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Microsoft scivola sulla buccia dell’AI, perché il titolo è crollato a Wall Street

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La domanda di sevizi cloud obbliga Microsoft ad aumentare la spesa in conto capitale per i data center, ma gli investitori nutrono seri dubbi sulla sostenibilità di questa strada. La disponibilità limitata di GPU tradisce Azure.

Il peggior risultato dal 2020, crollano le azioni Microsoft

La promessa di una crescita futura non basta più. Wall Street è stata chiara nelle ultime ore. È il momento di dimostrare che l’intelligenza artificiale (AI) può e “deve” generare non solo innovazione, ma anche ritorni economici sostenibili. I conti trimestrali da record di Microsoft sono la prova di questo nuovo corso, in parte già anticipato dai continui allarmi sulla “bolla non bolla” dell’AI.

Il gigante di Redmond ha chiuso i conti al 31 dicembre con un fatturato in crescita del 17% su base annua a 81,3 miliardi di dollari, ma qualcosa non ha convinto gli investitori e le azioni sono crollate del 12%. Il motivo? La mega spesa in data center, di cui l’azienda ha un disperato bisogno per stare al passo della domanda di servizi cloud.

Il risultato finale è stato un drastico taglio della capitalizzazione di mercato di Microsoft, mandando in fumo 357 miliardi di dollari, portandola a 3,22 trilioni di dollari alla fine delle contrattazioni di giovedì.

I dubbi sulla sostenibilità della crescente spesa per i data center e il cloud, trainata dall’AI

A mettere paura è stata la spesa in conto capitale, aumentata di ulteriori 37,5 miliardi di dollari. Parliamo di un +65%. Ssoprattutto, ha spiegato Davide Fumagalli su Mercati Finanziari, parliamo di spese di molto superiori alle aspettative, legate alla necessità di aumentare i propri datacenter e avere capacità computazionale sufficiente a sostenere la domanda di servizi cloud.
Una domanda sulla cui sostenibilità e profittabilità molti investitori iniziano a porsi dei dubbi, portando così a cancellare oltre 350 miliardi di capitalizzazione in un solo giorno.

Un tonfo pesantissimo, il peggiore dai tempi dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, spigato dal fatto che i ricavi di Microsoft nel settore del cloud non hanno impressionato e hanno alimentato i timori che le ingenti spese sostenute per la sua alleanza OpenAI non si traducano in una monetizzazione rapida.

Un giudizio che non sorprende, per chi ha seguito gli allarmi lanciati da più parti negli ultimi mesi, ma che comunque colpisce, perché il gigante tecnologico americano aveva comunque registrato utili in crescita del 26% a 51,5 miliardi di dollari.

La limitata disponibilità di GPU indebolisce Azure, deluse le aspettative degli analisti

La chiave di lettura è nell’analisi delle vendite di Azure, l’unità per il cloud computing, che sono risultate in rialzo del 38% e in linea con le previsioni degli analisti, ma in frenata dal trimestre precedente.

Microsoft ha spiegato che la crescita dellla business cloud unit sarebbe stata più robusta se l’azienda avesse destinato a questa divisione “una quota maggiore della propria flotta di server GPU”, invece di impiegarla per la ricerca e sviluppo interna e per il servizio Microsoft 365 Copilot.

Non è andata così e la crescita di Azure nel trimestre ha deluso le aspettative degli analisti. “Microsoft è un’azienda enorme, con diversi segmenti di dimensioni imponenti, basti pensare che sia Azure, sia M365 Commercial Cloud, superano i 20 miliardi di dollari a trimestre, ma il titolo in borsa si muove principalmente in funzione del dato di Azure”, ha scritto John DiFucci di Guggenheim.

Se avessi preso le GPU appena entrate in funzione nel primo e nel secondo trimestre e le avessi assegnate tutte ad Azure, il KPI sarebbe stato superiore a 40”, ha affermato Amy Hood, responsabile finanziario di Microsoft.

Paradossalmente, il gigante di Redmond ora non ha altra strada che continuare ad investire sempre di più e allo stesso tempo dimostrare che “questi sono buoni investimenti”, come si legge in un’analisi proposta da UBS.

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