Mediaset-Sky: la battaglia si sposta sui contenuti. Il Biscione lancia il cinema digitale on demand

di Raffaella Natale |

Ma di quanti decoder avranno bisogno i telespettatori che vogliono fruire di tutte queste nuove offerte?

Italia


Piersilvio Berlusconi

Ormai è guerra aperta tra Sky e Mediaset. L’ultima pedina sulla scacchiera l’ha mossa il gruppo della famiglia Berlusconi, presentando Premium-on-demand.

Si tratta di una library di 50 film, aggiornati a un ritmo di due alla settimana e di 12 al mese, che da domani sarà accessibile sul digitale terrestre a tutti i clienti dell’offerta Gallery.

Una library digitale da vedere quando e come si vuole, senza cavi aggiuntivi né abbonamento Adsl né parabole, ma solo con una normale antenna, purché si acquisti un nuovo decoder (da 139 euro).

Per ora a produrre i decoder è una società tedesca che si chiama Technotrend, ma Mediaset, che ha la proprietà intellettuale del software, è pronta a cederlo a eventuali società terze che vogliano realizzarli; entro Natale ne saranno distribuiti 100 mila pezzi nei negozi specializzati e agli inizi del 2010 debutterà anche la versione per l’alta definizione.

 

“Siamo i primi – ha commentato soddisfatto Pier Silvio Berlusconi, a Montecarlo per il lancio dell’iniziativa – a offrire il cinema on demand sul digitale: si potrà vedere il film che si vuole, quando si vuole. Sarà come avere un blockbuster a casa propria”. E domani debuttano anche due nuove proposte, sempre di cinema, nel bouquet di Gallery: Emotion e Energy.

 

Nella fase di lancio, i nuovi clienti possono acquistare tutto Gallery, novità comprese, a 10 euro al mese (fino al 31 gennaio), o a 22 euro se si aggiunge il calcio. Prima o poi, spiega Mediaset, qualche aumento ci sarà, ma la filosofia resterà quella di “offrire un prodotto molto valido a prezzi accessibili a tutti“.

 

La sfida col tycoon Rupert Murdoch sta proseguendo senza esclusione di colpi: Sky ha trascinato Mediaset in tribunale che ha rifiutato di mandare sulle proprie reti gli spot della Pay TV sull’alta definizione, anche se Berlusconi Jr ha informato che si sono riaperte le trattative; Mediaset ha fatto ricorso all’Antitrust contro la Digital Key , spiegando che si è trattato di un ricorso “doveroso” contro un’iniziativa “anticoncorrenziale“.

E oggi è stato sferrato l’ultimo gancio, stavolta il confronto s’è spostato sul campo della tecnologia con il lancio del decoder di ultima generazione di Mediaset, un po’ una risposta alla chiavetta di Sky. Ma la competizione si farà soprattutto nei contenuti: Cologno Monzese punta più sul cinema mentre Sky preferisce lo sport.

 

“E’ una scelta strategica – ha spiegato Franco Ricci, direttore Business Pay – perché in questo momento è il cinema, e non più il calcio, il contenuto più richiesto: su un campione di potenziale pubblico, il 54.2% vuole film, il 24.9% programmi per bambini, il 19.4% serie tv. Pensiamo dunque che sia il cinema uno dei driver della crescita per il 2010″ .

A consentire l’arricchimento dell’offerta sono gli accordi quadro stipulati con Warner, Universal, Medusa e (non in esclusiva) con 01 Distribution.

 

In ballo c’è il mercato della pay tv, il cui peso si fa sempre più incisivo per il fatturato del Biscione (che dal lancio di Premium ha investito nel settore 2 miliardi): nel 2004 i ricavi da tv a pagamento erano solo il 3% del totale, oggi ne rappresentano il 27%. E per fine 2009 si prevede di raggiungere quota 553 milioni, +37% rispetto all’anno scorso (+63% se si considerano le attività da core business, cioè i ricavi da tessere prepagate, ricariche e abbonamenti ‘easy pay’). Le tessere attive sono 3,4 milioni, ma si prevede che salgano a 4 milioni entro fine anno (o subito dopo) e a 4,5 milioni a fine 2010, con il break-even. E soprattutto sono in crescita, “molto al di sopra delle aspettative”, sottolinea Pier Silvio Berlusconi, gli abbonati alla formula ‘easy pay‘, a dimostrare la sempre maggiore fidelizzazione dei clienti.

 

Riguardo all’annuncio di Sky del prossimo lancio di Cielo sul digitale terrestre, Berlusconi ha risposto che “per noi si tratta quasi di un’affermazione dell’importanza del digitale terrestre. E’ chiaro che vogliamo arricchire la nostra offerta di canali gratuiti sul ddt. Arriveremo a fare altri canali free, che saranno tematici”.

Fedele, quindi, all’impegno di diventare “sempre più editore a 360 gradi”, Mediaset punta ad arricchire anche l’offerta free sul digitale terrestre, senza tralasciare internet: “A primavera arriverà Italia 2, aggressiva e destinata al pubblico giovane, ma pensiamo anche a un canale all news”.

“Tra dicembre e gennaio – ha continuato Berlusconi Jr – potrebbero essere disponibili sul web alcuni prodotti già trasmessi sulla tv generalista”, free o pay, la cosiddetta ‘catch up tv’.

