ICT e ripresa: il futuro è wireless. Digitale terrestre verso il flop? Intervista a Maurizio Dècina

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INTERVISTA


Maurizio Dècina

Intervista a cura di Raffaele Barberio

 

Evoluzione tecnologica forzata o circolo virtuoso tra nuove applicazioni e ripresa del mercato?

Una cosa è certa.

La tecnologia corre ad una velocità mai vista, ma a differenza del passato ha bisogno di rivolgersi ad applicazioni immediatamente utilizzabili, facendo crescere nuove esigenze o intercettando una domanda latente.

Non è facile capire appieno i nuovi trend e ancor più difficile è configurare gli sviluppi a medio e lungo termine. Ma da più parti gli analisti insistono nel dire che ci siamo. Che stiamo uscendo da una situazione di stallo.

Per queste ragioni abbiamo ritenuto utile ricostruire uno scenario, un perimetro certo, quell’unico cielo sotto il quale le tecnologie interagiscono cambiando il nostro modo di lavorare e il nostro vivere quotidiano.

La scelta dell’interlocutore è sorta immediata e naturale: Maurizio Decina, Ordinario di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, attento valutatore internazionale delle dinamiche evolutive delle tecnologie ICT.

Abbiamo raggiunto Maurizio Dècina è gli abbiamo fatto alcune domande sullo sviluppo di alcuni specifici segmenti applicativi, quelli più pregnanti.

Dècina ci ha risposto con il suo stile, asciutto, carico di significato, diretto e immediato.

Ecco il resoconto, corredato dei materiali che il prof. Dècina ha messo cortesemente a disposizione dei lettori di Key4biz.it
 

Per comodità di lettura è disponibile anche una legenda con gli acronimi utilizzati.

 
 

D.  Professore Dècina, lei analizza da anni il cambiamento tecnologico della società si ha l’impressione che le aspettative di qualche anno fa siano state in qualche modo rallentate, abbiano dato luogo a percorsi realizzativi meno lineari. Sono difficoltà reali o solo, come si usa dire oggi, percepite?

 

R. Non c’è dubbio che il settore ICT è da alcuni anni in crisi, ma dopo un lungo inverno dovrebbe iniziare la ripresa. E a voler restare nella metafora, durante l’inverno, i cui primi freddi sono cominciati tre anni fa, molte innovazioni tecnologiche si sono sviluppate e sono pronte per il mercato e per alimentare la lunga estate che ci auguriamo per il resto di questa prima decade del millennio.

La crescita esponenziale dei principali parametri della tecnologia dell’informazione non si è fermata, ma al contrario ha generato e irrobustito innovazioni tecnologiche dirompenti, quali: Wi-Fi, UltraWideBand, RFID, le reti ad-hoc, ecc.. E piu¿ in generale ha determinato un miglioramento importante di alcuni ingredienti tecnologici, sia ¿hard¿, quali la dimensione e le prestazioni degli schermi, dei sensori e dei dispositivi video, sia ¿soft¿, moduli interoperabili (web-services), agenti intelligenti, ecc.. Stiamo parlando degli strumenti che portano all’affermazione del paradigma del ¿calcolo ubiquo e pervasivo¿.

 

 

 

D.  La rivoluzione sembra essere sempre più wireless, quali le opzioni, le applicazioni, le tecnologie, i servizi? E intanto quanti tipi di wireless abbiamo davanti?

 

R. I progressi della tecnologia di trasmissione via radio permettono di moltiplicare di ordini di grandezza la capacità di trasporto delle informazioni digitali nelle scarse bande spettrali disponibili. E questo progresso tecnologico scatena quella che negli Stati Uniti chiamano la Wireless Access Revolution.

In realtà stiamo assistendo alla competizione tra l’industria americana, quella europea e quella asiatica per la conquista di nuove posizioni di mercato, in particolare nei paesi in più forte sviluppo: Cina, India e Sud America.

