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SosTech. Come cambia la tv in Italia e nel mondo

Dal palinsesto fisso all’on demand, dalla televisione con poco più di sei canali ai tablet con migliaia di ore di contenuto in punta di dita: ecco dove va la tv del futuro.

di Giordano Rodda |
tv on demand

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

La tv di ieri e di oggi

 

Non è necessario risalire al bianco e nero o al Rischiatutto. Italia, metà anni ’90, interno di una qualsiasi casa borghese: quasi sempre un solo televisore, preferibilmente in salotto, a volte anche in cucina e in rari casi in camera da letto. I canali? I tre Rai, i tre Mediaset e una manciata di reti minori e locali. Quando c’era un programma da seguire a tutti i costi, le attività serali ruotavano intorno a quello: cena alle otto e poi di corsa davanti allo schermo, magari per sorbirsi una buona mezz’ora di pubblicità.

 

Vent’anni dopo basta guardarsi intorno, tutto è cambiato. Gli orari? Non esistono più: ci sono i canali +1 e +24, per cominciare, la pausa in diretta, le funzioni come quella di Sky che consentono di tornare all’inizio di un programma. E soprattutto c’è l’on demand, lanciato da Netflix e ormai una realtà per tutti: quello che si vuole, quando si vuole, dove si vuole, anche in binge watching. Già, perché se un tempo c’erano soprattutto film e show, oggi sono soprattutto le serie a farla da padrone.

 

Per quanto riguarda i dispositivi, il cambiamento è forse ancora più netto. Inutile ricordare quando un tempo, osservando uno schermo da vicino, si potessero vedere chiaramente le luci rgb mentre adesso siamo nell’epoca del 4K. Ancora più rilevante è che oggi non solo televisori smart e meno smart, ma console di gioco, smartphone, tablet, decoder di ogni tipo sono in grado di connettersi a Internet con l’ADSL o sotto 3G/4G (basta consultare SosTariffe.it per trovare subito le migliori offerte per Internet mobile a questo proposito) per fungere da schermo personale.

 

E se si è fuori casa, visto che si tratta soprattutto di dispositivi mobili? Nessun problema: dopo Sky Go Plus e Premium Online, da oggi anche Netflix offre il download dei contenuti per la visione offline, in modo da poter sfruttare il Wi-Fi di casa quando lo si ha a disposizione per farsi una scorta sul proprio tablet o sul cellulare.

 

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I dati del rapporto Ericsson

 

La televisione, insomma, muta. E piace sempre di più ai suoi utenti: Ericsson ha appena dimostrato che il sorpasso della tv on demand su quella tradizionale è alle porte, già avvenuto per i più giovani e prossimo a riguardare tutti entro il 2020.

 

L’analisi della multinazionale svedese, che può contare il 40% del traffico mobile mondiale sulle sue reti, ha portato alla luce parecchi dati interessanti. Pe cominciare, i contenuti on demand e registrati hanno rappresentato ben un terzo delle ore totali di visione, e oggi il 40% ormai è on demand (quindi nemmeno lo streaming, anche se online, ma solo la differita).

 

In Italia YouTube è un po’ in discesa (il 43% dei consumatori lo guarda almeno una volta al giorno, contro il 47% dell’anno scorso), Netflix dallo 0% (è arrivato a ottobre 2015) è salito fino al 12% e sono andati in crescendo anche SkyGo e Sky Online (oggi NOW TV) di Sky, Infinity di Mediaset, TIMvision di TIM, Premium Play, sempre di Mediaset, Chili e anche le televisioni dei vari quotidiani, come Repubblica o il Corriere della Sera.

 

Una delle più grandi discriminanti nelle abitudini di visione è quella che riguarda ovviamente l’età: i Millennials sono sempre più abituati a vivere in un mondo on demand, e per i più giovani la stessa parola “palinsesto” comincia a suonare molto misteriosa. Per i giovani tra i 16 e i 19 anni lo smartphone è di gran lunga la scelta preferita, così come nessuno batte ancora la televisione tradizionale per chi ha da 25 anni in su, ma l’accoppiata smartphone+laptop ha la meglio sullo schermo classico fino ai 34 anni.

 

Differenze si notano anche per quanto riguarda le fasce sociali, con una casalinga su due che guarda la televisione normale mentre tablet, smartphone e PC portatili sono dominatori assoluti tra gli studenti.

 

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Le indicazioni per le aziende

 

Il campione, di 26 milioni di italiani tra i 16 e i 69 anni, ha fornito così l’immagine di un Paese che – malgrado i ritardi ormai quasi proverbiali sulla banda larga – si sta muovendo, come il resto del mondo, in un’unica direzione. “Le generazioni più giovani da tempo sono passati all’on demand, soprattutto attraverso lo schermo dello smartphone”, spiega Aurelio Severino, direttore della divisione Tv & Media di Ericsson. “Mai come quest’anno abbiamo notato un’attitudine diversa di consumo per fasce di età e tipologie di telespettatore trasversali: c’è chi guarda solo su mobile, chi usa per lo più i servizi streaming, chi guarda la tv lineare e chi passa dall’uno all’altra. Per restare rilevanti i network televisivi devono differenziare la loro offerta raggiungendo tutti. Non è un’operazione da poco”.

 

Già, perché questi dati non si limitano ad essere una curiosità statistica o un’interessante analisi sociale: sono degli orientamenti che parlano ai grandi colossi dei media, in un’epoca in cui sempre più si confondono con chi opera principalmente sul web.

 

È, del resto, l’epoca del quad play: i provider stanno accentrando su di sé sempre di più i diversi servizi, per un’offerta integrata rivolta alla più vasta clientela possibile. Basta guardare le promozioni nostrane: Fastweb ha da tempo un’offerta congiunta con Sky e la sua tariffa solo ADSL Joy dà diritto a 6 mesi di NOW TV; TIM ha addirittura un suo servizio personale di streaming e on demand, TIMvision, particolarmente curato anche dal punto di vista dell’hardware (il decoder opzionale, a 2 euro al mese, supporta anche il Super HD e i comandi vocali); Infostrada, con Absolute e All Inclusive Unlimited, regala 6 mesi di NOW TV; Vodafone, che al momento vanta la più veloce banda larga d’Italia, offre con IperFibra e IperFibra Family 3 mesi di Netflix in prova; Tiscali regala Infinity, e così via.

 

Una convergenza che funziona, naturalmente, in due direzioni. Da pochissimo Sky ha lanciato in Gran Bretagna anche il suo servizio di telefonia mobile, Sky Mobile, operatore virtuale che si basa sulla rete di O2 Ok, offrendo chiamate e SMS gratis a livello nazionale, piani personalizzabili e soprattutto l’integrazione con gli altri servizi di Sky.

 

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Fonti:

https://www.ericsson.com/thinkingahead/consumerlab/consumer-insights/tv-and-media-2016

https://corporate.sky.com/media-centre/sky-mobile

Vale la pena scaricare contenuti da Netflix?

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