Caso Telecom: troppe intromissioni politiche e Mediaset resta a osservare

di Raffaella Natale |

Ormai ridimensionato l'approccio industriale, pesano come macigni i nodi finanziari. Ma la politica rischia di produrre una tempesta di sabbia sull'intera vicenda

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Telecom Italia

Acque ancora agitate intorno al caso Telecom Italia. Da New York il premier ha fatto sapere che domani non sarà presente al dibattito al Senato, ma ci sarà solo alla Camera il prossimo 28 settembre.

“Il presidente del Consiglio – ha detto Romano Prodi – non va a due rami del Parlamento. La Camera mi ha chiesto di andare il 28, è stato stabilito il 28 e vado il 28. Domani andrà un rappresentante del governo”.

 

Intanto stamani si è svolto l’incontro con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il Garante rassicura sul caso Telecom: “I nostri interventi per le Tlc sono e saranno sempre ispirati alla tutela della Concorrenza e degli utenti, con la massima attenzione per l’evoluzione tecnologica e la convergenza”.

Poco dopo la fine dell’incontro con i nuovi vertici del gruppo di Tlc, il presidente Guido Rossi, l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero, il responsabile delle relazioni istituzionali Riccardo Perissich, il numero uno del Garante, Corrado Calabrò, affida a una nota il suo messaggio. Le due parti, hanno deciso di avviare un confronto “sul miglioramento della trasparenza delle condizioni di accesso alla rete fissa”.

 

Per quanto riguarda il miglioramento della trasparenza delle condizioni di accesso alla rete fissa, l’Agcom e Telecom “…hanno condiviso di intraprendere un confronto sul percorso da sviluppare, finalizzato – nell’ambito della competenza istituzionale dell’Autorità – a una modulazione degli impegni e delle condizioni regolamentari, con salvaguardia del contesto concorrenziale. Si tratta di un percorso complesso e articolato che richiederà i tempi necessari“.

 

Guido Rossi, ha sottolineato – secondo quanto si legge nella nota dell’Autorità stessa – “l’importanza di un rapporto costante con l’Autorità in un clima di serenità e sulla base di una approfondita e trasparente informazione“.

 

Varie le posizioni intorno al caso che, nel giro di poche settimana, ha assunto i contorni di un caso internazionale che attraverso il mondo finanziario e politico.

 

Dalle pagine di Repubblica, l’ex commissario Ue, Mario Monti, lancia la sua provocazione: il Governo sbaglia, meglio un’impresa in mani estere ma efficiente. Il “dirigismo” alla francese non funziona. Pronta la replica dall’ala più estrema della maggioranza: “La ricetta di Monti nelle Tlc non è quella giusta. La ricetta che propone Monti non è a nostro avviso applicabile in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni” ha commentato Marco Rizzo, del Pdci. “In questo difficilissimo contesto internazionale – spiega Rizzo – non crediamo opportuno che cosiddetti gioielli di famiglia vengano ceduti e finiscano potenzialmente in mano a chiunque”.

 

Adesso gli occhi del mercato sono puntati sulle mosse del mercato media. Specie dopo che un portavoce della News Corp ha confermato che il gruppo non è più in trattative con Telecom Italia. Lo stesso Rupert Murdoch fa sapere che News Corp preferisce mantenere indipendente la sua società di Tv satellitare Sky Italia, pur confermando che la sua compagnia aveva avviato una trattativa con Telecom Italia.

“Avevamo dei colloqui in corso – spiega Murdoch – ci siamo entrati dentro ma riteniamo che è meglio restare indipendenti”.

Murdoch, tuttavia, non esclude del tutto la possibilità di uno scorporo di Sky Italia “per motivi politici“.

“Ci saremmo sentiti meglio – riconosce – con degli azionisti italiani“.

 

Secondo indiscrezioni, nel famoso incontro tra Murdoch e Tronchetti Provera al largo delle acque dell’Egeo, il tycoon australiano ha tentato l’approccio diretto, chiedendo se l’allora presidente di Telecom fosse disposto a valutare Sky Italia ben 6 miliardi di euro. Cifra che avrebbe portato  la News Corp a entrare nel capitale di Olimpia. Ma la cosa non è sembrata fattibile a Tronchetti Provera.

Sky Italia ha infatti circa 3,7 milioni di abbonati per un fatturato di circa 1,7 miliardi con un conto economico che si sta avvicinando al pareggio. Valutare Sky Italia 6 miliardi avrebbe creato qualche problema con i piccoli azionisti e gli investitori istituzionali presenti nel capitale Telecom, mentre l’azionista di riferimento, Olimpia, avrebbe beneficiato dell’apporto di un nuovo socio e cristallizzato il valore di 4,2 euro a cui sono iscritte in bilancio le azioni Telecom.

E molti analisti nutrono dubbi anche sul fatto che Telecom, con annessa Sky Italia, avrebbe potuto essere a quel punto trattata con i multipli di Borsa più generosi che vengono attribuiti a una media company.

 

Nel frattempo Mediaset sta ad osservare i movimenti in atto. Giuliano Adreani mostra disponibilità e interesse verso i movimenti di Telecom Italia.

Anche se cautamente commenta: “Nessun accordo in vista e nessuna trattativa. Con Telecom siamo sempre stati in ottimi rapporti: è un grande investitore pubblicitario sulle nostre reti e c’è un’intesa per lo sviluppo del DVB-H, la Tv sui telefonini. Ma è tutto qui. Certo, dal punto di vista del business Telecom e Mediaset sono molto vicine: la tv e internet si stanno sempre più avvicinando come in un grande abbraccio. Ed è per questo che guardiamo con grande attenzione a quello che sta succedendo”.

 

Tutto qui? C’è già chi non ci giurerebbe.

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