Gli europei hanno una supremazia nel settore del radiomobile cellulare GSM, mentre gli americani stanno lanciando un vero e proprio attacco all’industria europea, iniziato con Wi-Fi e che coinvolge in realtà tutte le altre applicazioni radiomobili. Alle reti WLAN (Wireless Local Area Networks) 802.11, note come Wi-Fi (Wireless Fidelity), si affiancano oggi  le WMAN (Wireless Metropolitan Area Networks) 802.16, note come WiMAX. Secondo le previsioni, il silicio Intel 802.16 dovrebbe essere introdotto sul mercato nel secondo semestre di quest’anno.

(Per una panoramica sull’ampiezza della portata delle nuove tecnologie wireless ¿americane¿ – Wi-Fi, WiMAX, ecc. –  a confronto con le tecnologie ¿europee¿ ¿ GSM/UMTS/Bluetoothsi consulti sia la figura sulle Wireless Technologies che la tabella sulle IEEE 802 Technologies ).

 

Lo standard IEEE 802.16 consente di collegare gli hotspot pubblici e privati che offrono agli utenti l’accesso wireless a Internet mediante Wi-Fi. Secondo le previsioni, le reti WiMAX si estenderanno per tratte radio fino a 50 km e offriranno la possibilità di trasferire dati, voce e video a velocità fino a 75 Megabit al secondo utilizzando canali da 20 MHz. Il raggio tipico delle celle radio arriva fino a 7,5 km, e lo standard permette anche la mobilità limitata del tipo ¿nomadico¿. WiMAX opera sia su bande spettrali ottenute per licenza, sia su bande condivise, del tipo ISM, ottenute per autorizzazione, come nel caso Wi-Fi: lo spettro utilizzabile va dai 2,5 ai 10 GHz.  

Inoltre, WiMAX può fornire connettività a banda larga alle aziende con i livelli garantiti di servizio richiesti per le applicazioni di fascia enterprise, o per espletare la funzionalità di backhauling, e cioè di connessione radio punto-punto verso le infrastrutture legacy per telefonia e Internet (vedi figura).
 

WiMAX garantisce l’interoperabilità tra apparati di fornitori multipli ed entra nel mercato un paio di anni dopo Wi-Fi.

Ma la rivoluzione del ¿wireless¿ continua inesorabilmente e prepara il possibile lancio della prossima generazione di WMAN, secondo lo standard IEEE 802.20, detto MobileFi (Mobile Fidelity).

E¿ un sistema radiomobile basato interamente su protocollo IP, utilizza lo spettro sotto i 3,5 GHz e bande su licenza, e offre almeno 1 Mbit/s per utente a piena mobilità (fino a 250 km/h). MobileFi si espande verso le WAN (Wide Area Networks), è proposto per soddisfare i bisogni del mercato ¿automotive¿ (rete tra i ¿navigatori¿ per il controllo del traffico) in concorrenza con i sistemi cellulari a larga banda, UMTS e loro estensioni per aumentarne la capacità (il sistema HSDPA ¿High Speed Downlink Packet Access– incrementa la capacità del canale downlink UMTS da 2 a 10 Mbit/s e oltre fino a 30 Mbit/s).

MobileFi completa verso l’alta mobilità e le lunghe distanze (centinaia di km) la famiglia innovativa di tecnologie secondo lo standard IEEE 802, che comprende anche le PAN (Personal Area Networks), e cioè le reti a breve distanza (qualche metro) che abilitano gli scenari del calcolo pervasivo e ubiquo, in altre parole che consentono l’interazione tra gli oggetti ¿intelligenti¿ che circondano le persone: vestiti, arredi, spazi domestici,  uffici, ecc.. Gli standard delle PAN si chiamano WiMedia, e sono tre: il noto Bluetooth, oggi diffuso tra i telefonini e i laptop, e i suoi sfidanti ¿americani¿: il rivoluzionario UltraWideBand (UWB), e l’innovativo ZigBee.

 

 
 

D.  Negli ultimi mesi si discute molto di Tv digitale terrestre. Sono plausibili secondo lei le previsioni di sviluppo forzato dichiarate dai soggetti in campo? Il 2006 avremo una tv tutta digitale terrestre o c’è spazio per qualche dubbio? 

