Il nuovo data center hyperscale di Rai Way per accelerare la trasformazione della Rai in una Digital Media Company
Il progetto dell’hyperscale data center che Rai Way realizzerà a Pomezia non è soltanto un investimento infrastrutturale. È il segnale più evidente di una trasformazione strategica che riguarda il posizionamento stesso della società: da operatore di torri per il broadcasting a piattaforma nazionale di infrastrutture digitali integrate.
Roma rappresenta un nodo centrale per lo sviluppo delle infrastrutture digitali del Paese. La vicinanza alle principali landing station dei cavi sottomarini del Mediterraneo, la presenza di un importante Internet Exchange Point locale e la disponibilità di connessioni in fibra ad alta capacità rendono il territorio un hub naturale per lo sviluppo di servizi cloud e data center di nuova generazione.
“L’Hyperscale di Pomezia è un progetto centrale nel piano industriale di Rai Way, che rafforza il proprio patrimonio infrastrutturale e consolida il posizionamento societario quale ecosistema integrato di infrastrutture e servizi digitali, sicuro, sostenibile e interamente italiano, in grado di accompagnare imprese, istituzioni e cittadini nella transizione digitale”, ha dichiarato Roberto Cecatto, amministratore delegato di Rai Way, in occasione della presentazione del progetto dell’Hyperscale Data Center presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del Ministro Adolfo Urso e del Sindaco di Pomezia Veronica Felici.
L’iniziativa, che ha recentemente ricevuto il permesso a costruire, rientra nel piano di diversificazione strategica ed evoluzione delle infrastrutture digitali implementato da Rai Way, in coerenza con il processo di trasformazione di Rai in una Digital Media Company.
Urso: “Questo data center assicurerà che il patrimonio Rai sia custodito in un’infrastruttura resiliente e radicata sul territorio nazionale“
“In un’epoca in cui la gestione del dato è diventata una questione che investe sia identità culturale che sicurezza nazionale, il progetto Hyperscale segna un passo in avanti concreto nel percorso verso la piena sovranità digitale del Paese. Questo Data Center assicurerà che il patrimonio della Rai – patrimonio di tutti gli italiani – sia custodito in un’infrastruttura sicura, resiliente e radicata sul territorio nazionale. Ancora una volta il servizio pubblico dimostra di saper affrontare la sfida della modernità, coniugando la propria missione storica di broadcaster con quella di una moderna Tech Media Company”, ha affermato il ministro Adolfo Urso.
Nel contesto attuale, in cui il dato è diventato una risorsa critica per economia, sicurezza e governance pubblica, Rai Way sceglie di collocarsi lungo l’intera filiera tecnologica che va dalla trasmissione alla gestione e distribuzione dei contenuti digitali.
Una mossa che va nella giusta direzione di rendere l’Italia sempre più autonoma digitalmente.
“Si tratta di un hub dal grande valore strategico non solo in termini di spinta innovativa, transizione digitale e sviluppo industriale del gruppo Rai, ma anche per quanto riguarda il territorio circostante, l’indotto e la Nazione tutta poiché, andando a perfezionare e implementare la nostra offerta di servizi digitali, non farà che contribuire alla sicurezza e alla sovranità tecnologica italiana“, ha commentato Giampaolo Rossi, amministratore delegato di Rai.
Cecatto (AD Rai Way): “Due anni di lavori“
Il costo dell’hyperscale annunciato da Rai e Rai Way potrebbe aggirarsi attorno ai 400 milioni di euro, ha afferma l’AD di Rai Way, Roberto Cecatto, in sede di presentazione del progetto al Mimit.
Secondo quanto riportato da Radiocor, Cecatto ha precisato che “gli investimenti non si fanno a rischio totale, dobbiamo prima trovare gli anchor tenant“.
Gli investimenti si stimano su circa 12 milioni per megawatt e in una prima fase si arriverà a 4-5 megawatt. In una seconda fase si prevede di arrivare fino a 35 megawatt e, quindi, fino a 400 milioni di investimento.
Il tempo di realizzazione, ha detto Cecatto, è stimato in “due anni” da inizio dei lavori.
Dal broadcasting all’infrastruttura digitale
Storicamente, Rai Way ha costruito il proprio business sulla gestione delle reti di diffusione radiotelevisiva. Un modello ancora solido, ma sempre più esposto alla trasformazione dei consumi e alla convergenza tra media e digitale.
Il piano industriale 2024-2027 fotografa chiaramente questo passaggio: il broadcasting resta la base economica, ma viene progressivamente affiancato da nuove linee di business (data center, CDN, connettività, servizi cloud) che ne ampliano il perimetro e ne aumentano il valore.
