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La rete unica sparisce dal PNRR, Tim crolla in Borsa

Crollo in Borsa per Tim. Il titolo, che non era riuscito a fare prezzo in avvio di seduta, è entrato in contrattazione, lasciando sul terreno oltre il 9% a 0,4048 euro. Alle ore 10,50 il titolo perdeva ancora più del 6%, per chiudere con una flessione del -5,52% a 0,42 centesimi.

Ad affossare il titolo l’articolo pubblicato oggi da Repubblica, secondo cui il PNRR trasmesso a Bruxelles di fatto sancisce l’addio da parte del Governo Draghi al progetto rete unica, archiviando definitivamente l’ipotesi sostenuta con forza dal precedente Governo Conte di un’integrazione tra Open Fiber e la struttura di Tim, con la maggioranza a quest’ultima. Ma con il Governo Draghi, la rete unica è sparita dai radar.

La notizia dell’abbandono da parte del Governo Draghi del progetto rete unica sponsorizzato invece dal Governo Conte 2 è stata rilanciata con dovizia di particolari anche dall’agenzia Bloomberg. Per il Financial Times, il Governo Draghi è contrario alla rimonopolizzazione della rete.

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Precisazione di Tim

“In merito alle indiscrezioni di stampa circolate nella giornata odierna, che hanno determinato un impatto negativo sull’andamento del titolo in Borsa, TIM comunica che presenterà un esposto alla Consob a tutela della società e dei suoi azionisti”. Lo scrive l’azienda in una nota a borse chiuse.

TIM evidenzia che risultano del tutto inappropriate e prive di riscontri oggettivi le interpretazioni, riportate dagli organi di stampa, relative ai contenuti del PNRR che ha come scopo la digitalizzazione del Paese e il completamento delle reti nelle aree in cui gli investimenti privati non sono sufficienti.

Non si comprende, infatti, la relazione tra il suddetto Piano e possibili aggregazioni delle società oggi operanti nel settore, atteso che, come più volte ricordato anche da rappresentanti di Governo, tali aggregazioni rientrano tra le operazioni di mercato rimesse esclusivamente alla volontà delle società coinvolte e dei loro soci”.

Gli analisti

“Notizia negativa per Tim se confermata visto che le cessioni delle quote di Open Fiber a Cdp e Macquarie” da parte di Enel “erano state viste dal mercato come il primo passo verso la creazione di una rete unica”, commentano gli analisti di Bestinver (rating buy, range di valutazione 0,75-0,85 euro su Tim). Per gli esperti “un progetto di co-investimento di Open Fiber e Tim sarebbe ancora positivo per Tim in quanto le consentirebbe di risparmiare spese per investimenti, ma crediamo che questa soluzione sia sub-ottimale rispetto alla creazione di una rete unica, che ridurrebbe la concorrenza nel wholesale”.

Reti ultraveloci nel PNRR

Nel piano italiano consegnato a Bruxelles si parla di “reti” al plurale, scrive il quotidiano. E non è affatto un caso, ma una necessità, per non incorrere in problemi antitrust, che se destinati ad un progetto di “rimonopolizzazione” della rete avrebbero rischiato di compromettere l’erogazione dei fondi europei del Recovery Plan.

Ed è per questo che il Governo Draghi, in due passaggi chiave del Pnrr, parla appunto di “reti ultraveloci”. E lo fa una prima volta a pagina 97 del documento ufficiale dove nero su bianco scrive che fra gli obiettivi generali del piano c’è la realizzazione di investimenti per reti ultra-veloci (banda ultralarga e 5G) sono stanziati 6,71 miliardi di euro. Una seconda volta, più nel dettaglio, a pagina 100, si parla di “reti ultraveloci” al plurale.

Reti ultra veloci vs rete unica

Lo stesso concetto viene ribadito anche nel documento relativo al PNRR diffuso dal Ministero dell’Innovazione e della Transizione Digitale che nel suo documento “Italia Digitale nel 2026”:

Reti ultra veloci

Obiettivo Digital Compass europeo: entro il 2030 connettività a 1 Gbps per tutte le famiglie e piena copertura 5G delle aree popolate.

La nostra ambizione è di raggiungere gli obiettivi europei entro il 2026 grazie al PNRR, recuperando questo gap e garantendo la connessione a 1giga a tutte le famiglie entro il 2026, incluse scuole, ospedali, periferie, centri urbani di piccole dimensioni e isole. Lavoreremo anche per diffondere lo sviluppo delle reti e dei servizi 5G.

A questo punto, dopo l’abbandono senza clamori del progetto “rete unica” sotto il controllo di Tim, sarà interessante capire in che modo il Governo Draghi intenda accelerare la copertura a banda ultralarga del paese. Nelle aree bianche, Open Fiber sarà chiamata ad accelerare la copertura, mentre il Governo spingerà sull’acceleratore della concorrenza nelle aree urbane del paese.

Colao: ‘Obiettivo è coprire tutti, lo faremo con delle gare’

“Penso che il ruolo giusto nel Pnrr ma anche nel quotidiano della politica sia pensare primo agli interessi dei cittadini, quindi noi pensiamo a chi porterà la banda larga in Alta Val Camonica e in Sila in Calabria; secondo di farlo in una maniera equilibrata che garantisca la scelta, la concorrenza, la pluralità dei soggetti, dopo di che le questioni societarie le devono valutare le società e poi eventualmente le autorità antitrust”. Lo ha detto oggi il ministro per l’Innovazione e la Transizione digitale Vittorio Colao intervenendo al webinar del ciclo ‘Obbligati a crescere’ in streaming sulle testate del gruppo Caltagirone editore. “Noi abbiamo uno scenario davanti a noi in cui – spiega – dobbiamo portare fibra, banda larga mobile, qualunque soluzione tecnologicamente atta a dare banda ultralarga a tutti. Lo faremo con delle gare, dei sussidi che potranno andare a operatori in concorrenza, operatori in collaborazione, operatori in consorzio, lo vedremo quando arriverà la gara; ma il nostro obiettivo è politico e di paese non di strutture societarie o di assetti societari” sottolinea Colao.

Bandi per le aree grigie banco di prova

Il vero banco di prova saranno le aree grigie, dove si attende la mappatura dell’esistente (già avviata da Infratel e pronta in una quarantina di giorni) e l’avvio di bandi che in linea con il nuovo codice delle comunicazioni elettroniche e in nome della neutralità tecnologica sposata in toto dal ministro Vittorio Colao, dovrebbero in teoria in sede di gara premiare il modello wholesale only di Open Fiber, e dall’altro favorire l’utilizzo di tecnologie 5G FWA in determinate aree più difficilmente raggiungibili con la fibra.

Leggi anche: Rete pubblica, Colao spinge su concorrenza e neutralità tecnologica (fibra, FWA e 5G)

Resta da capire cosa intenda fare Cdp, socio di maggioranza di Open Fiber con il 60% dopo l’acquisizione del 10% di Enel (il restante 40% è in mano al fondo australiano Macquarie). La Cassa detiene anche una quota del 10% in Tim, che a sua volta controlla il 58% di FiberCop, la società della rete secondaria partecipata dal fondo americano KKR (37,5%) e da Fastweb (4,5%).

Cosa deciderà di fare la Cassa?

Cederà la sua quota del 10% in Tim, per concentrarsi su Open Fiber?  

E Vivendi come si posizionerà?

Vedremo.  

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