 

R. Non c’è alcun dubbio che la diffusione radio terrestre dei segnali televisivi evolverà da analogica a digitale.

Il punto non è certamente questo, ma il tempo che occorrerà per questa transizione si misura in molti anni da oggi, 2004, anno ¿zero¿ del lancio di questa tecnologia in Italia.

Prima di mostrare i dati forniti dagli enti normativi europei preposti allo sviluppo del digitale terrestre, voglio soffermarmi su un breve confronto tra le comunicazioni a larga banda diffusive (broadcasting) e quelle interattive (telefonia,videotelefonia, trasmissione dati e Internet).

Esistono differenze di capacità offerte dal DVB (Digital Video Broadcasting – via satellite, cavo e radio terrestre) e dal DVA (Digital Audio Broadcasting), rispettivamente di circa 30 e 2 Mbit/s, nel contesto della mobilità nomadica e a piena velocità (vedi figura).

Il contesto DVB è integrato (via satellite, via cavo, via terrestre) e si basa sullo standard MPEG e sullo schema detto MHP (Multimedia Home Platform), che consente di fornire interattività ai segnali diffusivi tramite impiego di rete ¿ibrida¿, tipicamente telefonica fissa o mobile, ma anche di accesso a Internet.

Nonostante la significativa penetrazione di abitazioni fornite di servizi DVB via satellite e via cavo (circa 90 milioni di accessi nel mondo) i servizi interattivi MHP sono finora stati promossi in varie sperimentazioni negli Stati Uniti (Orlando) e in Inghilterra (iDTV) con scarso successo commerciale.

La televisione digitale terrestre poi, ha un insignificante grado di penetrazione nel mondo (consulta la figura Digital penetration in Europe e la tabella Penetrazione della TV digitale terrestre in Europa, relative alla prima metà del 2003 nella Comunità Europea).

 

Nella seconda metà del 2003 ai 2,14 milioni di accessi, registrati dell’European Broadcasting Union a luglio 2003, vanno certamente aggiunti il milione di accessi in piu¿ in Inghilterra (conquistati dalla società Freeview, nata dalle ceneri della iDTV, con il modello di business delle televisioni generaliste) e un modesto incremento negli altri paesi, per un totale di circa 3,5 milioni di abitazioni in Europa (su un totale di circa 155 milioni di abitazioni) a fine 2003.

Venendo poi alla situazione italiana, il lancio del servizio avviene nel corso del 2004 stimolato dall’incentivazione per l’acquisto dei decoder. Nell’ipotesi di un sussidio di 150 a decoder per circa 1,6 milioni di unità nel periodo 2004-2005, a fine 2006 si possono ipotizzare fino a 2,8 milioni di abitazioni equipaggiate con decoder attivi (¿penetrazione¿ e non ¿copertura¿), pari a circa il 13% dei nuclei familiari italiani (vedi figura Previsioni di penetrazione di accessi a larga banda in Italia: via satellite, via doppino telefonico/fibra ottica, e via radiodiffusione terrestre).

 

La previsione mostra anche lo sviluppo del DVB via satellite (Sky) in termini di abbonati al servizio a pagamento (2,5 milioni di abbonati a fine 2003), nonchè la crescita degli abbonamenti a servizi di accesso a Internet via DSL (Digital Subscriber Line) o FTTB (Fiber To The Building, alla Fastweb). A fine 2003 sono attivi circa 2,5 milioni di accessi via doppino telefonico e via fibra ottica, che si moltiplicano fino a circa 6,5 milioni di abbonamenti a fine 2006. 

Vanno fatte due osservazioni importanti.

La televisione diffusa via DSL/FTTB oggi coinvolge soltanto 50.000 accessi (quelli di Fastweb) su 2,5 milioni complessivi: alla fine del 2006 la percentuale degli accessi usati per servizi di televisione digitale potrebbe diventare molto significativa, visto che la velocità di ¿download’ disponibile sarà in generale di 4 Mbit/s.

La seconda osservazione riguarda il satellite: oltre ai 2,5 milioni di abbonati alla Pay TV di fine 2003, si stima oltre un milione di parabole con ricezione satellitare digitale ¿non a pagamento¿.

