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Il caso

ilprincipenudo. Il portale ‘Verybello!’ sommerso dalle critiche. Passo falso in vista di Expo2015?

Verybello!, il nuovo portale-vetrina di promozione culturale legato a Expo2015, è stato sommerso da migliaia di critiche contenutistiche-tecniche-formali-estetiche su web e social network.

di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente Istituto italiano per l’Industria Culturale - IsICult) |
Angelo Zaccone Teodosi

Nell’arco degli ultimi due giorni, s’è scatenata in rete una polemica, di impressionanti dimensioni quali-quantitative, sull’ultima buccia di banana sulla quale è caduto il Governo Renzi: il nuovo portale “Verybello! 1000+ Cultural Events”, che si pone (vorrebbe porsi) come vetrina e strumento di promozione delle attività culturali italiane, nella prospettiva dell’imminente Expo2015.

 

#ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) per Key4biz.
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La nuova piattaforma digitale intende proporre il calendario di più di 1.300 eventi culturali, collaterali al programma ufficiale dell’Expo: 300 mostre, oltre 200 eventi di musica e concerti, più di 250 eventi tra danza, teatro e opera. Si tratta di un calendario di sei mesi di iniziative, da maggio a ottobre 2015, suddivise per periodo, città e 12 “generi” convenzionali, utilizzando anche foto, geo-localizzazioni, video, link ai social e… – “ça va sans dire” – “storytelling”…

 

Presentato con (eccessivo) orgoglio dal Ministro Dario Franceschini sabato mattina a Palazzo Chigi, insieme alla Sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni, al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina, ed al Commissario Expo Giuseppe Sala, il portale è stato immediatamente sommerso da palate di fango, ovvero da centinaia anzi migliaia di pareri critici, sarcastici, beffardi: c’è chi ha contato oltre 15mila tweet di spernacchiamento, nell’arco delle prime 24 ore soltanto. In verità, Franceschini e colleghi avrebbero dovuto presentare il “cartellone culturale Italia” di Expo2015, ma l’attenzione è stata tutta attratta dal novello portale “Verybello! Viaggia nella Bellezza”, ovvero dalla sua “beta version”.

 

Questo ennesimo “caso” merita un’adeguata contestualizzazione scenaristica.

 

Le analisi critiche che andiamo sviluppando su questa rubrica ilprincipenudo fin dalla sua nascita nel luglio 2014 sono basate su due deprimenti constatazioni: l’Italia continua ad essere un Paese nel quale la lezione einaudiana del “conoscere per deliberare” viene quasi sempre ignorata; l’Italia continua ad essere un Paese nel quale il capitale relazionale conta più di qualsiasi capacità e professionalità, e meritocrazia-tecnocrazia rappresentano eccezioni alla regola.

 

Tutto questo è possibile (anche) perché il “sistema informativo” del “policy making” dell’Italia contemporanea continua ad essere assolutamente poco trasparente, inefficiente, inutile ai fini della conoscenza minima dei meccanismi decisionali e dei processi amministrativi che determinano la gestione delle risorse pubbliche.

 

Si blatera di “trasparenza”, senza che nulla venga concretamente messo in atto, se non operazioni di facciata (ovvero – alla fin fine – di pura propaganda): il Presidente del Consiglio ha simpaticamente scaricato a fine luglio del 2014 Carlo Cottarelli, perché forse troppo coraggiose erano state le proposte del commissario incaricato di mettere a punto un maxi-piano di tagli alle uscite dello Stato, ma a fine dicembre lo stesso Matteo Renzi ha lanciato con gran enfasi www.soldipubblici.gov.it, sito – curato dall’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), d’intesa con Banca d’Italia e Ragioneria Generale dello Stato – che dovrebbe “mettere online” le spese della Pubblica Amministrazione italica.

