Facebook risponde all’Iran dopo la censura della pagina di Mir-Hossein Mousavi, l’avversario più insidioso di Ahmadinejad

di Raffaella Natale |

Mondo


Mir-Hossein Mousavi

Le autorità iraniane, ad un mese dalle elezioni presidenziali, hanno deciso di oscurare Facebook, il più noto sito di social networking del mondo.

Il portavoce del gruppo, Debbie Frost, ha commentato: “…siamo dispiaciuti per quanto accade in un momento così delicato” per la politica di questo Paese e specie perché agli elettori “viene impedito di rivolgersi a internet per avere informazioni sui candidati e leggere le diverse opinioni”.

“…Siamo convinti – ha aggiunto – che la gente nel mondo debba avere la possibilità di usare Facebook per comunicare e condividere informazioni con amici, familiari o colleghi”.

“…E’ una vergogna – ha concluso – quando la preoccupazione culturale o politica di un Paese porta a limitare la condivisione e la diffusione di informazioni fornite dal web”.

 

La notizia dell’intervento su Facebook è stata data dalla radio dell’Esercito israeliano, che cita i media di Teheran, secondo cui il divieto sarebbe stato deciso in conseguenza del successo del candidato riformista Mir-Hossein Mousavi, nell’utilizzo del sito per raggiungere e mobilitare il voto giovanile in vista delle elezioni del 12 giugno.

La pagina di Facebook dedicata alla sua campagna conta sul supporto di oltre 5.200 sostenitori e contiene informazioni biografiche del candidato e i contenuti del suo programma politico. (Vai alla pagina di Facebook)

 

Mussavi, ex primo ministro iraniano, gode dell’appoggio dell’ex presidente Mohammad Khatami, così come dei principali gruppi riformisti del Paese. E’ considerato l’avversario più insidioso per il presidente Mahmud Ahmadinejad, che corre per il secondo mandato.

 

Un dipendente del provider, chiedendo di rimanere anonimo, ha confermato che disposizioni in questo senso sono arrivate dal ministero delle Comunicazioni e Facebook non è, a quanto pare, l’unico sito oscurato. Secondo fonti ben informate, sarebbero migliaia i portali censurati.

Della serie: evviva la libertà di informazione!

Nessun commento al momento da parte delle autorità che già in passato in diverse occasioni avevano bloccato specifici siti web o blog considerati pericolosi per il regime islamico, ma la coincidenza temporale in quest’ultimo caso ha suscitato la reazione degli oppositori del presidente ultraconservatore Ahmadinejad.

 

“…Qualsiasi forma di espressione che venga considerata in concorrenza con Ahmadinejad rischia di essere messa a tacere“, ha spiegato Shahab Tabatabaei, stretto collaboratore di Mousavi.

“…Mettere dei limiti alla competizione è l’attività principale del governo“. Secondo Tabatabaei il blocco di Facebook è una “reazione immediata” alla manifestazione pro-Mousavi a Teheran. “…Facebook è una delle poche fonti indipendenti che la gioventù iraniana può utilizzare per comunicare“, ha aggiunto Mohammed Ali Abtahi, ex vicepresidente attuale collaboratore di un altro candidato riformista, Mahdi Karroubi, ex presidente del parlamento.

 

Nei giorni scorsi, i servizi segreti interni israeliani avevano lanciato l’allarme sulla possibilità che “gruppi terroristici” stiano cercando di avvicinare attraverso Facebook cittadini israeliani da utilizzare come una preziosa rete di spionaggio, ottenendo informazioni in cambio di denaro.

 

Si apprende intanto che Digital Sky Technologies, un gruppo di investimento russo specializzato nel settore di internet, ha offerto 200 milioni di dollari per entrare nel capitale di Facebook, valutandone le azioni privilegiate per 10 dollari l’una. E’ quanto rivela il Wall Street Journal, precisando che ancora non è noto quale sia stata la risposta di Facebook a questa proposta. Facebook è stata ultimamente in contatto con diverse società di venture capital e di private equity al fine di ottenere maggiori fondi per il suo business.

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