 

 

D.  Dalle tecnologie wireless per le reti locali e geografiche, a quelle ¿da indossare¿. Lei è stato uno dei primi in assoluto a parlarne. Come funzionano? Qualcuno dice che sono troppo costose. Ma cambiano realmente alcuni aspetti della nostra quotidianità?

 

R. Ricordiamoci che siamo in un mondo a crescita esponenziale. In poche parole, i computer diventano sempre più potenti, sempre più piccoli e sempre meno costosi ¿ si parla di centesimi di euro per singolo computer!

Si cominciano a vedere sul mercato i primi ¿oggetti intelligenti¿: gli americani li chiamano infatti ¿smart objects¿ e Bill Gates ha già incominciato a parlare di ¿personal smart objects¿! Secondo il nuovo paradigma, tra pochi anni ¿ 5/10 anni -, ciascuno di noi, invece di avere un solo computer personale, ne avrà migliaia!

E saranno tutti ai suoi ordini.

Gli oggetti personali vanno dal portafogli al telefonino, dal navigatore dell’auto all’antifurto di casa, dal forno elettrico al DVD player, eccetera.

Questo scenario di un mondo popolato da oggetti intelligenti prende il nome di calcolo pervasivo o calcolo ubiquo.

E gli oggetti intelligenti cosa sono? Sono oggetti che hanno alcune caratteristiche peculiari: sono elementi di calcolo che hanno memoria, sono inoltre dotati di sensori – quindi sono ¿sensitivi al contesto¿, reagiscono cioè a stimoli ambientali – e infine comunicano con altri oggetti o con centri di servizio raggiungibili tramite Internet. Anche i sensori stanno raggiungendo dimensioni sempre più piccole, così come i calcolatori.

Due importanti tecnologie wireless si stanno affermando per il mercato degli smart objects: UWB e RFID.

La UltraWideBand, UWB, è una tecnologia ¿wireless¿ rivoluzionaria, in quanto prevede la trasmissione a larghissimo spettro, diciamo da qualche centinaio di MHz fino a decine di GHz, con una bassissima potenza dei segnali, al fine di consentire la perfetta compatibilità con tutte le comunicazioni pre-esistenti nello stesso spettro (GSM, UMTS, satelliti, GPS, applicazioni militari, ecc.).

E¿ il cavallo di battaglia della rivoluzione dell’¿open spectrum¿, e cioè niente piu¿ licenze, nè autorizzazioni alla condivisione per l’uso dello spettro radio. Una vera rivoluzione nel modo di usare lo spettro radio, l’¿open spectrum¿, che fa tanto discutere negli Stati Uniti sulla regolamentazione del business delle future tecnologie radio.

l’FCC americano ha dato le specifiche e il permesso alla sperimentazione indoor e outdoor di questa tecnologia per tutto il 2003 soltanto a agenzie governative, ma il lancio sul mercato è previsto nel 2004. I dispositivi integrati ¿tranceiver¿ sono sviluppati da numerose aziende statunitensi e oggi offrono capacità trasmissive di centinaia di Mbit/s (fino a 200) su distanze molto piccole fino a una diecina di metri. E gli esperti prevedono che UWB possa evolvere fino ad offrire un Gbit/s su distanze fino a cento metri.

 

Infine, le cosiddette ¿etichette intelligenti¿- smart tags -, o RFID, Radio Frequency Identification, sono dei tag flessibili che sostituiscono i codici a barre con cui si classificano e si movimentano tutti i prodotti industriali (vedi figura). Gli RFID vengono alimentati direttamente dalla radiazione elettromagnetica del fascio di lettura in radio frequenza. Si genera tensione elettrica e quindi si può leggere o scrivere una memoria e si possono eseguire dei task con una logica di calcolo. Il costo di un RFID è oggi dell’ordine di 5/10 centesimi di dollaro per grosse quantità. La distanza con cui possono essere letti o scritti questi flexible tag può arrivare a molte decine di metri. Il mondo della logistica e della grande distribuzione sarà presto invaso da applicazioni basate sugli RFID.

 

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