La pay tv digitale in Europa: un futuro tra satellite, cavo e rete terrestre

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Europa



di Raffaele Barberio


Il futuro della televisione &#232 digitale.

Come &#232 noto, da qualche anno l¿attenzione di analisti e broadcaster &#232 compiutamente centrato sul passaggio dal tradizionale sistema di diffusione analogico a quello digitale. L¿obiettivo &#232 il cosiddetto switch-off, ovvero il momento in cui non sar&#224 pi&#249 possibile usare i televisori analogici, che rappresenta a tutti gli effetti l¿avvio di una televisione di seconda generazione, fondata su un nuovo standard, internazionalmente condiviso ed applicato a ciascuno dei segmenti che compongono la catena del valore dell¿industria di settore: la produzione, la distribuzione, la ricezione.

La Gran Bretagna &#232 stato il primo Paese in Europa ad impegnarsi in direzione del digitale, fissando qualche anno fa anche la data di definitivo passaggio dall¿analogico al digitale entro il 2006. Ma &#232 anche stato anche il primo Paese a dichiarare la necessit&#224 di far slittare quella scadenza.

Il passaggio da una generazione tecnologica ad un¿altra, con lo switch-off dell¿intero parco dell¿installato, &#232 un¿operazione di enorme complessit&#224. Numerosi altri Paesi europei hanno seguito la Gran Bretagna nel ritocco delle date nazionali di switch-off. L¿Italia &#232 rimasta l¿unico Paese europeo ancorato alla scadenza del 2006, mentre nel resto del continente si indicano date posticipate di 3-5 o addirittura 7 anni. Francamente viene difficile immaginare come l¿Italia possa rispettare la data del 2006 come switch-off dall¿analogico al digitale.

Un recente Rapporto di Screen Digest ha analizzato natura e spessore dello stato di incertezza che sembra regnare nei vari Paesi europei, unitamente allo sviluppo dei servizi digitali di pay television e al ruolo che le attuali piattaforme potrebbero giocare. Le previsioni di crescita o di declino tracciano un interessante quadro differenziato per Paese sia rispetto al ruolo che la pay television pu&#242 giocare a breve termine nel sostenere il lancio della televisione digitale che alla piattaforma tecnologica che prevarr&#224 nel mondo della pay television digitale.

Va detto che per una condivisione di analisi e risultati &#232 necessario definire ci&#242 che si intende effettivamente per pay television.

In alcuni Paesi la distinzione &#232 netta. In Italia o in Gran Bretagna, ad esempio, Rai e Bbc, Itv e Mediaset sono diffusi con modalit&#224 free-to-air, mentre la pay television &#232 offerta da piattaforme satellitari come BSkyB o Sky Italia, o da operatori cavo come Telewest o Fastweb. Le piattaforme di pay television sono direttamente finanziate dal telespettatore attraverso un abbonamento.

I problemi sorgono l&#224 dove la distribuzione prevalente del servizio televisivo viene fatta via cavo.

Paesi come la Germania, la Scandinavia, il Benelux offrono servizi via cavo cosiddetti basic che comprendono numerosi canali finanziati dalla pubblicit&#224 e disponibili free-to-air. In Germania, in particolare, tali servizi vengono offerti in cambio di un piccolo abbonamento.

Pu&#242 essere questo definito come un servizio di pay television?

Naturalmente le opinioni a proposito divergono.

L¿amore per i sofismi potrebbe indurre a ritenere che la segmentazione dl canone di abbonamento versato alle televisioni pubbliche in 12 rate mensili concorrerebbe a definire il servizio da esse offerto come servizi di pay television. Ma il canone rappresenta a tutti gli effetti una forma di finanziamento pubblico per la edizione dei canali e la gestione del servizio.

Parimenti, si potrebbe osservare che un canale televisivo commerciale gi&#224 free-to-air, privo di canone e completamente finanziato dalla pubblicit&#224, come ve ne sono tanti in Europa, pu&#242 far parte contemporaneamente di un¿offerta distribuita via cavo o via satellite, che prevede il pagamento di un piccolo abbonamento mensile.

In questo caso la natura del canale non cambia, ovvero esso non pu&#242, solo per questo, essere classificato come servizio di pay television. Rimane un servizio gratuito, che &#232 anche distribuito come parte di un pacchetto di pay television.

Tuttavia, una definizione per convenzione deve essere assunta e quella che appare come la pi&#249 fondata ritiene che possa essere definito come pay television qualsiasi canale televisivo o pacchetto di canali che comporti il pagamento di un abbonamento mensile.

Ma vi &#232 anche un altro termine sovente usato, e in alcuni casi anche in modo equivoco. E¿ il termine di Premium television, con il quale potremmo semplicemente indicare qualunque canale di pay television sostenuto esclusivamente dall¿abbonamento e con esplicita esclusione della risorsa pubblicitaria.

Naturalmente queste due definizioni profilate per convenzione vanno considerate in relazione alle differenti caratteristiche di mercato della pay television cui si possono applicare queste definizioni in ciascun Paese.

In Europa occidentale, sia pure con forti differenze da Paese a Paese, la penetrazione della pay television digitale raggiunger&#224 il 27,5% entro il 2006, partendo da uno 0,36% del 1996. E¿ un dato apparentemente positivo per i broadcaster commerciali che trasmettono free-to-air. In realt&#224 il loro futuro dipender&#224 molto, Paese per Paese, dalla presenza di altre tecnologie di distribuzione e dal loro grado di diffusione tra i vari pubblici.

Ad esempio, nello stesso decennio per la pay television analogica si prevede una contrazione contenuta dal 33,42% del 1996 al 25,75% del 2006. Il che vuol dire che alla fine del periodo in media una famiglia su due &#232 abbonata a servizi di pay television analogici o digitali.