 

Qualcuno ha forse notato che questo sito (costato 46mila euro, ma soltanto per le consulenze esterne), che si propone di svelare al cittadino “Scopri quanto spende chi e per cosa” (così recita l’homepage), non consente di sapere a “chi” questi pubblici danari siano dati, ed esattamente per “che cosa”?!?

 

Un esempio?! Risulta che il Comune di Roma avrebbe speso per “incarichi professionali” (“codice Siope” n. 1307) ben 95 milioni di euro nel 2013, e 75 milioni di euro nel 2014: non esiste un minimo dettaglio di questo budget. Budget utilizzato per che cosa, di grazia? Pubblici danari assegnati a quali professionisti?! Il sito “soldipubblici” non ce lo dice.

 

Certo, lapalissianamente, meglio 1 dato 1 che 0 (zero) dati… Certo, comunque “beati monoculi in terra caecorum”, ma questa è la… “trasparenza”?! E questo è… “open data”?! Il sito “informativo” soldipubblici.it, così come il primo voluto da Renzi, “Passodopopasso” (il cosiddetto “portale dei 1.000 giorni”, ideato da Proforma – già consulenti di Renzi per le primarie del 2013 – e costato circa 200mila euro), non sembra concretizzare un’idea di trasparenza basata su logica “open data” reale e, soprattutto, su un’esigenza di fruibilità agevole ed intelligente, di utilizzazione realmente critica del dataset.

 

Anche in questi casi, infatti, i dati ci sono (sulla carta, cioè… su web), ma non si concretizza lo spirito autentico dell’“open data”, ovvero una disponibilità piena, aperta e trasparente delle informazioni della Pubblica Amministrazione. E quindi – come scrivevamo – il “mondo di mezzo” sopravvive indisturbato.

 

E basti qui ricordare l’intelligente provocazione messa in atto dal team di TheFool (società di monitoraggio web di cui è Ceo Matteo Flora), che ha cercato di rendere più fruibili i dati del portale governativo, attraverso la sperimentazione di una propria autofinanziata versione “reloaded” del sito istituzionale (www.soldipubblici.thefool.it), messa online dal 19 gennaio, che consente utili comparazioni anche attraverso un’agevole infografica.

 

Ovviamente lo sforzo di TheFool non può risolvere il deficit fondamentale: “a chi” questi danari, ed esattamente… “per che cosa”?! Il sito voluto da Renzi appare addirittura più arretrato (cognitivamente) del pur deficitario ma comunque commendevole progetto di trasparenza avviato nel luglio 2012 dall’allora Ministro Fabrizio Barca, che lanciò “OpenCoesione”, portale sull’attuazione dei progetti finanziati dalle politiche europee di coesione (2007-2013): provate però a capire dove e per cosa e come siano state spese esattamente le decine di milioni di un progetto speciale per la promozione culturale per il Sud denominato “Sensi Contemporanei”

 

Pochi intimi lo conoscono, ma “Sensi Contemporanei” è il mega-progetto di “Promozione e diffusione dell’arte contemporanea e valorizzazione di contesti architettonici e urbanistici nelle Regioni del Sud d’Italia” alias giustappunto “Sensi Contemporanei”. Ampia l’articolazione: “Sensi Architettura e Urbanistica”, “Sensi Arti Visive”, “Sensi Cinema e Audiovisivo”, “Sensi Teatro e Spettacoli dal Vivo”, “Sensi Nautica”, “Sensi Turismo”, “Sensi Design”, e (poteva mancare?!) “Sensi Formazione”.

 

Esiste un rapporto valutativo su questa mega-iniziativa?! Il Ministero (sia esso Mibact o Mef) ha forse prodotto un dossier documentativo, accurato e trasparente, per spiegare agli “stakeholder” (ovvero ai cittadini tutti) come sono state utilizzate queste risorse? Non (ci) risulta. Nemmeno Franceschini, lo sa. E ciò basti. Trasparenza zero.

