Propaganda elettorale e Social Network: corso spiccio di ‘ueb 2.0’ per i Candidati in corsa

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di Daniela Bianchi

Italia


Totò

Ieri Daniela Bianchi ha pubblicato una nota ironica e stimolante su Facebook che in qualche modo si rifaceva agli interventi sul tema propaganda elettorale e social network riportati sempre  ieri su key4biz e presi da Facebook e Friendfeed.

Ve la proponiamo di seguito.

 

 

 

Leggo, smisto, disfo.

Così da giorni.

E se non fosse che per mestiere e per passione mi occupo di Comunicazione, di strategie, penserei che quel fastidio pruriginoso che mi prende ogni volta sia dovuto al polline, allo smog, al caldo incipiente, a quell’accidente di imprevedibile attacco di orchite che ogni tanto mi fa alzare il sopracciglio sul disordine costante.

Ma abbandonata la padronanza e la temperanza, forse anche l’eleganza, se mai mi appartiene, un solo grido mi sgorga dal cuore: a noi c’ha rovinato Obama!!!“

Ma te saresti mai creduto, sì proprio a te candidato della lista Frattavecchia per l’elezione a Sindaco di Agiato Trombone o a te candidato al Consiglio Provinciale per Volpino Secondo Presidente, te saresti mai creduto che pe’ esse al passo coi tempi te saresti dovuto da mette su internet?

E che ce vò?

Te sarai detto ner silenzio della tua solitudine.

‘N pensiero fugace.

Te sarai ricordato de tutti quell’articoli sui giornali, de Obama che aveva fatto la rivoluzione razziale e politica su feissbukk, de tutti quei guru che pe’ giorni hanno detto e parlato su “…sto modo d’acchiappà voti e zacchete…hai chiamato quarcuno dei tuoi, j’avrai detto d’apritte ‘na bacheca, ‘n gruppo, ‘n blogge, ‘n sito…basta poco che ce vò?”

E così oggi è un pulullare de gente che manda sms alle 7.15 der mattino, che mentre te stai a vestì p’annà in ufficio e t’arriva un messaggio che fai?

Nun lo voi legge?

A quell’ora po’ esse ‘na cosa importante, quarcuno de’ casa che jè successo quarcosa, n’amante focoso che te dà er bongiorno…e invece no è ‘n Candidato sollecito che te ricorda de sbarrà er nome suo sulla lista tal de’ tali.

Pe’ nun parlà de quelli che ogni mattina sulla bacheca di feissbukk me ricordano che vanno ar mercato, ar circolo, ar muretto…tra la gente per la gente…poi magaro la gente je chiede quarcosa scrivendo sulla bacheca e cor fischio che je rispondono…
E allora me rendo conto che ‘sti poretti c’hanno bisogno d’aiuto, perché ‘na rivoluzione nun se fà in du’ minuti, una tale messa in discussione c’ ha bisogno non solo de ‘n dispiego de risorse sostanziale.

 

Ma anche e soprattutto de’ ‘na curtura idonea.

  1. La prima cosa che conta è l’emozione, il coinvolgimento; la gente la devi da entusiasmà e de sti tempi nun è facile…disincantati, indebitati come stamo manco ‘n firm de uolt disney basterebbe a facce sognà er lieto fine.

  2. Pure le cose che te sembrano più semplici c’hanno bisogno de ‘n pensiero costruito, fatte aiutà da quarcuno a mantenè i contatti, facce crede che ce stai, che sei conneso in senso lato e in senso stretto.

  3. Nun fa lo sciorto, quello che je ne frega quarcosa, se poi nun sei in grado de mettece la faccia, nella vita comunque, sur uebbe soprattutto.

  4. La credibilità se misura proporzionalmente alla tua capacità de da’ risposte, e bada bene no promesse, risposte.

  5. La chiarezza poi, facce capì perché te dovremmo votà, raccontace quarcosa che nun sia er solito sproloquio elettorale, famme capì che pensi della vita, damme dettaj, se uno arriva qua sopra è perché c’ha voja de condivide…qua nun ce se viè pe’ pijà sortanto…te sgamano subito e te metteno all’angolo.

  6. E soprattutto nun esse formale, pletorico, burocrate, il mezzo è immediato per antonomasia, ma questo non significa che poi fà er cazzaro.

  7. nun fa’ er passo più lungo della gamba, è ‘n attimo a fa’ la figura de chi nun ce capisce niente. Hai mai sentito parla’ de Issue d’agenda? Focalizzazione? Permanenza? Conversatività?

 

Me tocca da ragione a Guarino quanno dice che:

“Il problema principale della politica italiana nell’uso dei nuovi media non sono le tecnologie che bene o male ci sono, ma la cultura e l’apertura che permette di capirne velocemente il senso e usarle al meglio“.


Tanto pe’ dì, visto che Obama c’ha rovinato la vita, la campagna americana è stata frutto de’ ‘na strategia.

Gli autori della prima campagna elettorale 2.0, Ben Self e Dan Thain c’hanno messo sù ‘na società, la Blue State Digital , che ha aiutato er senatore dell’Illinois prima a sconfigge’ la concorrenza de Hillary tra i democratici e poi a realizza’ la prima campagna elettorale 2.0 della storia.

‘Sta società, nata nel 2004, conta oggi tredici milioni di collaboratori on-line e ‘no staff pagato de più de ottocento persone, con uffici in ogni grande città degli Stati Uniti.
Ricerca fondi, uso massiccio dei social network come Facebook pe’ coinvolge’ l’elettorato, selezione dei volontari e mappatura Internet dei quartieri da conquista’. Ma, soprattutto, la sensazione diffusa che partecipa’ alla storica elezione der primo presidente nero della storia degli Usa fosse a portata de clic.

Così come er diretto coinvolgimento, de tutti l’americani “connessi”, ner sito della Casa bianca, nato co’ ‘n impronta fortemente “partecipativa”.

Vabbè, queste so’ artre storie, in attesa che anche da noi quarcuno se decida a fa’ n’punto de programma e a rispettallo.

 

“…Abbiamo bisogno di connettere i cittadini tra loro per impegnarli in modo più diretto nella soluzione dei problemi da affrontare.

Dobbiamo usare tutte le tecnologie per spalancare le porte del governo federale, creando un nuovo livello di trasparenza per cambiare il modo in cui le questioni vengono gestite a Washington e dare agli americani la possibilità di partecipare alle scelte governative…” scriveva Obama durante la corsa elettorale.

 

Pe’ l momento, da noi , la trasparenza è ar massimo quella de’ quattro veli che cercano de’ svelà ‘na natica o ‘na tetta rifatta, svettante su quarche copertina in attesa de’ ‘no scranno a Montecitorio.

Pe’ l momento, e in attesa de’ potè partecipa’ alle scerte governative, posso solo sceje se annà o no all’ennesimo aperitivo o a applaudì er tajo der nastro dell’urtima inaugurazione…la democrazia po’ aspettà, mentre tra le cento friendrequest e le ottanta mail, de sicuro c’è quarcuno che me vole cojonà.

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