Se invece, indipendentemente dal pagamento, consideriamo le piattaforme distributive, il cambio di valori premia inequivocabilmente la modalit&#224 da satellite. La DTH passa dal 10,14% del 1996 al 27,73% del 2006, a fronte di una leggera contrazione del cavo (dal 77,24% del 1996 al 66,78% del 2006) e ad un vistoso dimezzamento della modalit&#224 distributiva terrestre (dal 12,62% del 1996 al 6,11% del 2006).

In Italia l¿operazione di merging tra Tele+ e Stream ha aperto una nuova prospettiva nel futuro della pay television digitale da satellite. Sar&#224 infatti questo il segmento di mercato indiscutibilmente prevalente per la televisione a pagamento.

La tradizionale assenza dell¿Italia dal segmento della distribuzione via cavo ha radici antiche, dalle sentenze della Corte Costituzionale di met&#224 anni Settanta che ne impedirono lo sviluppo. Successivamente, nella seconda met&#224 degli anni Novanta, si apr&#236 un ulteriore spiraglio con il lancio del progetto Socrate da parte di Telecom Italia. Ma dopo una fase di avvio non senza polemiche, il progetto fu abbandonato per mancanza di finanziamenti.

Tale condizione ha lasciato aperto il segmento all¿ingresso di un new comer come Fastweb, di propriet&#224 di e.Biscom. Nonostante l¿uso di una piattaforma con protocollo IP, Fastweb sembra essere l¿unico soggetto realmente in grado di assicurare un certo impulso alla distribuzione televisiva via fibbra, ma pur sempre in un contesto nazionale in cui la parte del leone verr&#224 assegnata alla distribuzione da satellite.

Complessivamente, in Italia si prevede una complessiva penetrazione di televisione digitale dell¿ordine del 18% delle famiglie entro il 2006.

In Germania la pay television digitale &#232 stato un disastro senza precedenti. Pur entrando, al pari di altri Paesi, nel mercato della pay television digitale da satellite nel 1996, la Germania ha accusato gli effetti negativi di un insieme combinato di fattori: un eccessivo confronto competitivo tra i soggetti di mercato, una considerevole offerta di canali televisivi gratuiti, un lungo elenco di accordi di spessore continentale annunciati e tutti puntualmente mancati, la discutibile scelta di norme e regolamenti che hanno reso periglioso il mercato televisivo pi&#249 che in qualunque altro Paese europeo. Le vicende che hanno portato al tracollo del gruppo Kirch, sono una chiara testimonianza di quanto detto.

Al momento l¿unico servizio da satellite rimasto, Premiere, mostra segni di ripresa. Ma il mercato del cavo digitale si ritrova immerso nelle stesse problematiche che caratterizzarono alcuni anni fa l¿incerta affermazione della distribuzione digitale. Lo scontro sulla gestione e assegnazione dell¿ultimo miglio ha forzatamente ritardato le operazioni di adeguamento tecnologico dell¿infrastruttura.

Nonostante le straordinarie potenzialit&#224 del mercato, la penetrazione di pay television digitale prevista &#232 del 17% delle unit&#224 abitative entro il 2006. Considerata la prevedibilmente piccola crescita della televisione digitale terrestre (TDT), il mercato della pay television sembra destinata ad essere dominata anche in futuro dalla distribuzione via cavo (alla televisione digitale da satellite &#232 assegnato uno share di appena il 5% del mercato complessivo della pay television).

Con il 35% di penetrazione della pay television digitale, la Gran Bretagna rappresenta oggi il mercato nazionale maggiormente sviluppato. Il successo delle prime iniziative di televisione digitale terrestre non hanno modificato la convinzione che tale servizio debba per il momento rimanere gratuito, il che vuol dire che il suo sviluppo avr&#224 un impatto diretto irrilevante sul trend di crescita della pay television digitale. Al contrario, lo stato di grazia della pay television via cavo e via satellite rappresenter&#224 una significativa contribuzione alla conversione al digitale del Paese.

In Gran Bretagna le previsioni sulla pay television digitale indicano una crescita sino al 50% delle unit&#224 abitative entro il 2006 (con uno share del segmento satellitare del 66%).

La Francia presenta un quadro pi&#249 articolato. Ha due operatori di televisione digitale da satellite con distinte piattaforme (Canal Satellite e TPS), un significativo, pur frammentato, mercato della distribuzione via cavo, infine una consistente base di abbonati ai servizi analogici terrestri a pagamento. La Francia ha spostato il lancio della televisione digitale terrestre dal 2002 al 2003. La distribuzione via cavo e fortemente caratterizzata da infrastruttura analogica. Nonostante un rallentamento temporaneo nella crescita complessiva della pay television, nel periodo 2002-2006 &#232 previsto un raddoppio della penetrazione della Tv digitale a pagamento, sino ad un 33% delle unit&#224 abitative.

Se si considera il mercato della tv a pagamento nel suo complesso, satellite e cavo sono destinate ad avere uno share pari al 40% ciascuno, con il rimanente 20% coperto dalla modalit&#224 di distribuzione terrestre (ivi compresi i servizi analogici).

Quanto sin qui riportato indica come le strade che abbiamo davanti e le opzioni possibili non siano per niente scontate.

Incertezze di mercato e sovrapposizioni di modalit&#224 distributive impongono al sistema televisivo nel suo complesso l¿esigenza di una riflessione ampia, che permetta ai broadcaster di ripensare modelli di business e piani di sviluppo ed ai decisori di formulare quadri normativi che siano in linea con i livelli minimi di percorribilit&#224.

La partita è aperta, le variabili sono tante e nel frattempo è utile continuare a discuterne.

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