Murdoch mette in agitazione il mercato americano. Dopo il NYT, anche la Disney fa le sue mosse e si avvicina ad Apple

di Raffaella Natale |

Stati Uniti


Rupert Murdoch

L’avanzata di Rupert Murdoch sul mercato americano fa paura a molti. Sono già tanti gli accordi e le intese per cercare di bloccare la corsa del tycoon australiano che va come un treno e ha sempre avuto un gran fiuto per i giusti affari.

Adesso anche la Disney, dopo il New York Times e la Cnbc, potrebbe costruire un’alleanza degna di nota. Si parla da tempo di rapporti con la Apple, anche se Bob Iger, presidente e CEO della Walt Disney, preferisce essere cauto e parlare di “pura speculazione di mercato”.

In un’intervista rilasciata al Sole 24Ore, ha spiegato che il gruppo “…è nostro socio e partner importante e Steve Jobs è la mente più creativa nel mondo dei media e della tecnologia. Ma conoscendo personalmente Jobs, so che per ora è bene tenerlo a una certa distanza. In futuro si vedrà: oggi c’è un’alleanza commerciale che ci permette di crescere”.

 

Sarà così? Il tempo ci dirà se queste indiscrezioni sono fondate, al momento restano dei grandi dubbi.

Iger ha intanto precisato che “…La trasformazione del nostro settore è talmente veloce da imporre un adeguamento costante delle strategie all’evoluzione del processo di convergenza tra i media”.

 

Il riferimento vai poi a Murdoch che, per il presidente, “…è il più grande di tutti (…) Solo uno come lui poteva essere in grado di portare a termine l’acquisizione della Dow Jones, una mossa che non sarebbe riuscita a nessun altro. Ciò detto, Murdoch è per noi la vera sfida: il suo è un gruppo integrato e mondiale. E grazie alla piattaforma Sky, in Europa ha una forza d’urto imbattibile sul mercato dei diritti televisivi in campo sportivo. Ha praticamente un monopolio. In ogni caso, penso che il mondo dei media abbia oggi due personaggi chiave: Steve Jobs per la creatività tecnologica e Rupert Murdoch per la visione strategica nell’evoluzione del mercato”.

 

Forse basterebbe questo per leggere tra le righe la volontà di voler vincere questa sfida con il magnate dei media, tenendo ben presenta che la keyword è “diversificazione”.

I broadcaster lo hanno ben capito e si susseguono gli investimenti su altre piattaforme, specie da quando i sondaggi hanno rivelato che aumenta incessantemente il consumo dei contenuti online.

Lo sa bene Iger che ha affermato: “…Internet, grazie soprattutto all’alleanza con la Apple di Steve Jobs, rappresenta per la Disney una delle più grandi opportunità di crescita del prossimo decennio”.

 

Ma anche gli editori, se voglio restare sul mercato, devono sapersi rinnovare. “Essere bravi editori – ha sottolineato il presidente – non è più garanzia di sopravvivenza. Chi fa solo l’editore di giornali o solo l’editore televisivo può sopravvivere su scala locale, e nel lungo periodo non è neppure detto”.

La vera sfida per una branded creative content company diventa quindi “…diversificare in modo oculato i canali di distribuzione: la nostra architettura distributiva dei contenuti e delle produzioni cine-televisive si basa sul sito Abc.com, su Disney.com, il cui rilancio è ormai completato, sull’alleanza con la Apple che ci permette di distribuire a pagamento i film attraverso iTunes e sull’accordo con Aol del gruppo Time Warner. Se sarà necessario, non escludo la possibilità di altri accordi distributivi con operatori concorrenti, ma saremo certamente selettivi”.

 

Murdoch, a capo di un impero che vale sul mercato 70 miliardi di dollari, resta al centro dell’attenzione. Il presidente della News Corporation ha dimostrato negli anni la sua grande capacità di cogliere i cambiamenti in atto e reindirizzare la propria business strategy.

Non è un caso  l’acquisto di Dow Jones, dopo mesi e mesi di serrate trattative. Grazie a questo acquisto, infatti, la conglomerata di Murdoch può sfruttare le competenze finanziarie del WSJ per migliorare la qualità dei programmi di Fox Business Network e insidiare così il primato di Cnbc nel campo dell’informazione economica.

Il nuova canale Fox sfida la Cnbc sul suo stesso terreno, ed è chiaro che le possibili sinergie con il Wall Street Journal la trasformano in un avversario ancora più temibile, che il prestigio delle firme del NYT potranno forse contrastare più efficacemente.

 

Questo spiega anche perché il noto giornale americano ha stretto una forte alleanza con la Cnbc.

Il progetto consentirà alle due società di condividere, in parte, la loro offerta di editoriali e programmi televisivi.

Il NYT trasmetterà nella sua pagina online alcuni video realizzati da Cnbc, mentre l’emittente specializzata nel settore finanziario potrà ospitare nelle sue trasmissioni una serie di editoriali firmati dal quotidiano.

 

La battaglia sarà dura, perché l’obiettivo del magnate australiano è quello di spodestare il NYT dal ruolo di unico quotidiano di interesse nazionale capace di influenzare le élite del paese, la politica, i network televisivi, i giornali locali e il resto del mondo.

 

 

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