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5G in Italia al palo? Un freno anche per l’Intelligenza Artificiale

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Il 5G in Italia non avanza. Gli operatori, pur avendo speso nel 2018 6,5 miliardi in un’asta con base 2,5 miliardi, usano le frequenze 5G dai siti 4G e senza passare al vero 5G, quello standalone (autonomo e indipendente dal 4G). Restano quindi ben ancorati al 5G non-standalone, che si deve appoggiare ancora al 4G, perché non hanno interesse ai servizi verticali 5G. Non è il loro mestiere, e non possono dunque prevedere nei loro Business Plan i ritorni che finanzino l’infrastruttura.

Il quadro non è dei migliori per il 5G in Italia

Le frequenze 5G (mid-band) dai siti 4G implicano maggiori potenze di apparato e dunque soglie elettromagnetiche più alte.

Gli operatori in questa fase si accontentano del 5G non-standsalone anche perché negli ultimi anni non si sono sviluppati verticali particolarmente remunerativi. I verticali non sono il mestiere delle telco.

Cosa si potrebbe fare?

Ormai non si parla quasi più di 5G

Il flop delle telco in Italia, in termini di contrazione del fatturato, è un problema che si riflette sui mancati investimenti in nuove reti 5G. Le telco sono in crisi, e se lo dicono loro stesse, come attestato da Massimo Sarmi presidente di Asstel e dallo stesso ad di Tim Pietro Labriola.

Quanto detto da Labriola da Sarmi è la verità: gli operatori non reggono più.

E allora?

Ci dobbiamo accontentare del 4G?

Le telco sono in crisi e quindi dobbiamo rinunciare al 5G in Italia?

Al momento pare di sì.

Ma fino a quando?

Fino a quando qualcuno avrà bisogno del 5G per il suo servizio.   

Eppure, poche settimane fa gli operatori hanno incassato una vittoria sul via libera del Governo all’innalzamento dei limiti elettromagnetici, che passeranno da 6 v/m a 15 v/m, come prevede l’emendamento al Dl Concorrenza.

Una vittoria di Pirro?

Può darsi, anche perché da più parti si sono levate voci secondo cui l’aumento è timido e ci vorrebbe più coraggio. Ma per il momento non se ne farà nulla per molto tempo. Il Governo ha fatto il suo.

C’è però un piccolo particolare. Se è vero che mancano meno di 5 anni alla nuova era dell’Intelligenza Artificiale generativa (AGI), e i robot andranno liberamente in giro per strada, il 5G e/o il 6G serviranno eccome.

Piuttosto, il 15 dicembre finisce la conferenza mondiale dell’ITU (Onu), il WRC a Dubai sulle nuove politiche per lo spettro radio. Al momento, non sono ancora uscite novità di rilievo dalla conferenza di Dubai, al di là di alcune frequenze dedicate al volo.

Satelliti e droni la faranno sempre più da padroni

Probabile.

Di certo, a Dubai si dovrò sciogliere il nodo del 6GHz: WiFi next generation o 5G? E questo dimostra che l’interesse sulle frequenze esiste eccome. Ma di certo non potranno essere messe sulle antenne 4G che sono iper utilizzate e sature.

C’è poi, sullo sfondo, il rinnovato protagonismo dei satelliti in ottica non soltanto militare ma anche di connettività soprattutto anti digital divide.

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