Caso Sky: dalla Ue, ‘Caso chiuso. Se l’Italia non avesse allineato le aliquote Iva, avremmo aperto procedura di infrazione’

di Raffaella Natale |

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Sul’aumento dell’Iva al 20% per Sky Italia, per la Ue “il caso è chiuso“. Così il portavoce del Commissario Ue al fisco ha messo la parola fine al contenzioso tra Roma e Bruxelles sull’allineamento dell’Iva per i servizi di Pay TV.

“…In assenza dell’allineamento dell’aliquota Iva la Commissione – ha aggiunto il portavoce – avrebbe aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia”.

Laszlo Kovas ha confermato che nell’aprile 2007 è stato presentato un reclamo, ma non ha voluto confermare se il reclamante fosse o meno Mediaset. In Italia, secondo la portavoce, “…venivano applicati due tassi Iva per la Tv pay-per-view“, spiegando che “…per alcuni erano del 10% e per altri del 20%”.

“…Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale“, ha aggiunto la portavoce, precisando che “…la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20%, ma non è possibile applicare due tassi diversi”.

 

L’eventuale ipotesi di abbassare l’Iva sia per la Pay TV che per la pay-per-view al 10%, invece che portare l’imposta della Tv a pagamento al 20%, “…è assolutamente impraticabile”. Così il sottosegretario allo Sviluppo economico, Paolo Romani, che ha la delega per le Comunicazioni, risponde a chi gli ha chiesto di indiscrezioni circa presunte soluzioni che l’esecutivo starebbe studiando per risolvere la querelle nata dopo il varo del provvedimento. “Verrebbero a mancare circa 220 mln di euro”.

Proprio in questo senso, e con riferimento al fatto che Mediaset già programma vari avvenimenti in pay-per-view, Romani osserva che “…se fosse stato introdotto un allineamento dell’Iva verso il basso, allora sì si sarebbe potuto parlare di conflitto di interessi”. Quanto alla campagna condotta sui canali della Pay TV che fa capo a Rupert Murdoch, il sottosegretario ha rilevato come essa “…non teneva conto della verità: non hanno detto che l’Iva al 10% era una agevolazione che volevano rimanesse, ma hanno detto che si imponeva una tassa su Sky”.

Romani, ricordando che il provvedimento è una risposta alla minaccia di una procedura di infrazione da parte della Ue, a cui il governo italiano ha replicato dando assicurazioni sull’allineamento dell’aliquota il 29 gennaio scorso, ha spiegato che “…è una decisione dell’azienda se far pesare l’intero costo sulle famiglie oppure no. Parliamo di 4-5 euro al mese”.

 

La nota della Ue conferma quindi le parole di ieri del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale, intervenendo nella polemica, aveva detto che il governo non aveva alternativa poiché l’armonizzazione dell’aliquota è previsto da obblighi europei.

Dichiarazioni confermate anche dall’ex premier Romano Prodi che ha ricordato: “…ci furono le sollecitazioni dell’Unione Europea perché fosse risolta l’asimmetria delle aliquote Iva per le televisioni in Italia”.

“…Una posizione assolutamente condivisibile, tanto che ci impegnammo a provvedere – ha spiega Prodi al Corriere della Sera – ma poi non entrammo mai nel merito”.

“…Era ovvio che il governo dicesse sì all’allineamento delle aliquote, adempiere a questa obbligazione era ovvio”, ha detti ancora Prodi in un colloquio con Il Messaggero, ribadendo però che “non ricorda niente” di quel periodo, cioè la fine del mese di gennaio del 2007, a meno di due mesi dalle elezioni politiche. L’ex premier non entra nella questione Sky e neanche nel merito delle cifre della aliquote da allineare: ora “…come farlo – ha spiegato Prodi – è un problema loro“, cioè del governo in carica.

 

Posizione diversa da quella di Vincenzo Visco che in un’intervista a ‘La Stampa’ ha commentato: “…Smentisco categoricamente qualsiasi procedura di infrazione e anche che vi fosse qualsiasi scadenza a quel provvedimento. Nonostante allora ci fossero pressioni di varia natura per alzare quell’aliquota Iva a Sky, riportandola al 20%, noi non lo facemmo. E non lo facemmo perché non era giusto farlo“.

 

“…La dichiarazione di Prodi, al quale va riconosciuta un’apprezzabile onestà intellettuale, taglia la testa al toro e mette in evidenza che la sinistra ha aperto una polemica pretestuosa”, ha invece affermato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

 

Per Sky, “…continua a essere inspiegabile la scelta del governo di raddoppiare le tasse a oltre 4,7 milioni di famiglie italiane su questo specifico prodotto. La Commissione Europea non ha mai richiesto di applicare l’aliquota al 20% e ha confermato nel maggio scorso che i servizi televisivi, e a maggior ragione la televisione digitale, sono ammessi al regime Iva agevolato”.

