Consolidamento

Wind-3 Italia, primo riscontro dell’Antitrust Ue l’11 marzo

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L’Antitrust Ue si pronuncerà entro un mese sulla fusione che ridurrebbe il numero di operatori italiani da 4 a 3. Primo step in vista della valutazione finale

L’Antitrust Ue deciderà il prossimo 11 marzo se consentire a Ck Hutchison HoldingsVimpelcom di unire le loro rispettive controllate italiane 3 Italia e Wind. E’ quanto emerge dall’agenda delle fusioni al vaglio della Commissione Ue e si tratta di un primo step dopo la notifica della fusione per raggiungere la valutazione finale.

L’accordo è sotto la lente delle autorità europee, perché la riduzione degli operatori mobili da 4 a 3 in Italia potrebbe provocare un aumento dei prezzi.

Hutchison, controllata da Li Ka-shing, potrebbe comunque sostenere che la nuova società competerà con altre due di uguale dimensione, Telecom Italia e Vodafone.

LetterOne, il fondo del miliardario russo Mikhail Fridman, detiene il 47,9% dei diritti di voto di Vimpelcom.

La Commissione può decidere di dare il via libera all’accordo, con o senza condizioni, o aprire un’indagine su larga scala in caso di timori sostanziali in termini di concorrenza.

La scorsa settimana, l’antitrust Ue ha ammonito Hutchison, che controlla 3Uk, sui potenziali effetti anti-concorrenziali della sua offerta da 10,3 miliardi di sterline per la britannica O2, controllata da Telefonica, che anche in questo caso riduce il numero di operatori da quattro a tre. Anche l’autorità nazionale Ofcom ha espresso le sue perplessità di fronte all’operazione.

In Francia situazione analoga si potrebbe verificare se dovessero saltare i negoziati in corso fra Orange e Bouygues, anche se in questo caso il merger sarebbe soggetto alle autorità antitrust francesi e non alla Ue.

Operazioni di consolidamento che potrebbero subire una battuta d’arresto, stando almeno a quanto affermato a ottobre dal Commissario antitrust Margrethe Vestager, secondo cui non ci sono prove concrete che la riduzione del numero di operatori sul mercato porti a un aumento degli investimenti. Anzi, per il Commissario è vero il contrario: “alcune ricerche – dice – sembrano indicare che una riduzione del  numero di operatori da 4 a 3 sui mercati mobili nazionali può portare a un aumento dei prezzi per i consumatori ma non a un incremento degli investimenti”.

Wind e 3 Italia sono rispettivamente il terzo e il quarto operatore mobile italiano e dalla loro integrazione nascerà una joint venture con oltre 31 milioni di clienti mobili e 2,8 milioni nel fisso (di cui 2,2 milioni broadband) ed efficienze in termini Capex e Opex  di oltre 5 miliardi di euro.

Stando ai dati Agcom (che fanno riferimento a dicembre 2014), l’operatore nato dall’unione tra Wind e 3 Italia controllerebbe il 33,6% del mercato, andandosi a collocare in testa al mercato mobile italiano prima di Tim (32,2%) e Vodafone (27,1%).

Quanto ai ricavi legati ai servizi mobili, tuttavia, nel 2014 quelli di Wind si sono attestati a 2,98 miliardi, e quelli di 3 Italia a 1,4 miliardi, mentre quelli di Tim sono stati pari a 4,6 miliardi di euro e quelli di Vodafone a 4,4 miliardi di euro. (P.A.)

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