluppo del processo di digitalizzazione del cinema europeo“.