Mercato mobile

Iliad, primi test di rete. In Italia con il marchio ho. mobile

Primi test di rete per il quarto operatore low cost in arrivo nel nostro paese non prima di gennaio, ma senza il marchio FREE proprietà di Vodafone in Italia.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Dopo l’accordo siglato con Wind Tre per la cessione di alcune frequenze mobili, dalla fine del 2016 sono in corso le prime installazioni della nuova rete italiana di Iliad, il quarto operatore low cost che sbarcherà nel nostro paese a gennaio 2017 e punta al 25% del mercato italiano del mobile. L’operatore low cost, che presumibilmente in Italia sarà sul mercato con il marchio ho. Mobile, ha ricevuto il primo blocco di frequenze 2600 Mhz e da alcune settimane in diverse città del nostro paese gli utenti hanno notato la presenza di una nuova rete, reperibile con ricerca manuale con il codice identificativo 222-50 (222 è il Mobile Country Code e 50 corrisponde al codice identificativo dell’operatore). Secondo il sito universofree.com, si tratta dei primi test di Ran sharing sulla rete Wind Tre con l’identificativo temporaneo 222-50.

 

Test di rete in corso

Nel contempo, sulla base dei dati dell’Arpa Lombardia, è stato possibile identificare le prime installazioni della rete di Iliad Italia in diversi comuni della Lombardia (Cormano, Lainate Chiasso, Rozzano, Paderno Dugnano, Rho, Cesano Maderno, Lissone).

Le antenne non sono ancora attive a Milano, ma di certo test di rete saranno in atto anche in altre regioni italiane.

Per quanto riguarda il marchio che sarà utilizzato in Italia quel che è certo è che quello classico con cui è conosciuto in Francia, vale a dire “Free”, non è utilizzabile nel nostro paese. Secondo diversi i siti specializzati, fra cui Mvnonews.com, Iliad lancerà il nuovo operatore con il marchio ho. Mobile (“ho” come prima persona singolare del verbo avere, seguito da un punto e da Mobile).

 

Marchio FREE non disponibile in Italia (è di Vodafone)

Il marchio FREE in Italia non è disponibile, se l’è accaparrato Vodafone, depositandolo il 23 dicembre 2016 all’UIBM (Ufficio italiano brevetti e marchi) insieme con altri marchi simili come “FREE GIGA”, “FREE MOMENT”, “FREE DATA”, “FREE WEEK” e “FREE DAY”. Il che lascia presupporre che Vodafone stia pensando al lancio di nuove offerte, forse legate al debutto di un suo operatore virtuale (di cui si vocifera da tempo, magari low cost, a maggior ragione dopo il recente lancio del gestore per under 25 Voxi in Uk), per competere con l’operatore transalpino e con Kena Mobile, l’operatore mobile no frills già lanciato da Tim che proprio in questi giorni sta vivendo problemi di connessione in entrata e in uscita.

 

Fisso e 5G in prospettiva    

Infine, non è escluso nel medio lungo termine (dopo il lancio nel mobile) un allargamento del business italiano di Iliad nel fisso, come confermato dal direttore generale di Free Maxime Lamborghini il primo settembre scorso, in occasione della semestrale, con esplicito riferimento alla presenza di Enel (azionista di Open Fiber insieme a Cdp ndr) nell’arena della fibra italiana. Tanto più che ha precisato Lamborghini, “in Italia soltanto il 60% delle abitazioni dispone di un accesso fisso, mentre in Francia siamo intorno al 90%”. Lamborghni ha infine confermato il possibile interesse a partecipare alla prossima asta italiana per le frequenze 5G.

 

Assunzioni e investimenti

Prosegue intanto la campagna assunzioni di Iliad in Italia, che, ha in programma investimenti fino ad oltre 1 miliardo di euro sul territorio nazionale e la creazione di un migliaio di posti di lavoro in Italia.

Per il progetto italiano sono in agenda investimenti complessivi “superiori a 1 miliardo di euro”, ha precisato il direttore finanziario del gruppo francese, Thomas Reynaud“Nel primo semestre abbiamo speso circa 60 milioni di euro, nel secondo semestre ne investiremo circa 300. In seguito, quello che è sicuro e certo è che pagheremo 210 milioni a Wind/3 per parte delle frequenze nel 2018 e altri 180 milioni nel 2019”, ha spiegato il cfo, che ha aggiunto: “Ci sono poi i fondi già stanziati per le frequenze da pagare allo stato italiano, di cui 220 milioni, appunto, da versare nella seconda metà di quest’anno e 240 milioni nel 2020-2029. Nell’insieme si tratta di circa 600 milioni di investimenti su tre anni dal 2017 al 2019. Oltre agli investimenti nelle frequenze, “ci saranno poi gli investimenti nella rete mobile, per il lancio commerciale e le assunzioni”.

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