 

Successivamente si potrebbe arrivare a una vera e propria offerta on demand. “Ci stiamo ancora lavorando – ha precisato – ma pensiamo di arrivare abbastanza presto a un’offerta premium anche sul web, che probabilmente sarà indipendente dai grandi operatori di telefonia”.

 

E proprio riguardo al mercato tlc, Repubblica scrive oggi che all’inizio di questa settimana ci sarebbe stata una riunione a Milano sul futuro della rete di Telecom Italia e i possibili impatti sul business televisivo tra Francesco Caio (advisor del governo per le reti di nuova generazione), Fedele Confalonieri (presidente di Mediaset), Gina Nieri (direttore analisi strategiche di Mediaset), Fernando Napolitano (Booz Allen & Hamilton, consulente della societa’ televisiva) e Paolo Romani, viceministro delle Comunicazioni.

I vertici Mediaset vedono con preoccupazione l’introduzione in Italia della banda ultra-larga, con “la necessità di avere il controllo, o comunque una pesante influenza, dello sviluppo futuro della rete telecom“.

Repubblica rileva che le legittime preoccupazioni di Mediaset “trovano una liaison particolare con il governo Berlusconi (principale azionista di Fininvest) nelle vesti del viceministro Romani”, con scambi di informazione sulla regolamentazione che privilegiano Mediaset.

 

Intanto, però, si guarda con ottimismo a Premium-on-demand: “Crediamo tantissimo in questo progetto, pensiamo che siano ancora tanti i clienti da conquistare”, dice il vicepresidente di Mediaset.

Non ci chiediamo come andrà Sky: tutti gli analisti parlano di un mercato in continua crescita per la pay tv, ci sarà spazio per noi e per loro“. Ma a chi nota che la nuova offerta di cinema potrebbe essere un duro colpo per la tv di Murdoch, risponde con un sorriso: “Speriamo“.

 

Secondo le previsioni dell’azienda, entro qualche mese saranno 4 milioni le tessere attive Premium.

“Il parco clienti è arrivato a 3,4 mln al 17 novembre; dal primo luglio abbiamo avuto una crescita di 400.000 tessere al mese, 13.000 al giorno“, ha aggiunto il manager. “Entro fine 2009 o poco più in là arriveremo a 4 mln di clienti“, ha ribadito.

 

Intanto per il gruppo rallenta il calo della raccolta pubblicitaria, che a fine anno potrebbe chiudere “con una riduzione a una cifra percentuale”.

Nei primi nove mesi dell’anno la raccolta ha registrato un calo del 10,8%, sceso al 10,2% nei primi dieci mesi.

 

Riguardo agli investimenti di Mediaset sul mercato spagnolo, il vicepresidente ha spiegato che “Non esiste un identikit ideale, stiamo guardando diversi dossier. Sapete che stiamo parlando con vari broadcaster ma non c’e’ niente di definitivo”. La società “è in grado con le proprie forze di far fronte a un’eventuale acquisizione fino a 1 miliardo di euro”.

 

Pier Silvio Berlusconi non si è sottratto a domande dei cronisti sulla sua famiglia e sull’attualità politica. Nessuna preoccupazione per la spartizione dell’impero di famiglia tra i due rami della discendenza Berlusconi: “Io penso al mio lavoro. Quello che decide mio padre va benissimo”.

Grande “sofferenza” per le polemiche che negli ultimi sei mesi hanno coinvolto il premier: “Sono stati sei mesi di sofferenza. Penso alla magistratura, ai giornali…”. Un clima che “fa male a me – ha aggiunto – e fa malissimo a mia sorella Marina. Forse perché io sono iper-operativo, sono sempre concentrato sul mio lavoro, mentre lei rappresenta più la holding di famiglia”.

 

La recente sentenza sul lodo Mondadori, che ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni alla Cir, ha ribadito poi Pier Silvio Berlusconi, “non ha avuto nessun impatto su Mediaset: siamo in condizioni di difenderci bene. Certo – ha ammesso – la reazione in Fininvest e quella mia personale è stata brutta: abbiamo vissuto tutto come un sopruso assoluto”.

Sulla possibilità di cedere il Milan, Berlusconi Jr ha informato: “Il Milan non si molla, si va avanti”.

 

Qualcuno ha citato le dieci domande di Repubblica e le risposte date a Bruno Vespa anziché al quotidiano: “Perché, pensate che se avesse risposto direttamente a D’Avanzo, avrebbero smesso di porgliele?”, ha aggiunto, rivolto ai giornalisti. Ma poi, con un sorriso, ha appuntato la spilletta di Mediaset Premium sulla giacca della cronista di Repubblica: “Mi raccomando, la tenga!”.

 

Alla domanda, invece, sui dissidi nella maggioranza di governo e sulla possibilità che si vada a elezioni anticipate, il figlio del premier non si è sbilanciato: “Non mi fate parlare di politica”. Una battuta, però, se l’è lasciata scappare: “Mio padre molla? Non esiste?”.

Nessuna preoccupazione, infine, sulle ipotesi di vendita di Villa Certosa ai sovrani di Abu Dhabi: “Non ne so niente“, ha premesso. “Ma non vado mai in Sardegna. Per me non sarebbe un problema”.

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