 

In questo scenario di inesistente trasparenza reale e di perdurante pervasiva vischiosità delle informazioni sulla “res publica” italica, è del tutto naturale che si riproducano fenomeni che in un Paese civile non dovrebbero concretizzarsi: il caso ultimo è appunto lo scandalo del nuovo portale, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo insieme ad Expo 2015, denominato “VeryBello!” (e già dal “naming”, si può comprendere molto, anche se non è certo questo il problema essenziale).

 

Non siamo noi, questa volta, ad intingere per primi nell’inchiostro sanguigno: a  poche ore dalla presentazione, s’è scatenato un incredibile flusso di critiche su web, ed a distanza di giorni, il nuovo portale è divenuto un vero e proprio “caso”. Un caso di mala gestione della politica culturale e turistica italiana. Un ennesimo caso.

 

Non siamo noi a voler manifestare critiche, argomentate ed accurate, manifestate da una pluralità di intelligenze, dall’avvocato antagonista Guido Scorza (che lamenta – tra l’altro –come siano state violate dal sito ministeriale regole essenziali di tutela dei diritti d’autore) al “digital champions” Riccardo Luna (che scrive di “approssimazione digitale” e si pone saggi quesiti anche sul senso stesso del proprio ruolo di inascoltato consulente istituzionale), da un analista tecnico come il succitato Matteo Flora (che critica severamente alcuni deficit del portale) alla redazione di una testata specializzata qual è “Artribune” (anch’essa discretamente impietosa). Ma questo è soltanto un florilegio, ed ora dopo ora la protesta cresce in rete. Per un’ulteriore analisi tecnica, si rimanda anche alla recensione pubblicata oggi da “Key4biz”, a cura di Flavio Fabbri.

 

Tra la gran quantità di errori evidenziati in rete da decine e decine di utenti critici del sito “Verybello!”, ci limitiamo a segnalare che i collegamenti ai siti delle singole iniziative spesso linkano alla homepage invece che alla pagina dell’evento, o addirittura a una brochure in pdf sul sito web…

 

È stato giustamente osservato che il fatto che migliaia di persone critichino un progetto, rendendolo quindi paradossalmente visibile sul web, non è cosa di cui vantarsi, se non nell’ottica del motto di Oscar Wilde “nel bene o nel male, purché se ne parli”, che pure riteniamo non dovrebbe essere propria delle istituzioni (serie).

 

E peraltro andrebbe evidenziata un’altra criticità, e qui ci mettiamo del nostro (da decenni – da studiosi di politiche culturali e economie mediali – lamentiamo questo incredibile deficit cognitivo): il Ministero non dispone nemmeno di un database accurato dei festival che rendono culturalmente ricco il nostro Paese! Non è infatti mai stato promosso né realizzato un censimento accurato delle iniziative nei settori teatrale, musicale, cinematografico ed in generale delle varie arti dello spettacolo.

 

Il Mibact finanzia peraltro – attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) – centinaia e migliaia di iniziative “promozionali”, senza che sia mai stata realizzata una minima anagrafe aggiornata, step indispensabile per avviare una inesistente analisi di impatto (socio-economica, oltre che culturale). Altro che analisi di efficienza ed efficacia dell’intervento della mano pubblica: al Mibact, mancano i fondamentali.

 

Questo è lo stato dell’arte delle conoscenze di cui (non) dispone il dicastero. E se si parte da database fallace (e fallato), come si può sperare di costruire un portale che promuova la conoscenza utilizzando la strumentazione del web??? Si ricordi sempre il fondamentale principio ermeneutico “Siso”, che internet amplifica (“siso” è l’acronimo di “shit in, shit out”, ovvero “if you’re putting shit data into an experiment, you’re going to get shit data out”).

