Sicurezza avanzata

dcx. Biometria, la trasformazione tecnologica è vicina

Gli attacchi informatici diventano sempre più frequenti ed è interesse di tutti trovare nuovi metodi di autenticazione, non solo per i pagamenti.

di Dario Melpignano, Ceo di Neosperience |

dcx è una rubrica quotidiana dedicata alla Digital Experience a cura di Dario Melpignano, Ceo di Neosperience. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui. Per la versione inglese vai al blog.

Il giorno in cui potremo autorizzare i nostri pagamenti attraverso la scansione dell’iride o il riconoscimento del DNA non è poi così lontano. Gli investimenti e l’attenzione mediatica confermano che la biometria è già oggi considerata la frontiera tecnologica più importante per trasformare il modo in cui facciamo acquisti, online e offline. Un avanzamento in termini di sicurezza ma anche il motore di una digital customer experience completamente rinnovata.

 

L’utilizzo delle informazioni biometriche è un orizzonte al quale ci stiamo abituando, pur con qualche riserva sulla tutela della privacy e sulla gestione dei dati personali. La biometria trova applicazioni nei settori più disparati, dalla ricerca psicografica alla sicurezza negli aeroporti. Anche dal punto di vista consumer è già consuetudine, grazie alla diffusione degli smartphone con scanner di impronte digitali.

 

Trasportare queste tecnologie in ambito retail è un passo quasi obbligato, eppure il percorso è più lento del previsto – come dimostra la resistenza di molti ai pagamenti tramite Android Pay o Apple Pay (che, però, a breve potrebbe finalmente esordire anche in Italia). La causa è da ricercarsi non solo nei costi dell’infrastruttura tecnologica, ma anche in una resistenza al cambiamento tutta nostrana quando si parla di soldi.

 

Quel che è evidente è che PIN e password tradizionali non sono più sicure – ammesso che lo siano mai state. Basta vedere quello che è successo agli account Yahoo! e di Xbox e PlayStation, bucati continuamente da hacker che fanno man bassa di dati personali anche molto sensibili. Gli attacchi informatici diventano sempre più frequenti ed è interesse di tutti trovare nuovi metodi di autenticazione, non solo per i pagamenti.

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È per questo che la biometria è diventata così popolare negli ultimi anni. Perché è legata ai nostri tratti biologici, che ci distinguono univocamente e non si possono “hackerare” (almeno sulla carta).

 

Una ricerca Visa del 2016 ha dimostrato che due terzi dei consumatori preferisce già oggi metodi di verifica biometrica, considerati più veloci e sicuri.

 

L’impronta digitale è il più utilizzato dei tratti biometrici ma, nel prossimo futuro, altri elementi sono pronti a entrare in gioco. Un esempio innovativo arriva da MasterCard Identity Check, servizio mobile che consente di autenticare i pagamenti non solo con l’impronta digitale ma anche con un selfie: riconoscimento facciale attraverso la fotocamera del telefono.

 

Anche l’utilizzo della biometria, comunque, non è esente da dubbi e incertezze. Davvero non si possono “hackerare” le informazioni biometriche? Quando utilizziamo un servizio che prevede il riconoscimento di un tratto biometrico, dove finiscono le informazioni? Chi le gestisce? Quali sono i limiti a protezione della nostra privacy.

 

Rispondere a queste domande è fondamentale per aiutare sia i clienti sia le aziende ad accettare una svolta tecnologica che promette di rivoluzionare la customer experience.

 

Per approfondire:

http://blog.neosperience.com/biometrics-the-future-of-payments-and-customer-experience

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