Rai: approvate le linee guida radio, protesta dei sindacati. Con Sky trattativa ancora sospesa, più soldi per i canali free

di Raffaella Natale |

Italia


Mauro Masi

Passa attraverso la diversificazione dell’offerta dei canali e dell’informazione il rilancio della radiofonia Rai pensato dal direttore generale Mauro Masi e presentato oggi al Cda, che ne ha approvato le linee guida. Tra le ipotesi, come emerso nei giorni scorsi, anche quella di ‘spacchettare’ il Giornale radio e immaginare, parallelamente, ‘accorpamenti’, come quello tra Gr3 e Gr Parlamento. Unico vincolo, il mantenimento dei costi, chiesto a Masi da (quasi) tutti i consiglieri e dallo stesso presidente Paolo Garimberti.

“Le linee guida puntano a un rilancio della radio anche attraverso la diversificazione della mission di canali e testate”, ha spiegato il consigliere Rodolfo De Laurentiis. La soluzione ventilata, e contrastata dalle rappresentanze sindacali con cui ora il Dg dovrà confrontarsi, è quella di una tripartizione del Gr (ora sotto un’unica direzione associata a Radiouno), ipotizzando di accoppiare Gr3 a Gr Parlamento in un’ottica di contenimento dei posti.

 

“L’unico vincolo è quello del business plan, che il dg dovrà portare in Consiglio nelle prossime settimane. C’è necessità di un mantenimento dei costi“, ha chiarito De Laurentiis.

“Non c’è nulla di deciso. Il rilancio si può fare in tanti modi, e non è detto che debba per forza passare dalla tripartizione, per così dire, del Gr”, ha precisato il consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo, tra i primi a chiedere al dg di mettere nero su bianco obiettivi e costi dell’operazione.

“Ci sono dei vincoli di costo da rispettare, se Masi insisterà per la tripartizione dovrà essere molto convincente“, ha aggiunto Rizzo Nervo. D’accordo su una “diversificazione“, a cominciare da Radiodue e Radiotre “che hanno missioni differenti“, il consigliere in quota Pd Giorgio Van Straten, che non chiude la porta al cosiddetto spacchettamento del Gr: “Ascoltare su ogni canale edizioni identiche del Gr è curioso. Quale sia la migliore soluzione per diversificare, senza un aggravio dei costi, dovremo valutarlo. Di certo – ha commentato – si può immaginare una parziale separazione della testata“. Ipotizzando, contestualmente, qualche accorpamento, come quello tra Gr3 e GrParlamento, “su cui non sono contrario“.

 

Favorevole alla diversificazione informativa anche il consigliere di area Pdl, Antonio Verro: “Il nostro problema è espletare al meglio la funzione di servizio pubblico, di cui la radio è la massima espressione. Lo si fa – ha precisato – anche garantendo il pluralismo informativo e pensando un Gr adatto al target di ogni canale. Ad esempio, informazione più agile e in pillole per gli ascoltatori giovani di Radiodue. Come questo si possa declinare, poi, sono problemi del dg”. Che dovrà anche mantenere i costi: “sarebbe auspicabile, ma non ne farei una guerra di religione: preferirei un rilancio a costo zero, ma se è a costo uno va comunque bene”.

 

Il Cda su proposta del direttore generale ha anche approvato all’unanimità l’intendimento di nomina di Eugenio De Paoli a direttore della testata Rai Sport e Rai Sport Più.

 

No alla tripartizione del Giornale Radio o sarà sciopero aveva detto Carlo Verna, segretario Usigrai, prima dell’inizio del Cda Rai.

“Pur avendo convocato ad horas l’assemblea dei redattori del Giornale radio – ha evidenziato Verna – , abbiamo ritenuto, d’intesa col cdr, di anticipare l’avvio della procedura per lo sciopero prevista dalla legge sui servizi pubblici essenziali, perché il Cda, che si riunisce in queste ore, abbia chiara la nostra determinazione. Mi sento di ricordare a Masi, che era stato accolto da noi con la fiducia che si ripone in un uomo delle istituzioni. Temiamo che l’ebbrezza di guidare un’azienda come la Rai possa avergli nuociuto. Lo diffidiamo – continua Verna – dal procedere alla tripartizione del giornale radio unico antieconomica e dannosa per il prodotto. Abbiamo bisogno di un direttore generale che governi un’azienda complessa, non di un sultano, che decida al di là di ogni logica e di ogni osservazione critica, senza preoccuparsi dei costi delle sue scelte. Se risposte e spiegazioni non arriveranno dal settimo piano di viale Mazzini – ha concluso -, ci rivolgeremo per ottenerle a tutte le istituzioni di garanzia”.

