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Vivendi-Mediaset, ufficializzato l’accordo. Ecco come cambierà il mercato Ue della tv

Vivendi - Mediaset

Vivendi - Mediaset

Accordo fatto tra Mediaset e Vivendi. Dopo settimane di indiscrezioni stasera alla chiusura dei mercati è stato ufficializzato l’accordo che, come anticipato, prevede uno scambio azionario del 3,5% tra le due aziende.

Visto il differente valore delle due quote – Vivendi ha una capitalizzazione di mercato di circa 25 miliardi di euro mentre Mediaset poco più di 4 miliardi – l’intesa comprende anche il passaggio dell’89% della pay tv Premium in mano al Biscione alla compagnia guidata da Vincent Bolloré.

Successivamente Vivendi acquisirebbe anche l’11% controllato da Telefonica con l’intenzione di proseguire nel progetto di creare una media company globale.

Il 100% di Premium in questo accordo viene valorizzato circa 756 milioni di euro ma porta con sé, oltre alla parte finanziaria, un progetto strategico e industriale.

Il closing dell’operazione, annuncia Vivendi, entro settembre.

L’accordo prevede un periodo lockup reciproco di tre anni. Vivendi non potrà superare 5% Mediaset.

Le due aziende, al momento, non avranno posti nei rispettivi Cda. L’intesa, spiega il vicepresidente e Ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, non è il primo passo per l’uscita della sua famiglia dal mercato dei media.

L’accordo tra Mediaset e Vivendi si sviluppa su tre livelli: pay tv; produzione di contenuti su scala internazionale; piattaforma paneuropea per contenuti on-demand in streaming.

La mission: creare un polo europeo in grado di competere con i grandi broadcaster e i newcomers.

Secondo Bloomberg, l’obiettivo di Vivendi, che già possiede la pay tv francese Canal+ ed è il principale azionista di Telecom Italia con una quota del 24,9%, è quello di concorrere con Sky Europe che fa capo al magnate dei media Rupert Murdoch.

L’accordo, si legge nella nota del gruppo francese, “conferma la volontà di Vivendi di costruire un asse forte di sviluppo in Europa del sud, un mercato con radici e cultura vicine alle sue. La presenza significativa di Mediaset in Italia e in Spagna, attraverso canali generalisti e tematici gratuiti e a pagamento, rappresenta una tappa importante nella concretizzazione di questa strategia”. Sul fronte della pay tv, in particolare, Vivendi “con Mediaset Premium amplia in modo significativo la sua presenza in Europa, portando la sua base di abbonati totale a oltre 13 milioni, in un mercato italiano che offre importanti prospettive di crescita”.

“Questo investimento dimostra una volta di più il nostro impegno e i nostri stretti legami con l’Italia: la conferma della nostra strategia, sempre dichiarata, di creare un gruppo paneuropeo leader nel settore media e nella produzione di contenuti”, ha commentato il Ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine.

Berlusconi Jr commenta: “Avevamo avuto un’offerta da un concorrente satellitare di Premium, chiaramente in termini di opportunità strategica questa è l’opzione che abbiamo ritenuto molto, molto migliore“.

“Lo dico, non solo, perché Sky per una volta si troverà un concorrente e questa cosa vale non solo per il mercato della tv ma per l’Italia in generale“, aggiunge Pier Silvio Berlusconi. “Noi rimarremo in gioco nella pay” perché continueremo – prosegue il vicepresidente di Mediaset – per essere produttori ed editori dei canali non calcio: è un’attività che vorremmo provare a fare in maniera più convinta, magari anche non solo in Italia. Ma sono solo – precisa – ambizioni“.

L’annuncio era molto atteso dal mercato perché modificherà gli attuali equilibri dell’audiovisivo. Ma come?

Vivendi punta a Spagna e America Latina

Intanto Vivendi è già da tempo in azione con una vasta campagna di shopping nei contenuti e potenti incursioni nei videogame.

E’ dei giorni scorsi l’annuncio della riorganizzazione di tutta l’attività di produzione che gravita intorno a Canal+. Ha anche lanciato il servizio per il mobile Studio+, disponibile da settembre in una ventina di Paesi europei e latinoamericani in collaborazione con degli operatori di tlc.