In questa prospettiva, le torri e la rete in fibra non vengono superate, ma rifunzionalizzate. Le oltre 2.000 torri distribuite sul territorio nazionale diventano nodi multifunzionali, abilitanti per 5G, fixed wireless access e servizi edge. La dorsale proprietaria in fibra, oltre 6.000 chilometri, assume il ruolo di piattaforma di trasporto e interconnessione per dati e servizi a bassa latenza.
È su questa base che si innesta la nuova architettura: edge data center distribuiti, una CDN proprietaria e, ora, un data center hyperscale.
“Altro che “ferri vecchi”, l’infrastruttura di Rai Way è, come sosteniamo da tempo immemore, un tassello importantissimo nella costruzione di un polo digitale italiano. E per questo è bene che rimanga chiaramente sotto il controllo pubblico“, ha dichiarato il segretario di Slc Cgil, Riccardo Saccone, commentando la presentazione del nuovo progetto aziendale.
“Il servizio radiotelevisivo – ha aggiunto il dirigente sindacale – deve tornare a essere un asse centrale per la modernizzazione e la coesione democratica del Paese e per questo la strategicità del controllo pubblico di queste infrastrutture va riconsiderata“.
Un progetto di data center che deve coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale del territorio
“Si tratta di una scelta che conferma Pomezia come un hub dinamico dell’innovazione, capace di attrarre investimenti tecnologici di rilevanza nazionale e di rafforzare il ruolo del nostro territorio nella comunicazione digitale e nelle infrastrutture avanzate. La nostra Amministrazione continuerà a collaborare con Rai Way in tutte le fasi di sviluppo, mettendo a disposizione competenze e strumenti per accompagnare un investimento che rappresenta una nuova prospettiva di crescita per la città e per l’intero territorio”, ha dichiarato il sindaco di Pomezia, Veronica Felici.
Pomezia ospita un polo industriale consolidato, noto come “Polo Industriale di Pomezia“, situato principalmente lungo via Ardeatina e aree limitrofe, con focus su manifattura, chimica, logistica e farmaceutica.
Accanto alla dimensione industriale e strategica, ovviamente, il progetto di Pomezia introduce anche una riflessione rilevante sull’impatto territoriale. Chi abita un territorio vuole sapere cosa accade attorno a lui. Un’infrastruttura hyperscale, per definizione energivora, comporta un utilizzo significativo di risorse, ma nel caso Rai Way, da quanto si è appreso in sede di presentazione, l’approccio progettuale punta a bilanciare crescita e sostenibilità.
L’alimentazione prevista al 100% da fonti rinnovabili, insieme allo sviluppo di un impianto fotovoltaico dedicato, va nella direzione di ridurre l’impronta ambientale e contenere le emissioni, mentre soluzioni tecnologiche avanzate per l’efficienza energetica e il raffreddamento contribuiscono a ottimizzare i consumi. Allo stesso tempo, la scelta di un’architettura distribuita, che integra hyperscale ed edge data center, consente di migliorare l’efficienza complessiva del traffico dati, riducendo la necessità di trasporti a lunga distanza e quindi l’impatto sistemico.
Integrare l’infrastruttura con l’ecosistema produttivo e logistico locale
Sul piano economico, certamente, il data center si configura come un potenziale acceleratore di sviluppo per il territorio di Pomezia e per l’area romana. La creazione di un polo digitale di nuova generazione può attrarre investimenti, favorire la nascita di un ecosistema tecnologico locale e generare occupazione qualificata, sia nella fase di costruzione sia in quella operativa, oltre all’indotto legato alla filiera ICT ed energetica.
l nuovo hyperscale data center di Rai Way potrebbe inserirsi in questo contesto come hub strategico per lo sviluppo del cloud e della sovranità digitale, beneficiando della prossimità all’Internet Exchange Point di Roma (Namex) e alle principali landing station dei cavi sottomarini. L’infrastruttura andrebbe ad integrarsi, inoltre, con un ecosistema produttivo e logistico ad alta intensità tecnologica già presente sul territorio, che comprende poli come l’hub logistico di Logicor, il centro automatizzato di Sonepar e stabilimenti avanzati come quello di Procter & Gamble, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’area come piattaforma industriale e digitale di nuova generazione.
In questo senso, il progetto non rappresenterebbe solo un consumo di risorse, ma anche un’infrastruttura abilitante capace di produrre valore nel tempo, rafforzando il ruolo del territorio come nodo strategico nelle reti digitali nazionali e contribuendo a una crescita sostenibile, in cui innovazione tecnologica e tutela ambientale possono procedere in modo integrato.
Una infrastruttura centrata su colocation, private cloud, object storage e servizi edge-to-cloud
La strategia cloud di Rai Way andrebbe a differenziarsi dai modelli dei grandi hyperscaler globali sotto diversi punti di vista. L’obiettivo non è competere sul cloud pubblico generalista, ma, a quanto si capisce dal comunicato che ha accompagnato il lancio del progetto, costruire un’offerta infrastrutturale centrata su colocation, private cloud, object storage e servizi edge-to-cloud.
