La sentenza

eBook, la Corte di Giustizia Ue boccia l’Iva ridotta. Italia a rischio

Con una sentenza di oggi la Corte di Giustizia Ue boccia l’Iva ridotta sugli eBook applicata da Francia e Lussemburgo. Italia a rischio. La Commissione promette: 'Entro il prossimo anno revisione del sistema'.

di Raffaella Natale | @RaffaNatale |
eBook

Nessun Iva agevolata per gli eBook. Con una sentenza di oggi la Corte di Giustizia Ue boccia l’abbattimento dell’Iva sui libri digitali introdotto in Francia e Lussemburgo a partire dal 2012.

I giudici di Strasburgo hanno così accolto il ricorso della Commissione europea che riteneva l’Iva ridotta sugli eBook non in linea con le regole Ue. La Corte le ha dato ragione, ma dalla Ue fanno già sapere che entro il prossimo anno interverranno per modificare il sistema Iva.

“La Commissione Ue apprezza che gli Stati membri possano voler inserire la cultura tra le priorità della loro politica fiscale. Deve essere fatto nel quadro normativo comunitario. Per questo motivo la Commissione intende affrontare la questione con un’ampia revisione del sistema Iva, ora in preparazione. Speriamo di essere in grado di comunicare su questo nel prossimo anno”, ha dichiarato la portavoce dell’esecutivo Ue su Tasse e dogane Vanessa Mock.
Su Twitter il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz ha commentato: “Oggi le industrie culturali e creative hanno bisogno del nostro sostegno. La sentenza sugli eBook deve essere subito affrontata dalla Commissione Ue”. Un tema particolarmente caro al leader socialdemocratico che com’è noto, sin da giovane ha lavorato in diverse case editrici e dal 1982 sino al 1994 è stato anche il proprietario di una libreria a WurselenB

Le cose però al momento stanno così e adesso anche l’Italia è a rischio.

Il nostro Paese si trova in una posizione difficile, avendo abbattuto al 4% l’Iva sui libri elettronici a partire dal 1° gennaio 2015.

Il governo ben sapeva del rischio al quale andava incontro ma ha deciso di andare avanti lo stesso. Dal Ministero alla Cultura si spiegava che la differenza dell’Italia rispetto agli altri casi europei consiste nel fatto che la norma Franceschini non interviene per modificare l’elenco di beni soggetti a Iva agevolata ma, in via interpretativa, per ricondurre a una categoria già esistente – quella dei libri – un’ipotesi specifica (il supporto elettronico) che altrimenti rischierebbe di venire discriminata sotto il regime fiscale.

Questo, secondo il Ministro, escluderebbe un intervento della Ue contro l’Italia.

Vedremo, perché la sentenza sembra dire altro.

 

Gli editori a Juncker: ‘Intervenga sulla Direttiva per evitare storture’

 

Non si è fatta attendere la mossa degli editori italiani e delle altre associazioni europee che hanno scritto una lettera aperta al presidente della Commissione Juncker, al presidente del Parlamento europeo Schultz e al presidente del Consiglio europeo Tusk affinché “si intervenga sulla direttiva comunitaria per eliminare la stortura che penalizza lo sviluppo del libro e della lettura nell’intero continente”.

Un testo proposto dalla Federazione degli Editori Europei (Fep), dalla Federazione delle associazioni europee degli scrittori (Ewc) e dalla Federazione europea e internazionale dei librai (Eibf), sottoscritto dal presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie) Marco Polillo: “Noi, rappresentanti del mondo del libro, siamo fermamente convinti – si legge nella lettera – che il valore di un libro non dipenda dal suo formato o dal modo in cui i lettori vi accedano. Per questo sollecitiamo la Ue ad agire rapidamente per modificare la legislazione in materia, per consentirne l’adeguamento al progresso tecnologico e per rimuovere un serio ostacolo allo sviluppo del mercato eBook. Un’iniziativa della Commissione in questa direzione si inserirebbe nel suo programma di lavoro in cui si afferma che “le barriere al digitale sono barriere all’occupazione, alla crescita e al progresso”.

“L’Italia ha già fatto la propria scelta verso una equiparazione delle forme di lettura – ha commentato Polillo – ma da cittadini ed imprenditori europei pretendiamo che anche l’Ue affronti la questione in maniera definitiva consentendo agli Stati membri di sancire una verità a nostro avviso inconfutabile: un libro è un libro“.

 

La sentenza

 

Tornando alle regole Ue, l’articolo 98 della direttiva Iva 2006/112/Ce consente agli Stati membri di applicare aliquote ridotte solo alle operazioni relative a determinati beni e servizi, a condizione, però, che siano specificamente indicati nell’Allegato III alla direttiva.

Tra i vari beni e servizi riportati nell’Allegato nella sua originaria versione, comparivano solo i libri cartacei ampliati poi a quelli forniti ‘su qualunque supporto fisico’, senza alcun riferimento a quelli veicolati attraverso internet.

L’esclusione degli eBook dalla categoria dei beni o servizi qualificabili per l’aliquota ridotta è stata poi rafforzata dall’introduzione di una nuova proposizione all’articolo 98 della direttiva secondo cui “le aliquote ridotte sono in ogni caso escluse per i servizi forniti elettronicamente”.

Scopo di tale disposizione è di far applicare una sola aliquota (quella ordinaria) per ciascun Paese di consumo, quando già nei 28 Stati membri le aliquote ordinarie sono diverse e variano tra il 15 e il 27%.

Nella sentenza di oggi la Corte ha puntualizzato che le regole europee prevedono la possibilità di un’aliquota Iva ridotta per i libri, ma solo se su un supporto fisico che è parte integrante del libro, cioè la carta. La Corte ha stabilito che l’eBook necessita di un supporto fisico per essere letto, come per esempio un computer, ma “questo supporto non è fornito insieme al libro elettronico,” precisa la Corte nella nota stampa, cosicché l’Allegato III non include nel suo ambito di applicazione la fornitura di tali libri.

Ricorda inoltre che le regole Ue in materia di Iva “vietano la possibilità di applicare un’Iva ridotta a qualunque servizio fornito per via elettronica.”

La nota aggiunge che “secondo la Corte la fornitura di libri elettronici costituisce un servizio di questo tipo”.

E’ possibile considerare l’eBook come un bene più che un servizio, ma “ha scartato questo argomento” in quanto “solo il supporto fisico che consente la lettura di un eBook può essere considerato come un bene, ma questo supporto fisico è assente nelle forniture di libri elettronici”.

 

Francia e Lussemburgo dovranno far risalire l’Iva

 

La Francia applica una aliquota del 5,5% sugli eBook e il Lussemburgo del 3%. Nel caso del Lussemburgo, la Corte sottolinea che la violazione è ancora più grave, in quanto l’aliquota minima prevista dalle regole Ue per la Iva è del 5%, salvo casi eccezionali ma giustificati dalle norme europee, cioè non in questo caso.

I due Paesi dovranno ora allinearsi alla sentenza e far risalire l’Iva sugli eBook.

A livello europeo sembra quindi che non si voglia tener conto di quanto sta avvenendo e modificare rapidamente ormai vecchie disposizioni che escludono i libri digitali dai regimi agevolati.

La situazione è complessa perché alcuni Paesi si sono messi di traverso, ma da tempo l’industria degli editori chiede a Bruxelles di prendere una posizione decisa, un libro è un libro a prescindere dal supporto sul quale si legge.

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