L’iniziativa politica dei 27 dovrà ora vincere la resistenza della Commissione, che si è mostrata restia ad un aggiornamento regolatorio pro-competitivo per una nuova ondata di consolidamento paneuropeo.
Ma ieri i leader dei 27 stati Ue hanno concordato per dare una scossa e sollecitare la Commissione verso una riforma delle regole sulle concentrazioni.
C’è l’accordo politico del Consiglio Ue per semplificare i merger delle telco
Un accordo siglato ieri ad Alden Biesen per facilitare i merger in determinati settori, fra cui le telecomunicazioni, per facilitare gli investimenti e lo sviluppo dell’innovazione, ha detto il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa.
E’ questo il frutto del summit dei leader europei che si è tenuto ieri, sul tavolo la necessità di spingere la competitività del Vecchio Continente, con la necessità di dare più peso alle nostre imprese per poter competere a livello globale nel nuovo contesto geopolitico.
Ma il Consiglio Ue non ha potere legislativo
Si ricorda che il Consiglio Ue non ha alcun potere legislativo, ma i suoi mandati politici sono sempre seguiti dalla Commissione Ue, che si incarica di dare sostanza alle proposte normative.
C’è da dire che in questo caso la Commissione Ue è già impegnata in un processo di modifica e riforma delle norme in materia di concentrazioni, anche se non era ancora ben chiaro che il processo riguardasse in particolare il settore Tlc, che da tempo lamenta l’eccesso di paletti e lacci normativi sul fronte della concorrenza.
Mercato europeo Tlc frammentato
Il mercato europeo delle Tlc è estremamente frammentato, il che ha portato inoltre a fenomeni estremi di guerra dei prezzi che hanno contribuito a minare la capacità di investire degli operatori.
Un fenomeno di iper competizione, a vantaggio immediato dei consumatori, che ha penalizzato però la capacità di spesa e quindi di rinnovamento e di qualità delle reti delle telco.
Un trend che ha frenato gli investimenti in nuove reti 5G e in fibra, con l’Europa che oggi paga lo scotto di un ritardo di diffusione di reti ultrabroadband fisse e mobili rispetto a Usa e Cina.
In Europa ci sono almeno una quarantina di grossi operatori, a fronte di tre grandi player che ci sono in Usa e Cina.
Cosa deciderà Teresa Ribera?
L’accordo politico raggiunto ieri dal Consiglio ue è soltanto il primo passo. Sono molte le resistenze che vanno superate per raggiungere un risultato concreto in termini normativi.
La Commissaria alla Concorrenza Teresa Ribera non ha dato segnali particolarmente favorevoli in direzione di un allentamento delle norme sulle concentrazioni negli ultimi mesi.
Tanto più che in molti casi gli operatori sono partecipati in qualche misura dallo Stato, il che non aiuta operazioni di concentrazione soprattutto transfrontaliera. Presenza dello Stato, con potere di veto, si riscontrano negli ex incumbent in Spagna, Francia, Italia, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia. Difficile immaginare che questi operatori possano finire in mani straniere.
D’altro canto, i leader dei 27 stati Ue vogliono spingere perché nascano dei veri campioni europei in settori strategici, comprese le telecomunicazioni.
