NewTv: si chiamano Dr. Horrible e Panacea81, e se non li conoscete chiudete chat, outlook e blackberry, vi conviene leggere qui

di di Andrea Materia |

Mondo


Dr. Horrible

Qual è il primo, vero blockbuster hollywoodiano nell’infante storia dell’online video? Considerando il pedigree dei nomi coinvolti, il successo commerciale, la vittoria agli Emmy una settimana fa, e in precedenza il trionfo nei primi Streamy Awards, direi senza tema di smentita il Dr. Horrible’s Sing-Along Blog di Joss “Buffy” Whedon. A dispetto delle pressioni dei fan e dello stesso cast, Whedon aveva finora accantonato ogni ipotesi di sequel, con la scusa di non poter sottrarre energie creative al figlio maggiore Dollhouse, in onda sui canali Fox di tutto il mondo. Del resto il Dr. Horrible venne creato solo perchè lo sciopero degli sceneggiatori hollywoodiani di fine 2007 aveva creato un buco nella fitta agenda dello scrittore. E tuttavia, un po’ alla volta qualcosa è cambiato. Ora l’unica incertezza, secondo Whedon, non è “se” si farà un sequel, ma se lo si farà “di nuovo con quattro soldi o con budget di rilievo”. Per budget di rilievo si intendono 5 milioni di dollari, inclusivi di accordo esclusivo per la produzione di 4 webserial l’anno (2 diretti da Whedon in persona, uno dei 2 il Dr. Horrible II).

 

A naso, faranno la fila davanti a casa Whedon.

 

Il primo Dr. Horrible ha finora incassato 2.5 milioni di dollari (dati ufficiali riportati da Forbes), un ritorno dell’investimento spaventoso, 12 volte i costi originari (200.000 dollari). E quando entreranno in cassa anche i diritti d’antenna worldwide, il bottino potrebbe più che raddoppiare. Curiosamente, gran parte degli introiti finora deriva da iTunes, dove il Dr. Horrible è arrivato per caso, quando l’eccesso di click ha sfracellato il server del sito ufficiale, dove venivano hostate in streaming gratuito le prime puntate. Per non lasciare gli internauti a bocca asciutta nei frequenti momenti del giorno in cui il sito era down – l’unica alternativa in streaming era Hulu, ma le puntate era disponibili solo per pochi giorni – si è offerta la possibilità di acquistare l’intera serie a 3.99 dollari su iTunes. Un exploit dovuto in parte anche al desiderio dei collezionisti di tutte-le-cose-whedoniane di “possedere” gli episodi sul proprio hdd; fame collezionistica placata in seguito in via definitiva con l’uscita dell’integrale+extra in dvd.

 

Per il sequel il modello di business proposto è lo stesso: finestra temporale ridotta di free streaming, downloads a pagamento su iTunes e dvd; probabili anche periodi di “replica” in syndication su piattaforme partner (siti dei canali TV, portali generalisti, YouTube e concorrenti).

 

Ah, in realtà rimarrebbe anche un’altra incertezza, oltre al budget. Mi riferisco al destino di Felicia Day, la stella internettiana resa celebre da The Guild. Nel finale della prima stagione il suo personaggio nella serie, Penny, è fatto una macabra fine, con immenso scorno del Dr. Horrible. Tornerà Felicia/Penny, e con lei automaticamente le sue schiere di aficionados? Forse, come suggeriscono nei forum, la rivedremo nei panni di un clone malvagio. Anche questo, gossip e congetture sfrenate sulla trama di un webserial, fa del Dr. Horrible un antesignano.

 

Dalla fiction all’How-To, uno dei sottogeneri più redditizi nell’online video. Mentre è proseguito durante l’intero 2009 l’afflusso di finanziamenti verso le piattaforme di videoguide in sharing gratuito – realtà come 5min ad esempio – iniziano a distinguersi nella massa di proposte conduttori e format specifici, al di là del portale che li ospita. Tra i fornitori di contenuti ad hoc più gettonati c’è Lauren Luke, mamma single di 27 anni del Nord-Est inglese e “producer” di un canale YouTube sul make-up.

 

La Luke è approdata per vie traverse al mondo dell’How-To Video. Agli esordi vendeva banalmente trucchi su eBay. Scoprì che le inserzioni dotate di foto, in pratica autoscatti in cui Lauren posava da modella dei suoi stessi prodotti per incoraggiare potenziali acquirenti, avevano una marcia in più. Così decise di upgradare l’offerta dalle jpg ai filmati in .avi, e uplodare su YouTube le sue sessioni di applicazione trucco, ricolme di trucchi e consigli alla portata di ogni donna e di un singolare spirito di contestazione verso l’industria dei cosmetici (quel tipo di verve polemica che non vedrete MAI e poi MAI in un magazine di grido, perché nessun editore vuole mettersi contro i migliori clienti pubblicitari).

 

Lauren Luke feature on Inside Out
BBC One

Quanto sopra avveniva 2 estati fa, Luglio 2007. Da allora i video di Lauren Luke su Panacea81 hanno accumulato 55 milioni di views e 280.000 iscritti al canale da 70 differenti nazioni. La nostra mamma net-imprenditrice se la gioca alla pari, spesso li sorpassa in termini di views, con i canali di bellezza YouTube di marchi famosi come Ford Models Media o riccamente finanziati come Expert Village (dietro c’è il colosso web Demand Media con centinaia di milioni di dollari in cassa dai venture capital). È l’attrazione YouTube #1 d’Inghilterra, ha fondato una sua linea di make-up (By Lauren Luke), scrive ogni settimana per il Guardian e pubblicherà un libro, l’ha intervistata più volte la BBC, e un suo avatar apparirà nel videogame Supermodel Makeover per Nintendo DS. Ovviamente è in trattative per un programma televisivo e ovviamente è anche diventata YouTube Partner… con quel che ne consegue in termini di spartizione revenue insieme a Google.

