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Se Facebook fallisce è un problema? Sì per i ricercatori di Oxford. Invece sarebbe il fallimento dell’oligopolio

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I ricercatori dell’Università di Oxford aprono il dibattito sulla necessità di introdurre un quadro normativo specifico per le piattaforme online, come Facebook, per proteggere gli utenti e le stesse società in caso di fallimento, perché “sono essenziali, sono società tecnologiche di importanza sistemica”.

Facebook è talmente grande che se crolla, se fallisce, farebbe ingenti danni. Non solo agli azionisti, ma “potrebbe avere conseguenze sociali ed economiche catastrofiche per innumerevoli utenti e società che si affidano quotidianamente alla piattaforma”. Ad affermarlo sono due ricercatori dell’università di Oxford, Carl Öhman e Nikita Aggarwal, secondo i quali il social network non rischia di fallire, ma con la loro analisi vogliono aprire l dibattito sulla necessità di introdurre quadro normativo specifico per le piattaforme online, come Facebook, WhatsApp, ec.., per proteggere i dati gli utenti e le stesse società in caso di fallimento, perché “sono ormai servizi essenziali, sono società tecnologiche di importanza sistemica”.

Per gli utenti, secondo i due ricercatori, il crollo di Facebook potrebbe avere ramificazioni di ampio respiro. “Sarebbe è un problema particolarmente acuto in molti paesi in via di sviluppo”, osserva Nikita Aggarwal,  “dove Facebook può essere il modo principale con cui le persone comunicano”. Inoltre, tra gli altri gravi effetti collaterali di una chiusura di Facebook, secondo l’analisi dei ricarcatori dell’università di Oxford, “potrebbebero esserci gravi problemi di protezione dei dati degli utenti attivi, che potrebbero essere anche venduti in una procedura fallimentare”.

In sostanza, dall’articolo pubblicato rivista Internet Policy Review, Carl Öhman e Nikita Aggarwal raccomandano di vincolare e regolamentare aziende come Facebook in modo da minimizzare i danni causati da un potenziale collasso. Concretamente i due ricercatori propongonoper Facebook&Co., lo status giuridico di società “tecnologiche di importanza sistemica” per dedicare loro un quadro normativo specifico, proprio come è stato fatto per gli “istituti finanziari di importanza sistemica”.

Osservazioni

Considerare Facebook, WhatsApp e Instagram come servizi essenziali al pari di scuola e sanità sarebbe la vittoria definitiva dei giganti del web e un fallimento della società democratica. Nei casi di down delle principali piattaforme online gli utenti sopravvivono ugualmente e utilizzano altri social. Invece, la caduta di Facebook&Co. sarebbe un fallimento dell’oligopolio digitale. Morto un papa se ne fa un altro. Vale anche per i social.

“Io eviterei di épater le bourgeois con uscite rocambolesche. Mi limito a fare osservare che il nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche, accolto con il più ampio plauso, ancorché abbia omesso di affrontare il tema fondamentale dell’assimilazione di molti servizi OTT a quelli di comunicazione elettroniche. Eppure, non c’è forse un tema di equivalenza? Se proprio si voleva esercitare la fantasia, quello era il terreno adatto, non un’improbabile qualificazione come servizi essenziali per gli utenti di Facebook”, ha detto a Key4biz Stefano Mannoni, professore di Diritto delle Comunicazioni all’Università di Firenze, già commissario Agcom.