 

Sappiamo che i renziani bolleranno queste critiche come mugugni, e sappiamo che coloro che sono presi dall’entusiasmo del “fare” cestineranno questo “criticare”, ignoreranno questo nostro “rumore di fondo” da Nano Brontolo, continuando sicuri ed imperturbabili lungo la loro intrepida via. Hanno il potere per farlo (pur legittimato da un parlamento anomalo, ma questo è un altro discorso), hanno le risorse per farlo (facendo finta di ignorare che la spesa sociale del Paese ha subito tagli drammatici, come ha documentato in modo inquietante l’eccellente Riccardo Iacona su Rai3 in “Presa diretta”, nella puntata di domenica 25 gennaio, intitolata “Famiglie abbandonate”).

 

“Verybello!” è oggetto di tantissime critiche, contenutistiche-tecniche-formali-estetiche… Il Ministro ha reagito, nel pomeriggio di sabato, con un piccato tweet: “In 6 ore 500.000 accessi a verybello.it! Come speravamo, grande pubblicità da ironie, critiche e cattiverie sul web… Verygrazie!”.

 

Evidentemente autocritica ed autoironia non sono punti forti dell’ideologia e del carattere del nostro ministro alla cultura. Altri (più seri), in altri (più seri) Paesi, avrebbero onestamente riconosciuto che un portale sbeffeggiato dalla quasi totalità degli osservatori del sistema culturale e turistico italiano non è una reazione provocata dai soliti malmostosi grillini, ma una unanime bocciatura evidente di un progetto mal impostato. Che forse andrebbe ritirato, perché un Ministero non può mostrarsi così velleitario.

 

Se il Ministero ed Expo2015 avevano fretta di mettere online un sito evidentemente destinato anzitutto ai visitatori stranieri, sarebbe stato fondamentale metterlo a disposizione, da subito, in almeno una seconda lingua (oltre all’italiano): il che – incredibilmente – non è stato. È stato poi costruito un “aggregatore” di notizie che viola le più elementari  regole dell’usabilità internet. Non si comprende con quale logica vengono selezionate e proposte le notizie, e se è all’opera una redazione in grado di selezionare al meglio, ovvero di separare il grano dal loglio. Temiamo di no, visti i primi risultati, e lo scetticismo estremo che emerge dal web.

 

E veniamo ad un altro punto dolente: quanto è costato questo simpatico portale?! Non è ben chiaro. Qualcuno ipotizza 5 milioni di euro, e subito viene alla mente lo scandalo dello storico portale di promozione turistica “italia.it” (per chi vuole approfondire, resta preziosa l’attenzione “monografica” del tenace Francesco Aprile e del suo sito specializzato “Magicitaly”), ma forse questo budget è relativo all’insieme delle attività di comunicazione del progetto, e – secondo voci emerse dal web, poi confermate dallo stesso Franceschini in un post sul blog dell’avvocato Scorza su “il Fatto Quotidiano” – il sito è costato “soltanto” 35mila euro…

 

Chi ha materialmente realizzato questo portale, che, apparentemente è del Mibact, ma è stato affidato ad una agenzia non particolarmente nota (Lola et Labora srl, di cui è amministratore Andrea Steinf, creativo che ha lavorato – tra gli altri – per la Luiss e Pitti Immagine)? Non si ha traccia della procedura pubblica di affidamento, ma immaginiamo ci sia stato un bando: sarebbe bello leggerlo, ma forse, essendo budget “sotto soglia” (il “tetto” di 40mila euro previsto il Testo Unico sugli Appalti), non se ne avrà mai cognizione…

 

E perché Franceschini ha deciso di lanciare un nuovo sito, invece di stimolare una rapida rigenerazione del portale “italia.it” affidato all’Enit, magari passando dalla teoria alla pratica, rispetto alle tante belle idee maturate all’interno del già dimenticato TdLab – Laboratorio sul Turismo Digitale?!