“Si deve infine rilevare – conclude il comunicato – come sia inusuale che queste motivazioni, che oggi il governo ha definito ‘sostanziali’ per la scelta di raddoppiare l’Iva sui servizi offerti da Sky, siano state presentate solo cinque giorni dopo l’approvazione del Decreto, mentre sono passate nel più assoluto silenzio sia nella conferenza stampa di presentazione del Decreto, sia nella Relazione Tecnica di accompagnamento”.

 

E continua intanto la campagna antigoverno della Pay TV. Stamattina in meno di due ore l’ufficio stampa del Tesoro ha ricevuto circa 500 mail sull’innalzamento dell’Iva al 20% per le Pay TV, oggetto di forti critiche da parte di Sky Italia, l’emittente colpita dalla misura, inserita nel decreto legge anticrisi varato venerdì scorso in Consiglio dei ministri.

Le mail sono cominciate a pervenire dopo che Sky ha diffuso uno spot in cui invitava chi non condividesse la misura a inviare un messaggio all’indirizzo portavoce@tesoro.it.

Il contenuto delle mail è per grandissima parte negativo. C’è chi sollecita il governo a ridurre i costi della politica invece di tassare le Tv a pagamento e chi teme che Sky, dopo l’aumento dell’Iva, possa ridurre il personale.

Da oggi intanto è andato in onda un nuovo video di Sky sulla vicenda dell’Iva che da stamani ha preso il posto del vecchio. Il video, in due versioni, della durata di 30 e di 15 secondi si apre con una serie di scritte che vanno a sovrapporsi: è una lista di prodotti che godono dell’Iva agevolata al 10% come francobolli, marionette, uova di struzzo, manifestazioni sportive, libri, tabacchi grezzi. Il video confuta indirettamente la tesi di esponenti del Governo che l’aliquota sia stata introdotta dalla Sinistra per favorire Sky, e si chiude con il solito invito a scrivere al ministero del Tesoro per protestare.

 

Antonio Di Pietro è dell’avviso che: “…Quello che è inequivocabile sono le bugie pazzesche che Berlusconi e Tremonti dicono per giustificare un comportamento che non ha né capo né coda”.

“Nel 2007 – ha aggiunto – Mediaset fa un esposto” sull’Iva per le Pay TV. E “…oggi dicono: vedete che c’è un esposto” a Bruxelles. Insomma, ha sottolineato Di Pietro, “…se la cantano e se la suonano da soli”.

“…E poi, parliamoci chiaro: l’aumento dell’iva non è che lo paga Sky, lo pagano i cittadini, cornuti e mazziati”.

 

Il leader di Idv non ha tralasciato i commenti sulle critiche di Berlusconi ai direttori della Stampa e del Corriere, dicendo che Berlusconi sta “affievolendo” la democrazia nel nostro Paese. E ritorna con il paragone del governo di Berlusconi ad un regime sudamericano.

“…Ho sempre detto e ribadisco che Berlusconi sta attuando un modello di governo da regime sudamericano. Lo sto dicendo perché egli, oltre ad avere annichilito le funzioni parlamentari, oltre ad impedire alla magistratura di svolgere le sue funzioni, oltre ad essersi impossessato anche della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai scegliendo lui il presidente, oggi i giornali di informazione che non rispondono a lui vengono attaccati e i giornalisti che non si fanno suoi dipendenti vengono invitati ad andarsene in pensione. Questo credo che non lo abbia fatto neanche Videla”.

 

E’ scritta nera su bianco sulle prime pagine dei rispettivi quotidiani, come annunciato, la risposta di Paolo Mieli e Giulio Anselmi al premier Silvio Berlusconi che ieri li aveva invitati a “cambiare mestiere“. La replica del quotidiano torinese è affidata a un secco comunicato, pubblicato a centro pagina: sulla vicenda Sky, si legge, “La Stampa ha informato con scrupolo e rigore i suoi lettori. Com’è sua abitudine e abitudine di tutti i giornalisti, a partire dal direttore. I titoli e gli articoli sono lì a dimostrarlo“. Più dura la risposta del Corriere del Sera: “I lettori del Corriere – scrive in un corsivo Mieli – sanno che noi abbiamo espresso il nostro giudizio critico su questa vicenda, ma sempre con lo scrupolo di riportare compiutamente tutte le posizioni emerse in questo dibattito. Il ‘mestiere’ del nostro quotidiano è stato quello di informare dando spazio alle tesi contrapposte ma segnalando ogni volta, in modo trasparente, qual è la posizione del giornale su questo argomento. Possiamo solo aggiungere che questo ‘mestiere’ il giornale continuerà a esercitarlo, come ha sempre fatto nel corso di questi anni, anche se qualche volta – conclude il direttore del quotidiano di via Solferino – ci è capitato e ci capiterà di dare un dispiacere al Presidente del consiglio in carica”.

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