Sempre questa settimana Canal+ (attraverso la controllata Thema) ha anche comprato Alterna Tv, società di distribuzione di contenuti destinati alla comunità ispanica negli USA, da Eutelsat.

Alterna Tv, con sede a Miami, ha un fatturato di circa 10 milioni di euro e conta 10 milioni di abbonati in America Latina.

Attraverso questa operazione, di cui non si conosce l’ammontare, il gruppo indica che vuole rafforzare la posizione di Canal+ nell’America del Nord.

L’idea di Vivendi potrebbe quindi essere molto chiaramente quella di diventare forte sui mercati dove non c’è Sky.

 

La sfida a Sky

 

La compagnia di Murdoch, primo investitore europeo di contenuti televisivi con 21 milioni di famiglie abbonate in Europa, è presente in Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria.

Vivendi punterebbe a una presenza in Francia, Italia, Spagna e Germania.

In Spagna c’è la pay tv Digital+ controllata da Telefonica mentre Mediaset è presente con la tv generalista Telecinco, la prima tv commerciale del Paese. Ricordiamo anche che Vivendi ha una quota di circa l’1% in Telefonica.

Ci sono insomma tutti gli ingredienti perché questo progetto sia fattibile e questo lo sa bene anche Sky, non a caso nei giorni scorsi l’Ad di Sky Italia, Andrea Zappia, ha dichiarato: “Noi abbiamo già fatto l’integrazione tra le nostre attività in Europa, è normale che altri vadano verso un’alleanza internazionale”.

A dare infatti il calcio d’avvio al processo di consolidamento nel Vecchio Continente è stata proprio Sky quando nel luglio del 2014 ha annunciato la nascita di Sky Europe, dando vista a un colosso paneuropeo della tv a pagamento. Una manovra definita dagli analisti la più importante in 25 anni della sua storia.

Per competere con un big come Sky, Vivendi e Mediaset sono ben consapevoli che devono varcare i confini nazionali, dove finora restano relegate le loro pay tv.

Canal+ e Premium hanno evidenti difficoltà a raccogliere nuovi abbonati. Premium ha 2 milioni di clienti, la metà di Sky Italia.

L’operazione tra i due gruppi permetterebbe di aspirare al mercato europeo, a rafforzarsi nella distribuzione e produzione di contenuti originali, ma anche a potenziare le offerte di servizi in streaming.

Ecco perché Vivendi procede nell’acquisizione di società di produzione e stringe accordi con gli operatori tlc per poter sfruttare la loro fibra per la distribuzione di contenuti.

La minaccia di Netflix

 

In questo campo c’è poi l’altro grande competitor con cui fare i conti, Netflix.

Secondo i rumors l’intesa tra Vivendi e Mediaset prevede anche la creazione di una piattaforma OTT in cui confluirebbero i servizi streaming delle due aziende (Infinity Italia e Infinity Espana e da parte di Vivendi il servizio tedesco Watchever).

Netflix, sbarcato in Italia il 22 ottobre, ha da poco raggiunto la soglia dei 75 milioni di clienti su scala globale, mentre in Europa gli utenti salgono di 4 milioni.

Nel nostro paese il mercato dello streaming è già abbastanza competitivo: da Sky online a Infinity di Mediaset, passando per TimVision di Telecom Italia, Chili Tv, Google Play, sono ormai tanti i servizi che offrono contenuti online.

Netflix prevede anche di sbarcare in altri 130 Paesi portando così la propria presenza in 190 Stati tra i quali India, Pakistan, Russia, Turchia, Bulgaria, Sud Africa, Israele e Corea del Sud. Sta anche trattando con la Cina dove però, come ha commentato il Ceo Reed Hastings, si procede a rilento: “Stiamo lavorando, ci sono incertezze”.

A tutto questo bisogna aggiungere anche i 5 miliardi di dollari di investimenti che l’azienda intende realizzare nel 2016 per le produzioni originali, raddoppiando anche quelle per famiglie e bambini.

Una bella sfida per Bolloré di cui però ormai tutti abbiamo imparato a conoscere la grande determinazione. Sicuramente, se l’accordo con Mediaset dovesse andare in porto, lo scenario cambierebbe e Sky e Netflix dovrebbero fare i conti con la discesa in campo nuovo e grande player, potente nei contenuti quanto sul mercato tlc.

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