 

Qualche mese fa, un’edizione di questa nostra rubrica era intitolata significativamente La (non) politica turistica del Governo Renzi: dallo scandalo Italia.it alla confusione del Td Lab. “Verybello!” conferma purtroppo quest’andamento confuso ed erratico, approssimazione e velleitarismo: dilettanti allo sbaraglio. Delle due, l’una: o Franceschini ed il suo staff non legge “Key4biz” (e ciò non vogliamo credere, data l’attenzione del Ministro verso le nuove tecnologie), oppure anche loro son convinti che l’esercizio della critica è inutile attività (che disturba il capitano sulla plancia) e che deve prevalere un decisionismo del “fare”, che ha i suoi tempi rapidi e ritmi convulsi, e deve “quindi” ignorare i criticoni, i mugugnatori, i gufi. Anzi, per parafrasare il tweet del Ministro… i “cattivi”. È vero, Ministro, in casi come questo, siamo – e fieri siamo di essere – cattivi, anzi proprio cattivoni. Se questa Lei la ritiene “cattiveria”, sappia ce ne facciamo civico vanto.

 

È opportuno segnalare che qualche giorno prima, ovvero mercoledì 21, il Ministro Maurizio Martina ed il Commissario Expo Giuseppe Sala avevano presentato a viale Mazzini, insieme al Direttore Generale Luigi Gubitosi, “Le idee di Expo 2015 – Verso la Carta di Milano”, ovvero le iniziative di collaborazione tra Rai ed Expo. Ed una settimana prima, giovedì 15 gennaio, sempre a viale Mazzini, lo stesso Dg Gubitosi aveva presentato, proprio insieme al Ministro Franceschini, il progetto “Italia: viaggio nella bellezza”, ovvero una serie di documentari e prodotti multimediali per diffondere una maggiore conoscenza del patrimonio artistico, storico e archeologico del nostro Paese..

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Che bello tutto questo pullulio di iniziative, questo stimolante policentrismo d’attività… Anche se, in tempi di “spending review” (e di tagli crudeli ai budget culturali), un po’ di concentrazione e razionalizzazione sarebbero forse auspicabili. In effetti, una domanda sorge (sorgerebbe, in un Paese normale) spontanea: ma Franceschini e Gubitosi e Sala non hanno pensato che forse poteva (potrebbe) essere giustappunto la Rai il perno ed il volano della miglior promozione del turismo culturale italiano, anche durante Expo 2015?!

 

Forse le risorse dell’Expo destinate alla promozione della cultura potrebbero essere “sinergizzate” con le risorse di cui dispone Rai e con le risorse messe a disposizione dal Mibact (anche attraverso il “riformando” Enit)… Scrivevamo, non a caso, pochi giorni fa, “Il dialogo fra Rai e Mibact è discontinuo e frammentario”.

 

Ricordiamo che qualche anno fa una sinergia tra Rai ed Enit era peraltro stata tentata, con risultati interessanti, attraverso il progetto “Italy. Much More”, curato dall’allora Rai Trade, che pure era rientrato nel “Piano strategico per lo Sviluppo del Turismo in Italia. Leadership, Lavoro, Sud” del gennaio 2013, voluto da Piero Gnudi, allora Ministro per gli Affari Regionali il Turismo lo Sport…

 

Ma, si sa, cambiano i ministri e cambiano i cda e finanche la dirigenza apicale in Rai, ed iniziative sperimentali valide come quella vengono dimenticate (se non addirittura rimosse). Ed ancora una volta prevale la parcellizzazione di iniziative, la frammentazione di progetti. E quindi il rischio, ancora una volta, di dispersione di energie e di risorse pubbliche.

 

Peraltro, per Expo2015, il Governo qualche soldino, sul piatto, l’ha certamente messo.

Sarebbe anche interessante comprendere come vengono utilizzate – per “cosa”, “dove”, “come”, assegnate “a chi”…  (a proposito di “trasparenza”) – tutte le risorse per Expo2015 (oltre le briciole destinate alla cultura, intendiamo), ma su quest’argomento, di ben più ampia portata, ci sarà presto occasione di tornare. Chi cura la sezione “trasparenza” ed “open data” di Expo2015?!

(continua…)

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