Riforma cinema e audiovisivo: Camiglieri (Sky), ‘Il Ddl Colasio-Franco rappresenta un danno serio per il mercato italiano’

di Raffaella Natale |

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La riforma del cinema è uno degli argomenti più caldi di questa già torrida estate. Al centro del dibattito le diverse proposte. Nel merito è intervenuto il direttore della Comunicazione di Sky Italia, Tullio Camiglieri, che ha commentato la proposta di legge Colasio-Franco.

“…Il progetto di legge Colasio – ha commentato Camiglieri – se mai dovesse passare, rappresenterebbe un danno serio per il cinema italiano. Fortunatamente buona parte della maggioranza ha preso le distanze, capendo che il cinema italiano non si rilancia imponendo nuove tasse, che inevitabilmente andrebbero a colpire le famiglie”.

Per il manager della Pay TV, “…servono misure forti di defiscalizzazione del costo del lavoro, di tax shelter che renda disponibili, come è accaduto in altri paesi, nuove risorse economiche e nuovi investimenti. Occorre facilitare l’accesso al credito, investire sulla formazione. L’Italia può aver bisogno di molte cose, certamente non di nuove tasse”.

 

Dalla sua, Andrea Colasio ha spiegato: “…La nostra proposta è collaborativa e negoziale. E’ la prima volta che si affronta in modo così sistemico e coerente un’ipotesi di riforma per restituire al nostro cinema l’importanza che merita all’Italia e all’estero”.

Colasio è deputato e responsabile per la Margherita del settore Cultura, Vittoria Franco è presidente della Commissione Cultura del Senato.

La proposta Colasio-Franco , sottoscritta, fra gli altri, dai presidenti dei gruppi dell’Ulivo al Senato e alla Camera Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, è stata discussa negli scorsi mesi con le associazioni di produttori, autori, registi, esercenti e con il Movimento dei Centoautori.

 

“…Molte delle loro richieste – ha aggiunto Colasio – hanno trovato risposta nel testo”. Uno dei punti principali del progetto di legge è l’istituzione di un Centro nazionale per il Cinema e l’audiovisivo (sul modello francese), che gestisca in maniera unitaria tutti gli interventi pubblici per il settore.

 

“…La rosa dei membri del Cda, sarà indicata dalle associazioni di settore, oltre che dai ministri competenti”, ha spiegato Vittoria Franco. Fra gli altri provvedimenti ci sono: il tax shelter; le norme antitrust con l’introduzione di regole per negoziazioni eque nella cessione dei diritti delle opere tra produttori e operatori della comunicazione; gli obblighi di programmazione delle emittenti televisive per la promozione delle opere europee.

 

Le maggiori perplessità alcuni operatori (fra cui Sky, i provider, Univideo e l’Agis) le hanno espresse riguardo la tassa di scopo, cioè un prelievo dai fatturati dei vari soggetti della filiera, da utilizzare come nuova forma di finanziamento per il cinema.

 

“…Non è vero che la tassa di scopo non la vuole nessuno – ha precisato Colasio – visto che sono favorevoli ad esempio i Centoautori, l’Anica e l’Api. E’ stata formulata in una forma negoziale e contrattuale, ci sarà tempo per confrontarci e discuterne”.

 

Vittoria Franco ha aggiunto che riguardo al quantum che dovrà corrispondere ogni soggetto “abbiamo dato delega al governo, affinché stabilisca le quote. Sui tempi – ha concluso il presidente della commissione Cultura del Senato – prevediamo che dopo l’approvazione della legge in circa un anno vengano decise”.

 

Il presidente dell’Agis ( Associazione generale italiana dello spettacolo), Alberto Francesconi, ha bocciato le due proposte di riforma del cinema avanzate dall’Ulivo e da Rifondazione Comunista.

Francesconi ha spiegato: “…La tassa di scopo proposta dalla senatrice Franco dell’Ulivo e dall’onorevole Colasio della Margherita nel nostro Paese è irrealizzabile”. Così come la proposta di un’Agenzia nazionale del cinema sul modello francese.

“…Un modello non è esportabile tout court in Italia. Qui non funzionerebbe, perché non c’è una distinzione netta tra burocrazia e politica. Di questo occorre prenderne atto”.

Anche la proposta di legge di riforma del cinema proposta da Rifondazione Comunista suscita la perplessità del presidente dell’Agis, fatta eccezione per l’Iva che: “per il cinema dovrebbe essere portata al 4 per cento“.

 

Francesconi ha anche aggiunto: “…Sono per un finanziamento diretto dello Stato prevalentemente orientato alla ricerca e alla scoperta di nuovi talenti. Tutto il resto delle risorse dovrebbe andare a sostenere meccanismi automatici che erogano premi per chi realizza incassi al botteghino o che intervengono per crediti d’imposta e per facilitare chi investe nel mondo del cinema”.

 

 

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