Il valore distintivo potrebbe risiedere nella prossimità geografica, nella gestione del dato all’interno del territorio nazionale e nella capacità di offrire ambienti dedicati e controllati. Un posizionamento che intercetta una domanda crescente di soluzioni compliant, sicure e integrate con le esigenze di continuità operativa.
Il target è sicuramente ampio: dalle imprese ai media digitali, fino alla pubblica amministrazione, in particolare per quei carichi di lavoro che richiedono resilienza, localizzazione del dato e integrazione con infrastrutture esistenti.
Il progetto di Pomezia, con una capacità potenziale superiore ai 35 MW e progettato sulla carta secondo elevati standard di resilienza, introduce per Rai Way una dimensione industriale completamente nuova.
Non si tratta di un data center isolato, ma di un potenziale fulcro di un sistema distribuito. Gli edge data center già attivi in diverse città italiane, collegati attraverso la rete in fibra e integrati con la CDN proprietaria, costituiscono i punti di prossimità. L’hyperscale, invece, fornisce la capacità massiva di elaborazione e storage necessaria per servizi avanzati.
Questa architettura consente di combinare bassa latenza, scalabilità e resilienza, tre elementi sempre più richiesti da imprese, piattaforme digitali e pubblica amministrazione.
Sovranità digitale e resilienza infrastrutturale
Si può immaginare questo progetto inserito in un quadro più ampio, in cui la sovranità digitale è diventata una priorità strategica per il Paese. La capacità di gestire e custodire dati sensibili in infrastrutture nazionali, resilienti e controllabili, rappresenta un elemento chiave sia per la competitività economica sia per la sicurezza.
In questo scenario e in base a quanto affermato sempre in sede di presentazione, Rai Way punta a valorizzare una caratteristica distintiva: una rete interamente nazionale, integrata e già capillarmente distribuita. Le nuove infrastrutture, edge e hyperscale, rafforzano questa base, contribuendo alla creazione di una capacità cloud domestica e distribuita.
Il risultato è un’infrastruttura che non si limita a supportare il settore media, ma che può giocare un ruolo più ampio nella resilienza del sistema digitale italiano, anche in termini di continuità dei servizi e disaster recovery.
L’hyperscale di Pomezia va quindi letto come un asset strategico che abilita una nuova fase per Rai Way. Non solo crescita industriale, ma ridefinizione del ruolo nel sistema delle infrastrutture critiche. La società si posiziona come operatore in grado di connettere broadcasting, telecomunicazioni, edge computing e cloud in un’unica piattaforma. Un modello che risponde alle nuove esigenze storiche: maggiore autonomia tecnologica, capacità di gestione dei dati, integrazione tra reti e servizi digitali.
La sfida, a questo punto, sarà anche esecutiva: trasformare questa architettura in un’offerta competitiva e scalabile, capace di attrarre domanda e partner industriali. Non è facile, ma certo la direzione è chiara. Con il progetto di Pomezia, Rai Way entra a pieno titolo nel perimetro delle infrastrutture digitali strategiche su cui si giocherà una parte rilevante dello sviluppo tecnologico italiano nei prossimi anni.
I numeri del nuovo data center hyperscale di Rai Way
Il progetto, le cui modalità e tempistiche di sviluppo prevedono anche interlocuzioni con possibili operatori interessati, ha caratteristiche modulari e prevede la costruzione di un hyperscale di ultima generazione su un’area di circa 140.000 metri quadrati, con 16.000 metri quadrati complessivi di data hall distribuiti in quattro edifici indipendenti, ciascuno articolato in quattro data hall da 1.000 metri quadrati.
L’infrastruttura, è specificato nel comunicato di presentazione, sarà progettata secondo standard ANSI/TIA-942 Rated-4, il livello più elevato in termini di affidabilità e resilienza per i data center, e sarà alimentata al 100% da fonti rinnovabili.
Il campus potrà sviluppare quattro moduli funzionali, con una potenza IT di 8,8 MW per modulo e una capacità complessiva pari a 35,2 MW, con possibilità di ulteriore espansione. L’architettura sarà altamente flessibile per adattarsi alle esigenze dei clienti hyperscale e cloud, con configurazioni customizzabili in termini di densità, layout e sistemi di raffreddamento.
È inoltre in corso di autorizzazione un impianto fotovoltaico con una capacità iniziale di 5,5 MW, che potrà supportare parzialmente l’approvvigionamento energetico del campus. Un nodo centrale, questo dell’alimentazione dei data center, che non può che passare dalle fonti energetiche rinnovabili, come fattore primario di sostenibilità ambientale, ma anche di autonomia e resilienza energetica.
