Piano d'azione UE

eBook, Italia apripista. Entro l’anno Iva ridotta in tutta la Ue

Per la fine del 2016, Iva uguale per carta e digitale. Italia in anticipo, dallo scorso anno Iva abbattuta al 4% per gli eBook.

di Raffaella Natale | @RaffaNatale |
eBook

La Commissione Ue ha presentato il piano di azione per ammodernare l’attuale sistema europeo dell’Iva. Tante importanti novità, annunciate ieri a Bruxelles dal Commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici, che impatteranno sul mercato e che riguardano anche gli eBook e i giornali online.

Il sistema, ha indicato Moscovici, sarà “più semplice, più impermeabile alle frodi e business-friendly”.

E per la fine dell’anno, ha aggiunto il Commissario, la Ue “proporrà di equiparare l’Iva dei libri digitali con quella dei cartacei” anche per risolvere lo “sfasamento tra la normativa attuale e l’economia digitale“.

La Commissione Ue ha, quindi, dato seguito alla promessa del presidente Jean-Claude Juncker di avviare la riforma su Iva ed eBook entro 2016.

 

Il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha accolto con grande soddisfazione l’annuncio di Bruxelles: “Dopo scelta italiana sull’Iva #Ebook la Commissione Europea cambia linea. Ora si può dire davvero che #unlibroèunlibro!”.

Questo il tweet di Franceschini che fa riferimento alla campagna dell’Associazione Italiana Editori (AIE) a sostegno dell’abbattimento dell’Iva per i libri digitali, appoggiata dal Ministro ma anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che lo scorso anno dal Salone del libro di Torino aveva lanciato un appello all’Ue chiedendo ‘regole condivise’ sulla riduzione dell’aliquota.

 

 

Ricordiamo che in Italia dal 1° gennaio 2015 agli eBook viene applicata un’Iva ridotta al 4% (prima era del 22%). Il nostro Paese però sapeva di rischiare la procedura di infrazione Ue, come è successo alla Francia e al Lussemburgo che dal 2012 hanno già applicato un regime ridotto violando però le regole comunitarie, come ha poi stabilito una sentenza della Corte di Giustizia.

Ben si comprende quindi come questo intervento Ue fosse atteso da molti Paesi membri.

 

“L’annuncio del Commissario europeo agli affari economici e al fisco Pierre Moscovici di equiparare entro la fine dell’anno l’Iva dei libri digitali con quella dei cartacei – ha scritto in una nota Franceschini – è un’ottima notizia. Finalmente dopo la scelta del governo italiano anche per l’Europa un libro è un libro, a prescindere dal formato in cui è pubblicato. Una decisione di buon senso alla quale si è arrivati grazie al forte impegno in sede Ue del nostro Paese”.

 

Soddisfazione anche da parte di Federico Motta, presidente AIE. “Tutta l’Europa può cominciare a dire che #unlibroèunlibro”, scrive Motta in un post, in cui parla di una “svolta molto attesa”.

L’Europa, ha detto ancora Motta, “si avvia verso il riconoscimento ufficiale che un libro è sempre un libro, al di là del supporto. La consideriamo una grande vittoria, non solo dell’Europa ma dell’Italia, della nostra campagna #unlibroèunlibro e del Governo italiano. Perché certo noi abbiamo lanciato una campagna di grande successo, ma senza l’impegno del Governo, e del ministro Franceschini in particolare, che ne ha fatto un elemento qualificante della Presidenza italiana dell’Ue, sarebbe stato un appello vano”.

“#unlibroèunlibro – ha concluso Motta – ha avuto una tale eco da essere poi replicata da iniziative analoghe delle associazioni degli editori francesi (Syndicat national de l’édition, con la campagna #thatisnotabook) e svedesi e da essere sostenuta dalla Federazione degli Editori Europei (FEP). L’obiettivo, dichiarato, era proseguire il lavoro fatto dall’Italia, per convincere, forti del supporto dei lettori europei, gli altri Paesi Ue. Bene, oggi possiamo dire che ci stiamo riuscendo”.

 

Le attuali norme sull’Iva, commenta la Commissione Ue, vanno riviste con urgenza, in modo da “supportare meglio il mercato comune, facilitare il commercio transfrontaliero e tenere il passo dell’economia digitale e mobile“. L’Iva gap, cioè la differenza tra le entrate previste derivanti dall’Iva e quelle effettivamente raccolte negli Stati membri, nel 2013 è stato di quasi 170 miliardi di euro.

Questo ammanco, ribadisce Moscovici, rappresenta “un enorme spreco di denaro che potrebbe essere investito nella crescita e nella creazione di posti di lavoro. E’ ora di riprendersi questi soldi. Intendiamo anche dare gli Stati membri maggiore autonomia nello stabilire le proprie aliquote Iva ridotte. Il nostro piano di azione darà soluzioni su ciascuno di questi punti”.

L’esecutivo sottolinea anche che le frodi transfrontaliere sull’Iva causano perdite stimate di circa 50 miliardi di euro l’anno nell’Ue. L’attuale sistema dell’Iva “resta frammentato e crea oneri amministrativi consistenti, specialmente per le PMI e le società che operano online“.

 

Per Moscovici, il fatto che manchino all’appello circa 170 mld di euro di Iva non riscossa nell’Ue costituisce

 

Tra le principali novità: avviare un sistema unico per l’imposta sul valore aggiunto; misure a breve termine per abbattere le frodi relative all’Iva; l’aggiornamento del quadro delle aliquote Iva e opzioni per garantire agli Stati membri una maggiore flessibilità nel fissarli; un piano per semplificare le regole sull’Iva per il commercio elettronico nel contesto del Mercato Unico Digitale e un pacchetto complessivo relativo all’Iva per rendere la vita più semplice alle PMI.

 

Sulle aliquote, in particolare, la Commissione propone due opzioni: la prima è quella di mantenere l’aliquota standard minima del 15% e di rivedere regolarmente la lista di beni e di servizi che beneficerebbero di aliquote ridotte, sulla base dei suggerimenti degli Stati membri; la seconda è di abolire la lista di beni e servizi che possono beneficiare di aliquote ridotte.

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