 

Lauren – così come altre “colleghe” con decine di migliaia di abbonati youtubici, da Pursebuzz a Fafinettex, dall’appena ventunenne Amy04 al maschietto enKore Makeupè l’ennesima conferma dell’evoluzione del macrouniverso “user-generated content” e della nascita di un sistema di content provider professionali fuori dal circuito mainstream. Il loro estremo fascino per i navigatori consiste proprio nell’estetica al naturale, non patinata. Sono autentici, privi di filtri, vicini alla realtà quotidiana. In soldoni, perdonate il gioco di parole, senza trucchi.

 

Senza spostarci dal fronte How-To e dal filone trasmissioni-terra-terra-di-cui-mi-fido, da segnalare l’iniziativa “culinaria” di Next New Networks, assurta di recente agli onori delle cronache specializzate per aver superato i 600 milioni di views complessive in un triennio. Mi riferisco a Hungry Nation TV, il cui inequivocabile slogan è “Real People, Real Food”. Niente chef da copertina del Gambero Rosso (o nello specifico i cuochi VIP del canale via cavo americano Food Network). In compenso nella Nazione Affamata di Next New Networks promettono di insegnare a preparare un cocktail per gli amici in 12 secondi.

 

Hungry Nation debutta con 2 show regolari – VendrTV il lunedì e Working Class Foodies il mercoledì – ma dovrebbe già da Ottobre passare a 3 trasmissioni fisse con l’arrivo del già citato 12 Second Cocktails. A Dicembre ci saranno 5 programmi, della durata media di 5/7 minuti, uno per ogni giorno feriale. Costi di sviluppo e produzione sono ridotti all’osso. L’intero palinsesto è infatti composto di format già esistenti su web, a cui Next New Networks offre supporto tecnologico, assistenza nel packaging (pensate alla grafica), valorizzazione di brand e soprattutto una gestione avanzata della distribuzione. Un pacchetto vantaggi che ha consentito al conduttore di Vendr TV, Daniel Delaney, di mantenere la sua promessa e partire finalmente per un “succulento” viaggio intorno ai negozi agroalimentari del mondo. Sebbene gli sponsor latitino ancora, Hungry Nation va a inserirsi in una realtà, quella di Next New Networks, che con 5.000 webisodes sparsi su 11 videoportali tematici, 30 milioni di views al mese in media e 15 milioni di visitatori unici, è comparabile con i numeri di un network TV satellitare/cavo minore. Prima o poi gli inserzionisti devono arrivare.

 

Da notare la politica di supersyndication stile Blip.tv: le trasmissioni targate Next New Networks sono spalmate sul maggior numero di web destinazioni possibile (da YouTube a Hulu, TiVo, iTunes e via dicendo). “Non ci offendiamo se ci guardate sul sito di qualcun altro“, dicono al nono piano di Park Avenue South 419, Manhattan, dove si trovano gli uffici di NNNet.

 

In chiusura, visto che nel precedente paragrafo lo abbiamo evocato, un update su Hulu. L’arma nucleare delle major contro GoogleTube ha da poco esteso la sua gamma di funzionalità social con un’applicativo per Facebook: Hulu Watch Now. Consente di seguire e commentare gli stream di Hulu direttamente da Facebook, chiaramente se si dispone di un pc con IP americano. Sempre su Facebook sono in programma una serie di eventi virtuali promossi da Hulu per il ritorno sugli schermi di Heroes e prossimamente dei Simpson e di 30 Rock.

 

Per il videoportale affidato a Joe Kilar, che in Agosto ha consolidato la sua seconda posizione nella classifica Nielsen dei net-ascolti USA con quasi 400 milioni di video streammati (il terzo, Yahoo, ha ricevuto “solo” 226 milioni di videoclick), è uno step in fondo obbligato. Facebook è di fatto la piattaforma suprema di Social Television globale, una piattaforma di persone con nome e cognome e quasi sempre un volto (non i cani sciolti con nick anonimo che commentano su forum e blog).

 

La stessa NBC comproprietaria di Hulu ne ha dovuto prendere atto, dando alla Fan Page di Facebook la priorità #1 e l’anteprima video durante il lancio della nuova sitcom Community, peraltro baciata da un debutto discretamente fortunato. Devono averlo fatto mordendosi le labbra, poiché ha significato stornare traffico da NBC.com e da Hulu, regalando a un’azienda estranea contenuti premium. Ma tant’è, sarebbe suicida snobbare Facebook oggi come oggi. Secondo stime Google di metà Settembre siamo arrivati a 200 miliardi di pagine viste al mese, con 370 milioni di utenti regolari. Ubi maior minor cessat.

 

 

Coming up next in NewTV: quanto può influire un webserial sulle vendite della Coca Cola, quanto viene pagato lo scoop di un videoblog di gossip e altri 3 o 4 milioni di numeri utili. Anche su Twitter, con aggiornamenti quotidiani.

 

NewTV. Non è più troppo presto, non è ancora troppo tardi.

 

 

 

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