Il quadro

Digital Networks Act, a gennaio momento clou per il futuro delle telco Ue

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Il mese di gennaio si preannuncia cruciale per il futuro delle reti mobili e di Internet nella Ue, con l'avvio del dibattito che riguarda il Digital Networks Act e diversi altri provvedimenti allo studio.

Il mese di gennaio si preannuncia cruciale per il futuro delle reti mobili e di Internet nella Ue, con l’avvio del dibattito che riguarda il Digital Networks Act e diversi altri provvedimenti allo studio (Cloud and AI Development Act, una revisione del Chips Act e il Quantum Act) che potrebbero cambiare i connotati regolatori del mercato europeo.

Digital Networks Act, le istanze delle telco Ue

Da anni i grandi operatori Tlc del Vecchio Continente chiedono un allentamento dei lacci regolatori per arrivare ad un vero mercato unico del digitale, superando così quella frammentazione che accentua i “nanismo” dei nostri player rispetto a quello americani e cinesi.

La data cruciale da fissare sul calendario è il 20 gennaio, quando il Digital Networks Act che contiene le riforme della Commissione Ue per spingere gli investimenti in nuove reti 5G e fibra e semplificare la vita agli operatori sarà discusso dagli organi preposti.

Le richieste delle telco sono chiare: regole meno stringenti per spingere il consolidamento, certezze per la sicurezza delle reti, un programma chiaro per lo sviluppo del 6G, un cloud sovrano per difendere la sovranità europea dallo strapotere delle Big Tech, roaming libero per i paesi che non fanno parte della Ue.

Thierry Breton (non gradito dagli Usa) padre putativo del Digital Networks Act

Resta da capire se la spinta del Digital networks Act, un pacchetto che vede la sua prima paternità nell’ex commissario all’Economia Digitale Thierry Breton, potrà mantenere la stessa struttura e forza dopo l’uscita di scena del suo padre putativo. Breton si è dimesso con polemiche nei confronti della presidente Ursula von der Leyen due anni fa e non più tardi qualche settimana fa è stato considerato persona non gradita e una minaccia per la scurezza nazionale da parte dell’amministrazione Trump, che gli ha negato il visto per entrare negli Usa.

Quanto inciderà l’aperta avversione dell’amministrazione Trump nei confronti delle regole Ue in materia di digitale sul dibattito che si terrà a gennaio sul Digital Networks Act?  

Digital Networks Act, come regolarsi con le Big Tech?

Il primo e maggiore nodo da sciogliere riguarda il rapporto con le grandi Big tech extra Ue. Colossi come TikTok, Netflix e Google (Youtube) dovranno contribuire al finanziamento delle nuove reti per sostenere il digital single market europeo?

Il dibattito è aperto. Difficile prevedere la conclusione della vicenda, anche se è chiaro che la dipendenza della ue dalle tecnologie americane è lampante.

Ci sono anche dubbi su come l’UE gestisca la neutralità della rete – il principio secondo cui i fornitori di servizi devono trattare tutto il traffico allo stesso modo, senza limitazioni o censure – e se debba aumentare la pressione normativa sugli operatori tradizionali affinché aprano le loro reti ai concorrenti.

L’Ue dipendente dal digitale Usa, assorbe 70% dei ricavi cloud

 L’Italia e l’Europa sono in una condizione di “dipendenza strutturale” dagli Stati Uniti sul digitale.

Per esempio, il 70% dei ricavi cloud in Europa è assorbito dai colossi Usa, una percentuale che sale ancora di più considerando anche i servizi software e le piattaforme.

Persino il controspionaggio britannico impiega i server di una big tech americana. Il rapporto “Indipendenza digitale” di Key4biz in collaborazione con Red Open, spin-off dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, presentato in una conferenza a Roma lo scorso 27 maggio, propone “un patto per il futuro economico e tecnologico dell’Europa”.

Non sarà facile per le telco Ue incassare tutti i desiderata, anche perché il quadro geopolitico non ci aiuta e il pressing sul commissario alla Sovranità Digitale Henna Virkkunen da parte dell’amministrazione Trump è pesante.

Strada in salita

La proposta di gennaio darà il via a molti mesi di dibattito politico, mentre la proposta attraversa l’iter legislativo di Bruxelles.

Si prevede secondo il sito specializzato Politico.eu che il disegno di legge incontrerà l’opposizione delle capitali dell’UE in seno al Consiglio, che da tempo si oppongono a riforme ambiziose.

Una coalizione di sei paesi sta già respingendo i piani di revisione del regolamento, esortando Bruxelles a mantenere “gli utenti al centro” in una posizione congiunta ottenuta da Politico.

“Dobbiamo incoraggiare misure che eliminino gli ostacoli agli investimenti e rendano sicure le nostre infrastrutture”, ma quelle “che mirano al consolidamento potrebbero ridurre la concorrenza con potenziali effetti negativi per i consumatori”, hanno affermato Repubblica Ceca, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo e Slovenia nel documento datato 11 dicembre.

Anche Germania, Francia e Italia contrarie a stravolgimento delle regole

Anche Germania, Francia e Italia hanno bocciato la proposta della Commissione, chiedendo una direttiva (che deve essere recepita da ciascun Paese) anziché un regolamento direttamente applicabile, per timore che un approccio univoco rischi di calpestare le prerogative nazionali e ignorare le differenze locali.

Molti funzionari dei ministeri, ha sostenuto l’esecutivo, “sono rimasti bloccati nella bolla delle telecomunicazioni per così tanto tempo che non si rendono conto che le telecomunicazioni non sono più telecomunicazioni, ma connettività digitale”.

In un momento in cui l’Europa sta riconsiderando il suo posto sulla mappa, una riforma deludente rischia di “riportare reti che non sono di proprietà europea, né sovrane, sicure o protette, perché gli investitori semplicemente faranno le valigie e se ne andranno”, ha affermato l’esecutivo.

Le altre norme digitali da approvare entro metà anno: il Cloud and AI Development Act, una revisione del Chips Act e il Quantum Act

Dovranno essere approvati nella prima metà dell’anno, il Digital Networks Act, il Cloud and AI Development Act, una revisione del Chips Act e il Quantum Act, tutti accomunati da una logica comune: rafforzare il controllo europeo sulle infrastrutture digitali critiche, dalla connettività e dai servizi cloud ai data center, ai semiconduttori e alle tecnologie quantistiche.

Bruxelles sostiene che le misure siano necessarie per rafforzare la “sovranità digitale”. Funzionari e gruppi industriali statunitensi, tuttavia, li considerano sempre più protezionistici e potenzialmente ritorsivi.

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