Innovazione: Stanca preannuncia agli imprenditori ICT le guidelines per la prossima legislatura

di Raffaella Natale |

Italia


Lucio Stanca

Cinque anni troppo pochi per realizzare appieno la complessa Riforma digitale avviata dal governo Berlusconi. E’ quanto dice il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, promettendo che con la prossima legislatura il piano verrà portato a compimento.

In occasione della presentazione del Piano per l’information technology proposto dall’Aitech-Assinform, Stanca preannuncia le guidelines del governo per quanto riguarda l’innovazione tecnologica.

In particolare, ha spiegato Stanca, “le tre caratteristiche alla base delle linee guida sono la continuità della riforma digitale, la cooperazione tra tutti gli attori dell’innovazione e l’intensità del cambiamento”. L’impegno del governo su questo fronte, secondo il Ministro, si può condensare in uno slogan: “L’Italia digitale sarà un’Italia migliore per i suoi cittadini. Questo è il nostro obiettivo come Governo e questo è il nostro sogno come italiani”.

In tale contesto si innestano le “8 grandi priorità“: lo sviluppo della cultura dell’innovazione; il passaggio dalle infrastruttura ai contenuti digitali; l’accentuazione della Pubblica Amministrazione Digitale; sei grandi programmi digitali; l’impresa Italia; il Sud quale motore di innovazione; l’ICT e il made in Italy; una dimensione internazionale per l’Italia.

Stanca ha poi cercato di dettagliare le 8 priorità, illustrandone l’obiettivo programmatico.

Innanzitutto secondo il Ministro bisogna rafforzare la cultura e l’attitudine all’innovazione degli italiani, promuovendo iniziative rivolte verso tutte le categorie, ma anche introducendo nuovi strumenti per diffondere la cultura dell’innovazione. Stanca parla dell’istituzione di un Osservatorio permanente sul rapporto tra cittadini e innovazione.

Per quanto riguarda le infrastrutture e i contenuti digitali, è necessario procedere con la copertura in banda larga di tutto il territorio nazionale. Sostenere la diffusione della Carta d’Identità Elettronica (CIE) e della Carta Nazionale dei Servizi (CNS) anche per nuovi servizi come il pagamento elettronico. Importante anche la focalizzazione sui contenuti digitali affrontando il “dilemma digitale” (emerso alla recente Conferenza OCSE-MIT di Roma), ossia ricercare il giusto equilibrio tra diffusione dei contenuti e la tutela della proprietà intellettuale nell’era della digitalizzazione. Per Stanca bisogna inoltre rendere disponibili e accessibili a tutti i contenuti della PA in forma digitale.

E proprio per la Pubblica amministrazione è prevista l’attuazione piena e diffusa del Codice della Amministrazione Digitale, in modo da raggiungere, grazie all’innovazione tecnologica, due grandi obbiettivi: l’efficienza e il servizio.

E poi l’organizzazione e la distribuzione di risorse umane ed economiche; la trasformazione dei sistemi amministrativi contabili. Senza dimenticare la PA proattiva, ossia semplificazione degli adempimenti, moduli precompilati per ICI e IRPEF, preavvisi per scadenze.

Tra gli impegni che il governo si assume nell’ambito dell’ICT anche sei grandi programmi digitali.

Scuola: innovazione processi didattici, nuovi contenuti digitali; Salute: digitalizzazione risultati clinici, tele-monitoraggio e tele-consulto; Giustizia e Sicurezza: snellire tempi e costi dei processi, facilitare accesso agli atti, introduzione biometria per identificazione certa; Infomobilità e Logistica: condivisione informazioni; Turismo: potenziamento del Portale Italia.it; Beni Culturali: digitalizzazione patrimonio culturale italiano.

Importante creare un mercato per beni e servizi che stimoli l’innovazione. Prevedere nuove risorse e fondi strutturali alla Ricerca e all’Innovazione, ai centri di eccellenza, all’industria; il programma prevede anche il cambio e assorbimento di nuove conoscenze, il cosiddetto Knowledge Transfer.

La Riforma digitale dovrà considerare il cambiamento dei modelli di finanziamento, oltre all’introduzione di strumenti per nascita e sviluppo di imprese innovative.

Verrà quindi attuata l’Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, già prevista nella finanziaria 2006, sul modello francese.

Ma anche realizzare la norma della finanziaria 2006 per il Distretto come soggetto giuridico e finanziario; continuare a stimolare la crescita dei poli d’eccellenza e poli digitali; superare l’attuale paradigma Innovazione=Ricerca, le grandi invenzioni e il know-how tecnologico non possono rimanere in ambito strettamente universitario.

Stanca prevede anche delle agevolazioni fiscali selettive per chi investe in innovazione.

Il ministro arriva poi a considerare la situazione del Mezzogiorno d’Italia, illustrando gli interventi immediati. Innanzitutto creare opportunità di utilizzo delle professionalità elevate e dei servizi ad alto valore aggiunto, in cui l’ICT è prodotto finale (non solo call center, ma aziende ICT per sviluppo software o outsourcing) o fattore della produzione per servizi professionali (amministrativi, legali, di ingegneria).

Bisognerà poi invertire il saldo degli investimenti in formazione ed educazione del Sud, con l’idea di attrarre dall’esterno risorse specializzate e aziende.

Per sostenere il Made in Italy ecco la ricetta: l’industria ICT italiana dovrà essere aiutata a svilupparsi in modo organico o per aggregazioni, individuando le aree di specializzazione; le aziende italiane devono integrarsi sulla catena del valore, per offrire servizi a valore aggiunto, anziché pura manodopera specializzata nell’ICT.

“L’Italia ha sottolineato il ministro – ha già assunto e manterrà un ruolo da protagonista nel panorama della Società dell’Informazione e dell’eGovernment, sia a livello europeo, che nella cooperazione internazionale.

Obiettivo della prossima legislatura è, quindi, di estendere il ruolo internazionale dell’Italia, creando pensiero e stimolando nuove iniziative.

“Con il nostro aiuto – ha concluso Stanca – le aziende italiane parteciperanno e guideranno i grandi programmi di innovazione europei; le leve saranno: politiche sul riuso, i Centri Servizi Territoriali, la standardizzazione di strumenti e servizi”.

Consulta:

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