Digital divide: lentamente si riduce il gap tra Paesi, crescono allo stesso modo le connessioni Internet

di Raffaella Natale |

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Digital Divide

Grande impegno da parte dei Paesi impegnati nella riduzione del gap digitale. I primi risultati cominciano a essere evidenti e il divario esistente nell’accesso alle nuove tecnologie si sta lentamente colmando. Sono sempre maggiori, infatti, gli abitanti delle nazioni emergenti che accedono a Internet grazie alla telefonia mobile e ai computer.

Uno Studio di International Business Machines (IBM) e dalla divisone Intelligence della rivista britannica The Economist sottolinea che questa riduzione è incoraggiante. Nel 2006, il numero degli utenti Internet ha, infatti, superato il miliardo, a due volte tanto ammontano gli utilizzatori di telefono cellulare mentre gran parte degli indicatori testimoniano un costante progresso da parte di tutti i paesi nell’adozione di tecnologie di business digitali.

 

La valutazione, va precisato, è costruita su 100 criteri quantitativi e valutativi, suddivisi in sei diverse categorie, di diverso peso ponderale: connettività e infrastruttura tecnologica (25%), ambiente di mercato (20%); utilizzo professionale e residenziale (20%), ambiente sociale e culturale (15%), ambiente normativo (15%), servizi digitali di supporto (15%).

La Ricerca evidenzia che “In termini di connessione, i mercati emergenti registrano la maggior parte dei nuovi collegamenti Internet e di nuovi abbonamenti alla telefonia mobile”.

 

Peter Korsten, Direttore della divisione europea dell’Institut for Business Value di IBM, ha dichiarato “Questa è la prima volta che registriamo un piano di parità nel campo delle connessioni tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. Spetta ai governi di trarne vantaggio in campo educativo e in altre iniziative“.

Korsten ha indicato che “Alcune regioni come quelle di Shanghai, in Cina, e Bangalore, in India, hanno approssimativamente lo stesso livello di connessioni Internet e di abbonati alle linee mobili delle nazioni sviluppate”.

Aggiungendo che “E’ la prima volta che si osserva una riduzione a diversi livelli tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo”.

 

Al di là del numero delle connessioni, gli autori dello Studio si sono interessati al ruolo Internet nel miglioramento della produttività e della riduzione dei costi, in particolare per i servizi amministrativi online.

In pratica tutti i Paesi hanno migliorato la loro posizione rispetto allo scorso anno. L’aumento è più evidente nell’ultima parte della classifica che nella prima. Logicamente, lo scarto tra i migliori e gli altri si è ridotto”.

 

La differenza tra la Danimarca, primo Paese al mondo per l’uso di Internet, e l’Azerbaigian, che sta all’ultimo posto, resta enorme con punteggi rispettivi che in decimali sono di 9 e 2,9. Con un risultato del 4,25, l’India si piazza in 53esima posizione e la Cina in 57esima (4,02).

La Svezia, che perde il terzo posto a vantaggio della Svizzera, si ritrova quarta, mentre gli Stati Uniti conservano il loro decimo posto.

 

La Danimarca resta ben salda alla prima posizione per l’alto numero di connessioni a Internet, in termini di collegamenti sicuri su reti wireless, per i servizi bancari e amministrativi accessibili online.

Tra i primi 10 Paesi della classifica, 6 sono europei, con offerte per la banda larga a prezzi più vantaggiosi. Danimarca (1a), Svizzera (3a), Svezia (4a), Regno Unito (5a), Olanda (6a) e Finlandia (7a) – e con le aree nordiche che si confermano al vertice nelle aree della connettività, come la penetrazione della telefonia mobile e l’uso della Rete. Stati Uniti, Australia, Canada e Hong Kong completano il quadro.

 

L’Italia secondo lo Studio ha migliorato il proprio punteggio rispetto al 2005 passando da 6,95 a 7,14, ma è scesa di una posizione, cedendo il 24esimo posto alla Spagna e piazzandosi al 25esimo, davanti a Portogallo, Estonia, Slovenia e Grecia. Il tasso di penetrazione della telefonia mobile aumenta, ma gli accessi Internet su linee fisse non sono sufficientemente disponibili.

 

Lo studio evidenzia anche che i percorsi verso l‘ambiente eBusiness sono multipli: quanti hanno pesanti deficit infrastrutturali – come nei casi di Bulgaria, India e Vietnam – sopperiscono con lo sviluppo delle capacità di outsourcing informatico e, analogamente, qui e in altri paesi in via di sviluppo, l’utilizzo sempre maggiore di software open-source sta allargando l’accesso alle aziende e al settore pubblico alla tecnologia informatica.

Il processo di innovazione appare poi implacabile se è vero che, in molti paesi, le aziende stanno sperimentando nuovi modelli di business e di processi come la VoIP e la IPTV (Internet Protocol Television) mentre nel settore pubblico – gli esempi più ragguardevoli sono in Europa – le iniziative pubblico-privato stanno rendendo i servizi di eGovernment sempre più accessibili ai cittadini.  

Di fatto, come indicano i risultati di quest’anno, tutti i Paesi presi in esame hanno migliorato i propri punteggi rispetto all’anno precedente e i paletti dell’e-readiness iniziano a spostarsi.

 

“Il progresso economico dipende in misura sempre maggiore dalle innovazioni nell’utilizzo della tecnologia – afferma George Pohle, Global Leader, presso l’IBM Institute for Business Value – e quanto più le economie raggiungono l’adozione globale di Internet e delle tecnologie di comunicazione, tanto più la loro competitività futura sarà guidata dalla creazione di nuovi servizi che sfruttano l’infrastruttura”.

 

Economist Intelligence Unit e-readiness rankings, 2006

 

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