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5G, veto su Huawei per la rete Fastweb? Il Governo decida in autonomia

La settimana scorsa il consiglio dei ministri avrebbe posto il veto all’uso di apparecchiature 5G di Huawei nella rete core di Fastweb. L’indiscrezione della Reuters che cita tre fonti anonime, non confermata né smentita da nessuna delle parti in causa, sarebbe stata presa, per la prima volta, con il pretesto che Fastweb non avrebbe un ventaglio abbastanza diversificato di fornitori 5G. Di certo Fastweb ha avuto anche altri fornitori 5G nelle sperimentazioni 5G FWA a Milano con Samsung, e con Ericsson a Genova e Roma.

Ma il Governo italiano decide in autonomia per l’interesse nazionale o risponde agli ordini degli altri governi?

Come coniugare eventuali obblighi derivanti dall’Alleanza Atlantica con le esigenze industriali e di crescita economica dell’Italia?

Onda lunga in Europa

L’indiscrezione giunge dopo che la scorsa settimana la Svezia ha escluso ufficialmente le aziende cinesi (Huawei e Zte) dal 5G nazionale, chiedendo agli operatori di smantellare le attrezzature di rete cinesi esistenti entro il 2025.

 In questi giorni anche Bulgaria, Macedonia e Kosovo hanno tutti aderito al programma Usa di sicurezza “Clean network”, rispondendo “presente…” dopo il tour europeo del Segretario di Stato americano Mike Pompeo.

5G, Fastweb-Huawei per la sperimentazione del Mise

In effetti da tempo Fastweb e Huawei lavorano insieme sul 5G, se non altro a partire dalla sperimentazione del Mise sul 5G nelle città di Bari e Matera, avviata tre anni fa, e dal 2019 a Cagliari. E lo stesso vale peraltro anche per Tim, che non più tardi dello scorso mese di luglio ha escluso Huawei dalla gara per la core network 5G. Ma in quel caso, chi ha deciso davvero, l’azienda o il Governo?

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Di fatto, non si conoscono i dettagli dell’accordo di Fastweb e Huawei sul 5G su cui il Governo avrebbe esercitato il veto.

Ma di certo non è usuale, come scrive il sito specializzato Telecoms.com, che un Governo intervenga su materie del genere, esercitando i poteri speciali del golden power, in assenza di norme ben chiare in vigore in tal senso. Norme che al momento in Italia sull’utilizzo di tecnologie cinesi per il 5G non ci sono, perché una posizione ufficiale in materia non è stata presa dal nostro Governo.

Media cinesi

I media cinesi, come il Global Times, hanno tentato di minimizzare questa mossa del Governo italiano, ma anche dalla prospettiva di Pechino non è chiaro quale sia la posizione di Palazzo Chigi. Non risulta che decisioni del genere, basate sulla necessità di garantire un ventaglio più ampio di fornitori, se confermate, siano mai state prese nei confronti di aziende europee come Nokia ed Ericsson.  

“La mossa riportata dall’Italia è più il risultato del suo caos politico interno piuttosto che un atteggiamento ostile nei confronti di Huawei”, ha detto al Global Times l’analista del settore Ma Jihua. Ma è davvero così?

Posizione chiara in Uk

Diversamente, il Governo britannico di Boris Johnson si è schierato apertamente cedendo al pressing anti cinese dell’amministrazione Trump. Eppure, in un primo tempo Londra aveva tentato di mantenere una posizione più neutra sulla proporzione di reti RAN 5G da assegnare ad ogni singolo fornitore. Ma alla fine ha ceduto, escludendo in toto i fornitori cinesi dalla partita del 5G in Uk, con i danni economici che ne conseguiranno, quantificati in almeno 7 miliardi di sterline e un ritardo nel rollout delle reti di tre anni in Uk.  

Il Governo italiano batta un colpo

Il Governo italiano deve ancora esprimere una linea ufficiale sul coinvolgimento dei fornitori cinesi nella realizzazione delle reti 5G, quindi la decisione di porre il veto sulle tecnologie Huawei per le reti Fastweb, se confermata, arriverebbe di fatto come un fulmine a ciel sereno.

Tanto più che nemmeno in occasione della recente visita del Segretario di Stato Usa Mike Pompeo a Roma c’è stato un pronunciamento ufficiale, dedicato ad una tema così strategico come l’architettura delle nuove reti 5G. E’ pur vero che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha rassicurato Pompeo ribadendo la vocazione euro atlantica del nostro paese, anche se d’altro canto ha detto anche che sul fronte commerciale l’Italia continuerà a decidere in autonomia quali sono i suoi partner d’elezione. E la Cina di certo resta fra questi.

Pechino dal canto suo non ha preso bene le dichiarazioni di Pompeo, accusandolo di “pregiudizio ideologico”.

Ma quel che traspare è l’assenza di una posizione chiara ed univoca da parte della Ue, che sta lasciando in mano ai singoli governi degli Stati membri la posizione da assumere.

Le cose non dovrebbero cambiare dopo le elezioni Usa, perché anche i democratici americani hanno sposato la crociata anti cinese.

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