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Vivendi-Mediaset, Telecom o Telefonica il terzo partner che porterà la pace?

Ai piani alti di Vivendi tutto è in fermento. Si sta lavorando a ritmo serrato a nuovi progetti. Dopo una prima battuta d’arresto, che aveva fatto pensare all’intenzione di Vincent Bolloré di accantonare, almeno per il momento, il progetto della media company paneuropea, adesso si riparte.

Il gruppo transalpino seguirà un doppio binario: in Francia gira tutto intorno al rilancio della pay tv Canal+, in Italia, per non restare nello stato di stallo, vista la controversia con Mediaset, si è deciso di puntare tutto sull’Iptv.

Entrambe le vie hanno però in comune il passaggio per le telco.

In Francia, infatti, la modalità d’azione prevede pacchetti più vantaggiosi per i clienti con prezzi più accessibili e accordi con gli operatori tlc, si è già partiti con Orange, per offrire soluzioni quad play.

In Italia Vivendi è l’azionista di maggioranza di Telecom Italia e conviene puntare tutto sull’Iptv.

Necessario per sciogliere anche i nodi con Mediaset.

Il Ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha mostrato segnali di apertura verso il Biscione, indicando che non è indispensabile al progetto francese di creare un operatore latino, ha però aggiunto “ma mai dire mai”.

Le parole del Ceo non incantano Mediaset.

Il Cfo Marco Giordani ha dichiarato al Sole24Ore: “Le dichiarazioni del Ceo di Vivendi che da due mesi si dice pubblicamente interessato a un accordo con Mediaset sono poco verosimili…Un accordo c’è già, basterebbe rispettarlo”.

Ma Vivendi quell’accordo siglato lo scorso aprile non intende rispettarlo.

I dati di Premium hanno evidenziato uno stato di criticità grave con impossibilità di raggiungere il break-even ipotizzato da Mediaset nel 2018.

La prossima settimana dovrebbe esserci un Cda del gruppo italiano che dovrebbe votare nuovi provvedimenti.

Si deciderà forse il provvedimento d’urgenza sul caso Premium visto che la prima udienza è stata fissata a marzo 2017 e con l’asta della Champions League ormai alle porte occorre trovare prima una possibile intesa.

Riusciranno ad accordarsi?

Stando alle indiscrezioni riportate da MF, sì. Le due aziende potrebbe definire un accordo di massima, ridefinendo i piani di Premium.

Si sposterebbe al 2020 il termine per il raggiungimento del pareggio, portando l’attenzione sulle potenzialità offerte dall’Iptv (sfruttando quindi le reti di Telecom), e si ridefinirebbero le quote.

Inizialmente Vivendi avrebbe dovuto rilevare totalmente Premium (eccetto la quota dell’11% circa in mano a Telefonica), a luglio ha poi deciso di far saltare l’intesa proponendo di acquistare solo il 20% della pay tv e salire in tre anni a una quota di circa il 15% in Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile.

Mediaset ha detto no e ha trascinato Vivendi in tribunale chiedendo un risarcimento di circa 1,5 miliardi di euro.

Le cose adesso potrebbero trovare una diversa soluzione.

A entrambe le aziende non conviene impantanarsi in un processo lungo e tortuoso che potrebbe compromettere i loro piani industriali.

Secondo fonti sentite da MF, le due parti starebbero valutando un’alternativa che prevedrebbe: la redistribuzione delle partecipazioni in Premium in capo a Mediaset e Vivendi, con la conseguente ricerca di un terzo partner, e la quota di capitale che i francesi vorrebbero ottenere dal broadcaster italiano.

Le quote verrebbero così divise in tre parti. Mediaset e Vivendi circa il 40% ciascuno, il resto a un terzo socio.

Chi potrebbe essere?

Sky ha smentito d’essere in lizza.

Telecom Italia sarebbe quello più logico dal punto di vista industriale, ma si è detto non interessato anche se i dubbi restano visto che pare si sia anche informato presso l’Antitrust su eventuali problemi di concentrazione.

Qualcuno parla di un partner finanziario come un fondo d’investimento estero, magari mediorientale.

Potrebbe esserci un ritorno in pista di Al Jazeera che tempo fa aveva manifestato interesse per Premium, partecipando alla fase di due diligence?

E se fosse Telefonica?

L’operatore spagnolo potrebbe allargare la propria quota fino al 20% e diventare un socio più importante.

E’ possibile?

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