Caso Sky. Il Financial Times attacca: ‘Il governo italiano usa trucchi per condizionare la Ue’. Romani smentisce

di Raffaella Natale |

Italia


Rupert Murdoch

Il caso Sky sarà un banco di prova per la Commissione europea. E’ quanto scrive Paul Betts in un editoriale pubblicato dal Financial Times.

La pay tv del tycoon Rupert Murdoch andrà sul digitale terrestre prima della scadenza fissata dall’Antitrust Ue?

Se così fosse bisognerebbe modificare una delle condizioni poste nel 2003 al tempo della fusione tra Stream e TelePiù che ha portato alla nascita di Sky Italia.

 

Per Betts, il governo italiano sta mettendo in campo dei “trucchi” per condizionare la decisione dell’Europa: “Mediaset e Rai, la tv di stato su cui il governo Berlusconi esercita una controllo ‘de facto’, hanno puntato sulla prosecuzione dell’accordo stretto da Sky con Bruxelles che le impediva – si legge nell’articolo di Ft – di entrare nel digitale terrestre fino al 2012′.

 

Il quotidiano britannico ricorda che lo scorso mese è arrivato a Bruxelles il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani “…per chiedere ai commissari europei di bloccare qualsiasi accesso alle frequenze digitali a Sky Italia” ed “è stato inoltre riferito che all’ambasciatore italiano è stato raccomandato di fare lobby contro Sky, una mossa inusuale visto che Sky è probabilmente il più grande investitore straniero arrivato in Italia negli ultimi dieci anni”.

 

Pronta la replica del viceministro che ha smentito “categoricamente l’intenzione di agire ignorando le indicazioni della Commissione europea in merito al mercato televisivo digitale terrestre”.

Romani ha ribadito che l’incontro, richiesto e concessogli subito dal Commissario europeo per la concorrenza Almunia , “era volto a significare la posizione del governo e le preoccupazioni del mercato radiotelevisivo, nazionale e locale, su una decisione, sollecitata dalle pressioni di un unico operatore statunitense monopolista del mercato satellitare e della pay tv, che rischia di sconvolgere il mercato del digitale terrestre“.

 

Gli uffici del viceministro ricordano che lo stesso Romani aveva già smentito la scorsa settimana la ricostruzione di un suo colloquio con il commissario europeo Almunia in merito alla gara per le frequenze del digitale terrestre.

 

Ma oltremanica ci si preoccupa per l’esclusione dal mercato del gruppo di colui che nel jet-set chiamano ‘lo squalo’, senza considerare che la violazione delle regole stabilite allora dall’Antitrust potrebbe costituire un controverso precedente.

 

Se l’accordo rimarrà in vigore nonostante la richiesta della pay tv, scrive il Ft, “Sky rimarrà in effetti esclusa dalla piattaforma digitale che crescerà con grande velocità nei prossimi cinque anni”.

E continua sostenendo che c’è comunque “una concreta possibilità che il test di mercato voluto dalla Commissione” per arrivare a una decisione “confermerà che, in un modo o nell’altro, Mediaset si è già ritagliata un ricco business di abbonamenti in digitale e in questo modo Sky non potrà ancora a lungo essere a ragione accusata di posizione dominante nel mercato pay italiano. Questo dovrebbe giustificare la rimozione del vincolo per le frequenze digitali”.

 

Secondo il Ft “questi trucchi, combinati con i risultati del test di mercato, dovrebbero persuadere la Commissione che l’Italia ha bisogno ancora di una dose di competizione nel suo mercato televisivo. Il viceministro Romani potrebbe sempre scegliere di ignorare qualsiasi decisione dell’Europa che rechi inconvenienti per il suo Primo ministro”.

“Ma con i recenti avvertimenti della Fondazione Soros sulle minacce al pluralismo dei media in Italia, la decisione di snobbare pronunce europee potrebbe convincere la Commissione a dare uno sguardo più approfondito al sistema televisivo italiano”, che il Financial Times definisce “squilibrato“.

 

Intanto il Garante ha dato via libera alla richiesta del Ministero dello sviluppo economico di consentire all’Agenzia delle Entrate la trasmissione a Poste Italiane, anche per il triennio 2010-2012, dell’elenco dei codici fiscali dei potenziali destinatari del contributo statale per l’acquisto di decoder digitali.

Il Garante ha tuttavia stabilito che l’Agenzia delle Entrate possa trasmettere a Poste italiane i soli codici fiscali degli abbonati Rai residenti nelle aree di volta in volta interessate al passaggio al digitale.

 

Nel motivare il suo parere favorevole, relatore Mauro Paissan, l’Autorità ha riconosciuto che la comunicazione a Poste Italiane dei dati dei possibili beneficiari risulta necessaria per l’erogazione del contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico e rientra quindi nelle funzioni istituzionali che il Ministero è chiamato a svolgere. Il documento sottoposto al Garante tiene conto delle misure prescritte in un precedente provvedimento (doc web. n.1612009) e offre idonee garanzie anche di carattere tecnologico per il trattamento dei dati personali.

 

Il contributo, previsto in favore delle famiglie economicamente o socialmente svantaggiate, permette una riduzione sul prezzo del decoder effettuata nei confronti dell’acquirente direttamente dal rivenditore, che sarà poi rimborsato da Poste Italiane Spa per conto del Ministero sulla base di un’ apposita convenzione. Destinatari del contributo saranno abbonati Rai, in regola con il pagamento del canone, residenti nelle aree interessate al passaggio al digitale, con un reddito inferiore ai 10.000 euro e un’età’ superiore ai 65 anni.

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