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L. Paganetto: ‘Dibattito su Rete Unica datato, serve concorrenza e il giusto mix di tecnologie’

Le infrastrutture di rete di cui ha bisogno il nostro Paese devono essere realizzate nel minor tempo possibile e nel rispetto dei principi della concorrenza. Ce lo impone il cambiamento tecnologico in cui viviamo e con esso l’esigenza di utilizzare al meglio le risorse del NextGeEu.

Ma occorre aggiungere che se vogliamo utilizzare al meglio queste risorse, la scelta in materia di reti deve nascere da una precisa definizione degli obbiettivi che si vogliono perseguire e dall’esigenza di rispettare le condizionalità previste dall’Europa per l’uso dei fondi. Non dobbiamo infatti dimenticare che per l’approvazione dei progetti del PNRR contano gli obbiettivi, i risultati attesi, i tempi di realizzazione ed i vantaggi conseguiti con la realizzazione degli investimenti da realizzare.

Orientare gli investimenti: obiettivi, risultati, tempi e vantaggi

Cominciamo allora dalla definizione degli obbiettivi.

Il primo obbiettivo, quello più generale, è certamente quello di ottenere la massima copertura di connettività a 1 Gigabit come sollecitato dal Digital Compass della Commissione EU.

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Ma si tratta di un obbiettivo che, a sua volta, deve tener conto di come sta evolvendo la domanda di servizi di connessione perché la massima copertura deve essere accompagnata dalla soddisfazione dei diversi segmenti della domanda che non è solo quella delle famiglie, ma anche del sistema produttivo.

Non c’è dubbio che accanto alla domanda di connessione delle famiglie per la Dad e gli spettacoli, c’è quella, assai importante, legata all’effetto di trasformazione del digitale su economia, società e PA. In quest’ottica dobbiamo pensare ad investimenti che consentano domani la gestione a distanza dei flussi di traffico e in generale della mobilità, nonché quella legata all’utilizzo dell’internet delle cose, dell’intelligenza artificiale e dei Big data, nonché dell’automazione industriale, della rivoluzione elettrica dell’automotive e della gestione delle energie rinnovabili, infine della sanità a distanza.  

Sono esigenze che si impongono, e sempre più si imporranno, nel funzionamento dell’economia e a cui dobbiamo far fronte se non vogliamo perdere il treno dell’innovazione e della crescita.

I progetti che presenteremo dovranno essere necessariamente espressione di queste priorità se vogliamo partecipare con successo al quadro competitivo del prossimo futuro.

Ed è indubbio che se si adottasse questa scelta, risultati attesi e vantaggi conseguiti si potrebbero esprimere in termini di aumenti di produttività e crescita.

Esaurito il progetto di Rete Unica, quali modelli di business e quali tecnologie?

Circa la tipologia degli investimenti da realizzare, ciò che sta accadendo nell’evoluzione delle infrastrutture di rete mostra la presenza di un mix di tecnologie, assieme ad una forte competizione infrastrutturale.

La realtà vede reti fisse e reti mobili sempre più integrate ed un quadro in cui reti in fibra e investimenti in FWA viaggiano assieme a quelle per il 5G con l’FWA che è efficace nel completare la fibra sino alla connessione in casa, in particolare nelle aree grigie. Senza contare che la tecnologia satellitare sta decisamente avanzando.

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In quest’ottica il dibattito sulla rete unica appare datato ed in particolare lo è quello di una “rete unica verticalmente integrata” che si scontra, tra l’altro, con le esigenze di concorrenza previste in sede europea.

Non è da escludere quindi un modello con pluralità di operatori sulla rete fissa.

L’idea che la gestione della rete tragga beneficio dalla presenza di operatori “Wholesale-only” è sostenuta in un recente studio della società di analisi tedesca WIK.  Operatori Wholesale-only sono presenti in Irlanda, Francia, Portogallo, Spagna e Svezia. E la concorrenza ha un effetto positivo soprattutto, se accompagnata da un’attività di coordinamento centrale.

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Va detto però che, se vogliamo rispondere alla domanda di cambiamento tecnologico in atto, dobbiamo tener conto che, in ogni caso, un ruolo determinante lo gioca e lo giocherà il 5G, non solo per la sua velocità, ma soprattutto per i suoi vantaggi in termini di affidabilità e latenza.

Ed è questa la constatazione da cui occorre partire.

Non va peraltro dimenticato che ci sono ostacoli allo sviluppo del 5G rappresentati dall’elevato costo degli investimenti necessari. Secondo uno studio Bei dei 384 miliardi di euro investimenti necessari in Europa, i privati sarebbero disponibili a sostenerne non più di un terzo.

È per questa ragione che serve l’intervento pubblico, anche a ragione delle difficoltà che hanno le maggiori Telco europee a intraprendere impegnative attività d’investimento, sia per lo stato dei loro conti che per il grande impegno sostenuto per le aste delle frequenze del 5G.

Quel che conta, in ogni caso, è che dovendo stabilire delle priorità per gli investimenti si deve procedere alla soddisfazione della domanda di servizi di connessione, partendo dal processo di cambiamento ed innovazione in atto, piuttosto che da un’esigenza di principio come è quella della rete unica.

È perciò che il modello cui occorre puntare è quello di progetti infrastrutturali integrati perché è ormai chiaro che reti in fibra, FWA e 5G si integrano a vicenda.

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