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Digital Crime. Papa Francesco indica la strada contro i cyber crimes commessi a danno dei minori

Dal 3 al 6 ottobre si è tenuto il Convegno “Child Dignity in the Digital World”. L’incontro si è concluso con la “Dichiarazione di Roma”, firmata da tutti i circa 150 partecipanti al Congresso, e con il discorso del Pontefice.

di Paolo Galdieri, Avvocato, Docente di Informatica giuridica, LUISS di Roma |

La rubrica Digital Crime, a cura di Paolo Galdieri, Avvocato e Docente di Informatica giuridica, alla LUISS di Roma, si occupa del cybercrime dal punto di vista normativo e legale. Clicca qui per leggere tutti i contributi.

Dal 3 al 6 ottobre si è tenuto il Convegno “Child Dignity in the Digital World”, organizzato dalla pontificia università Gregoriana, cui hanno partecipato esperti di tutto il mondo, ed avente ad oggetto le diverse forme di abuso e sfruttamento del minore nel digitale.

In relazione alla pedofilia e violenza online è emerso come solo in Europa siano stati denunciati 57 mila casi, tra immagini e filmati, sottolineando che quelli realmente avvenuti siano almeno cinque volte di più e che, secondo, quanto riporta l’Interpol, ogni giorno nel mondo vengono abusati 5 bambini per produrre pornografia online.

L’incontro si è concluso con la “Dichiarazione di Roma”, firmata da tutti i circa 150 partecipanti al Congresso, e con il discorso del Pontefice, che offrono importanti spunti di riflessione in ordine al contrasto di un fenomeno così diffuso e pericoloso.

Quanto alla Dichiarazione, composta di 13 punti, partendo dalla considerazione che il progresso tecnologico porta innegabili vantaggi, si sottolinea , tuttavia, come in rete dilaghino fenomeni gravissimi quali la diffusione di immagini pedopornografiche, il sexting fra giovanissimi, il cyber bullismo, l’adescamento dei minori a scopo sessuale,  fino ad arrivare all’organizzazione  online del traffico di persone, della prostituzione, dell’ordinazione e visione in diretta di stupri e violenze su minori commesse in altre parti del mondo.

Ciò fa ritenere che per garantire un accesso a internet sicuro, servano, oltre che a campagne globali di sensibilizzazione, uno sforzo da parte dei leader delle compagnie tecnologiche, affinché si impegnino a sviluppare e implementare nuovi strumenti e tecnologie per contrastare la proliferazione delle immagini di abuso sessuale in internet e impedire la ridistribuzione delle immagini dei minori identificati come vittime.

Sempre in quest’ottica, da un lato, sono chiamati in causa anche i ministeri mondiali della sanità pubblica ed i leader delle organizzazioni non governative, perché migliorino i programmi di cura per le vittime di abuso e di sfruttamento sessuale, dall’altro la società civile e le forze dell’ordine, affinché si adoperino per il riconoscimento e l’identificazione delle vittime.

Il documento sottolinea, infine, l’esigenza di affrontare il problema come globale, auspicando politiche e scelte legislative condivise dai diversi Stati, i quali, specie alcuni, devono finalmente prendere le distanze da tali fenomeni con interventi concreti ed efficaci.

Di estremo interesse è la dichiarazione del Pontefice che, a conclusione del Convegno, dopo aver ricevuto la Dichiarazione, esorta a contrastare alcuni possibili errori di prospettiva nell’affrontare il fenomeno dei cyber crimes a danno dei minori.

Il primo è sottovalutare il danno che viene recato ai minori dalle condotte prima indicate.  I progressi della neurobiologia, della psicologia, della psichiatria, portano invece a rilevare l’impatto profondo delle immagini violente e sessuali sulle menti dei bambini, a riconoscere i disturbi psicologici che si manifestano nella crescita, le situazioni e i comportamenti di dipendenza, di vera schiavitù conseguenti all’abuso nel consumo di immagini provocanti o violente.

Il secondo errore è pensare che le soluzioni tecniche automatiche, i filtri costruiti in base ad algoritmi sempre più raffinati per identificare e bloccare la diffusione delle immagini abusive e dannose siano sufficienti per fronteggiare i problemi. Certamente si tratta di misure necessarie, ma serve che all’interno stesso della dinamica dello sviluppo tecnico, la forza dell’esigenza etica sia sentita dai suoi attori e protagonisti con maggiore urgenza, in tutta la sua ampiezza e nelle sue diverse implicazioni.

Terzo possibile errore di prospettiva, sempre per il Pontefice, consiste nella visione ideologica e mitica della rete come regno della libertà senza limiti. La rete ha aperto uno spazio nuovo e larghissimo di libera espressione e scambio delle idee e delle informazioni, ma ha anche offerto strumenti nuovi per attività illecite orribili, tra cui, appunto, l’abuso e l’offesa della dignità dei minori. Non si tratta, in questo caso, di esercizio di libertà, ma di crimini, contro cui bisogna procedere con determinazione, allargando la collaborazione dei governi e delle forze dell’ordine a livello globale, come globale è diventata la rete.

Al di la del contesto in cui sono state fornite tali indicazioni, e del ruolo di chi le ha fatte proprie, invitando ad un cambio di prospettiva nell’approccio, è indubbio che i governi ed i legislatori non farebbero male a proseguire il loro cammino nel contrasto a tali forme di abuso e sfruttamento, anche tenendo conto di quanto emerso nel corso di tale incontro, unico nel suo genere, per aver unito anime ed interessi non sempre coincidenti.

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