 

Va intanto avanti nella trattativa con Sky, valorizzando però economicamente Raiuno, Raidue, Raitre e gli altri canali free. E’ la linea emersa ieri dal Cda della Rai, che ha preso atto della relazione del direttore generale sul negoziato con la piattaforma satellitare. Il consiglio ha anche approvato a maggioranza la rimodulazione delle deleghe dei vicedirettori generali proposta dal Dg.

 

Per la trattativa con Sky il tempo stringe: il contratto per i canali di Rai Sat scade il 31 luglio e un nuovo incontro dovrebbe svolgersi a breve. Masi ha riferito in Cda che la Tv di Rupert Murdoch – che ha offerto 50 milioni all’anno per sette anni, più 75 milioni per diritti di Rai Cinema – vuole vincolare all’accordo anche i canali free, presenti e futuri. Forte del sostegno del Cda, è presumibile che il Dg formuli a questo punto una proposta economica, tenendo conto delle stime interne aziendali: nel documento distribuito al Cda a maggio, la cifra complessiva immaginata sarebbe di almeno 200 milioni di euro l’anno. Altra ipotesi potrebbe essere accorciare la durata del contratto.

 

Il punto centrale della posizione del servizio pubblico è che la trasmissione sulla piattaforma satellitare del gruppo di Rupert Murdoch delle tre reti generaliste Raiuno, Raidue e Raitre non potrà più avvenire a titolo gratuito. Ma sui dettagli della trattativa commerciale bocche cucite ai piani alti del palazzo Rai.

 

La partita è molto complessa: in ballo c’è la partnership Rai-Sky ma anche l’obbligo della presenza della Tv pubblica su tutte le piattaforme, al quale Viale Mazzini potrebbe assolvere attraverso Tivù Sat, la nuova offerta gratuita sul satellite – figlia di Tivù, l’alleanza con Mediaset e Telecom Italia Media – che dovrebbe decollare a giorni. Una questione sulla quale ha acceso un faro l’Autorità per le Comunicazioni: “Stiamo valutando l’impatto dell’operazione Tivù – ha spiegato il presidente, Corrado Calabrò, in Vigilanza – anche sotto il profilo degli obblighi del contratto di servizio, stante la necessità di una corretta fruizione dei canali del servizio pubblico da parte degli utenti sulle varie piattaforme”.

 

Il Cda ha anche varato a maggioranza le deleghe dei quattro vice dg, destinate a razionalizzare l’assetto organizzativo e a consentire una maggiore rapidità di decisione, lasciando il potere di firma a Masi. Ad Antonio Marano va il coordinamento dell’offerta (con le direzioni palinsesto e marketing, diritti sportivi, Rai Fiction, Rai Cinema, Rai Sat, Newco Rai International e la radiofonia); a Giancarlo Leone il digitale terrestre e le strategie multipiattaforma; a Lorenza Lei l’area produttiva e gestionale, con un’attenzione particolare per l’ottimizzazione dei costi; a Gianfranco Comanducci acquisti e servizi, affari immobiliari, approvvigionamento. A favore hanno votato i cinque consiglieri di maggioranza, contrari Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, astenuto il presidente Garimberti, mentre Rodolfo De Laurentiis non ha partecipato al voto.

 

“Complimenti a Marano, direttore generale ombra“, ha ironizzato Rizzo Nervo. Garimberti avrebbe espresso perplessità sulle modalità con cui è stata portata avanti l’operazione, mentre De Laurentiis avrebbe criticato alcune incongruenze e l’assenza di modifiche rispetto all’impianto presentato la scorsa settimana. A quanto si apprende, l’unica variazione di rilievo sarebbe la sottrazione a Leone della competenza sulla direzione Strategie tecnologiche, che tornerebbe così a riportare direttamente al Dg.

 

Si fa rilevare inoltre che compito dei quattro vice Dg sarà quello di attuare un coordinamento delle diverse strutture Rai, e inoltre le deleghe approvate ricalcano nella quasi totalità lo schema che Masi aveva presentato una settimana fa e per il quale si era resa necessaria una successiva riproposizione, quella appunto di ieri pomeriggio e pressoché immutata nella sostanza.

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