Chiamate indesiderate

Telemarketing, Garante Privacy: il Registro delle Opposizioni va migliorato

Chiamate indesiderate in crescita costante. Il Garante Privacy auspica l’allargamento del Registro delle Opposizioni, gestito dalla FUB, a tutte le utenze

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |
telemarketing selvaggio

Il Registro delle Opposizioni non è sufficiente ad arginare il telemarketing selvaggio e secondo il Garante Privacy va migliorato. Per contrastare l’assalto dei call center, l’auspicio dell’Autorità presieduta da Antonello Soro è di poter aumentare le sanzioni, estendendo la responsabilità delle violazioni anche alle imprese committenti. E soprattutto di allargare l’iscrizione al Registro a tutti gli utenti fissi e mobili, per consentire a tutti i cittadini di opporsi o meno alle chiamate commerciali.

 

La storia

 

Il Registro delle Opposizioni è stato istituito per bilanciare il diritto alla privacy dell’utenza e quello delle imprese di promuovere telefonicamente i loro prodotti con il canale diretto.

In funzione dal febbraio 2011, il Registro, gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni, ha raccolto più di 18 mila segnalazioni di chiamate non desiderate (dati aggiornati ad aprile 2015). Per ogni presunta violazione il Garante Privacy ha avviato una specifica istruttoria preliminare e, nei casi in cui è stata accertata la violazione della privacy da parte delle società operanti nel settore del telemarketing, sono state contestate sanzioni che ammontano a circa 2,5 milioni di euro.

 

Problemi attuali

 

Il Garante Privacy è stato a suo tempo contrario all’istituzione del Registro delle Opposizioni e all’introduzione del regime dell’opt out, vale a dire la necessità per l’utente di iscriversi al Registro per non ricevere chiamate promozionali.

Il Registro delle opposizioni è accessibile solamente agli utenti presenti negli elenchi telefonici, che però sono soltanto circa 13 milioni su un totale 115 milioni di linee attive tra fisse e mobili. E di questi soltanto 1,4 milioni sono iscritti al Registro.

Chi non è presente negli elenchi pubblici non si può iscrivere al Registro.

Chi non è iscritto può far valere le regole del consenso e quindi contattare i singoli operatori per revocare un consenso che spesso magari ha concesso senza troppo riflettere.

Il sistema così com’è non sembra però funzionare e per questo va ampliato, una posizione condivisa anche dal presidente della FUB Alessandro Luciano, secondo cui “la platea andrebbe allargata, stiamo andando di pari passo con il Garante Privacy in questa direzione”.

 

Trend in peggioramento

 

Le segnalazioni di violazioni sono in crescita costante. “Le segnalazioni di chiamate promozionali indesiderate presentate all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Garante, che non è l’unico nostro canale di comunicazione, sono anche sei volte maggiori rispetto alle segnalazioni che riguardano altri settori molto rilevanti – ha detto la vicepresidente del Garante Privacy Augusta Iannini alla Relazione annuale della FUB Nel primo quadrimestre di quest’anno le segnalazioni al nostro Urp di chiamate indesiderate sono state 2388, mentre quelle che riguardano la violazione delle regole sulla videosorveglianza sono state appena 347, quelle che riguardano i reati bancari appena 443. Questo dato ci segnala che c’è un trend in ascesa. Abbiamo messo in campo un notevole dispendio di energia per contrastare questo fenomeno, anche perché le associazioni dei consumatori ci hanno richiamato all’osservanza delle regole che noi stessi ci siamo dati”.

 

Chiamate mute, numeri oscurati e utenze riservate

 

C’è da dire che oltre alle chiamate indesiderate, il Garante Privacy è dovuto intervenire per contrastare un altro fenomeno in ascesa, quello delle “chiamate mute”, con un provvedimento ad hoc per sensibilizzare gli operatori verso la riduzione dei disagi nei confronti dei consumatori. “Con le chiamate mute i consumatori non capiscono se dall’altra parte ci sia uno stalker, quando in realtà all’altro capo del telefono c’è un call center che ha fatto troppe chiamate automatiche, mettendo in attesa silente che riceve la chiamata”, ha precisato Iannini.

Altri tipi di chiamate, non coperte dalla normativa e che quindi non rientrano nel Registro delle Opposizioni – al quale possono registrarsi soltanto le utenze presenti sull’elenco telefonico – riguardano le chiamate che provengono da chiamante che non mostra il suo numero telefonico (“numeri oscurati”).

Una buona parte delle segnalazioni che giungono al Garante, infine, riguarda soggetti titolari di “utenze riservate”, che quindi non sono nell’elenco cui gli operatori commerciali possono attingere per effettuare chiamate promozionali: le utenze riservate non possono iscriversi al Registro delle Opposizioni, ma sono ugualmente soggetti che devono essere tutelati.

 

Le azioni del Garante

 

Il Garante ha svolto un’attività ispettiva nei confronti dei call center, ha sanzionato i comportamenti scorretti, ha siglato protocolli di intesa con Paesi dell’Est per rendere più facili gli accertamenti.

Non solo. Il Garante ha attivato anche una procedura di accesso ai numeri oscurati, tramite la compagnia telefonica di chi riceve la chiamata, che già da qualche tempo consente un contrasto più efficiente individuando il numero di chi chiama.

Il Garante è di recente intervenuto a favore degli utenti con numerazione riservata che sono esclusi dalle tutele offerte dal Registro delle opposizioni. E ha ricordato che le società di telemarketing non possono contattare un’utenza riservata senza il consenso preventivo dell’intestatario della linea.

 

L’auspicio del Garante

 

Come più volte ribadito dal presidente Antonello Soro, il Garante vorrebbe che fossero attribuite più responsabilità ai committenti delle campagne promozionali (che ora invece scaricano tutto sui call center e si scaricano da ogni responsabilità). Allargare la portata e l’efficacia del Registro delle opposizioni estendendo l’iscrizione al Registro di tutti gli utenti fissi e mobili in maniera tale da rendere possibile a tutti i cittadini di opporsi o meno alle chiamate. Ridurre il costo di consultazione a carico delle imprese. Aumentare il regime sanzionatorio.

 

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