Lo studio

Automazione 4.0, in 20 anni i robot potrebbero occupare un terzo dei posti di lavoro a Londra

Richard Brown (Centre for London): “I lavoratori meno qualificati e che svolgono compiti di routine potrebbero perdere il loro posto di lavoro con l’arrivo delle machine ed è alto il pericolo che questa gente non abbia il tempo, né le risorse, per acquisire le competenze necessarie per competere con i robot”

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Più o meno un terzo dei posti di lavoro, attualmente occupati da uomini e donne a Londra, potrebbero essere presi dai robot. Sostanzialmente, le macchine hanno molte chance di sostituire gli esseri umani. È il nostro peggior incubo dai tempi della rivoluzione industriale (soprattutto la seconda) e negli ultimi anni sono stati tanti gli studi dedicati al problema della disoccupazione tecnologica dovuta all’accelerazione della trasformazione digitale delle imprese e del mondo economico nel suo complesso.

 

Il fattore critico che più di gli altri inciderà in questo probabile processo di sostituzione, secondo il nuovo Report di Centre for London (Human capital: disruption, opportunity and resilience in London’s workforce”), è quello delle politiche migratorie del Regno Unito. La stretta sull’immigrazione legata alla Brexit determinerà un calo demografico, che nei prossimi anni si farà sentire anche a livello occupazionale, di forza lavoro umana disponibile.

 

Un quinto dei posti di lavoro sarà ad alto rischio automazione, mentre il 48% è considerato ancora a basso rischio.

I settori potenzialmente più esposti all’automazione 4.0 sono quelli della vendita al dettaglio e all’ingrosso, dei trasporti, dell’industria alimentare, del retail e degli alloggi.

 

Alcuni di questi sono particolarmente dipendenti dalla manodopera non britannica, cioè proveniente da altri Paesi, tra cui molti europei: il 35% degli addetti nel settore food e degli alloggi sono immigrati, come anche il 32% di coloro che lavora nel settore dell’edilizia.

 

Inoltre, spiegano i ricercatori del Centre for London, si tratta nella maggior parte dei casi di lavori mal retribuiti e fortemente condizionati dalla burocrazia post Brexit (lungo iter per l’accettazione delle domande).

Condizioni queste che potrebbero favorire l’introduzione delle macchine al posto degli uomini e delle donne.

 

In conclusione, il direttore della ricerca al Centre for London, Richard Brown, ha commentato sul quotidiano The Independent: “Londra ha una lunga storia di resilienza economica alle spalle, sicuramente troverà il modo migliore per affrontare i cambiamenti nel mondo del lavoro imposti dall’innovazione tecnologica e anche dalla Brexit”.

Ciò non significa che andrà tutto bene – ha precisato il direttore – perché come sempre ci saranno dei vincitori e dei vinti: i lavoratori meno qualificati e che svolgono compiti di routine potrebbero perdere il loro posto di lavoro con l’arrivo delle machine ed è alto il pericolo che questa gente non abbia il tempo ne le risorse per acquisire le competenze necessarie per competere con i robot”.

 

“Fondamentale in questo scenario è il ruolo della scuola, dei centri per l’impiego, delle imprese stesse e ovviamente del Governo, che devono collaborare e trovare soluzioni condivise per garantire un percorso formativo adeguato per i lavoratori più a rischio”, ha concluso Brown.

Nuove politiche di welfare per il rafforzamento di quello che è chiamato capitale umano e per l’affermazione di principi di giustizia sociale, equità e prosperità”.

 

 

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